Beni culturali. Non sono cinquantatré ma molti di più i pezzi trafugati illegalmente dall'Italia nel museo LA FACCENDA dei beni archeologici trafugati dal nostro Paese, e finiti assai spesso in importanti musei americani, si fa sempre più imponente, sempre più complicata. Oggi, il nuovo ministro dei Beni culturali, il vicepremier Francesco Rutelli. riceverà, a Roma, Michael Brand, il direttore del Getty Museum; finora, dall'istituto californiano, l'Italia reclamava la restituzione di 53 pezzi, scavati di frodo in Italia ed esportati clandestinamente dal Paese, tra cui la famosa Venere di Morgantina, immenso calcare del V secolo a.C. che proviene da Aidone, in provincia di Enna, e un non meno celebre bronzo di Lisippo, III secolo a.C, 200 chili di peso, trovato in mare al largo di Fano, nel 1964. Ma ora si viene a sapere, lo racconta il Los Angeles Times, che una revisione interna compiuta nel museo ha rivelato come gli oggetti greci, romani ed etruschi acquistati da quanto meno sospetti venditori, aumenterebbero di 350 unità: vasi, urne, statue e sculture. Per un valore assai superiore ai 48 milioni di dollari che era indicato per i 52 pezzi già da restituire: una somma che s'aggira sui 100 milioni di dollari, quasi 90 dei nostri euro attuali; sui 170 miliardi delle vecchie lire. E il bello è che questa "lievitazione" non riguarda solo il Getty: negli incontri tra il team italiano che si occupa di queste vicende (e che ha ottenuto la massima fiducia proprio dal nuovo Ministro), e i delegati del Museo di Boston, che si sono svolti tre settimane or sono, è scaturito che quel museo deterrebbe oltre 300 pezzi "irregolari", giusto per usare un eufemismo. D'altronde, quell'istituzione era uno dei clienti privilegiati di Robert Hetch, attualmente sotto processo a Roma, con l'ex curator del Getty Marion True: un'udienza è anzi prevista proprio per dopodomani. Come si sa, nelle pieghe del processo si è inserito un accordo con il Metropolitan Museum di New York, che ha accettato, tra l'altro, di restituire 21 pezzi discussi, tra cui il famoso Cratere di Eufronio acquistato nel 1974 per un milione di dollari, proprio da Hetch; mentre invece buona parte degli oggetti oggi al Getty proverrebbe, dopo alcune opportune "triangolazioni", da Giacomo Medici, condannato, in primo grado, a 10 anni di carcere e al risarcimento di 10 milioni di euro per i danni apportati al patrimonio dello Stato. E ora dal Getty si attende la stipula d'un accordo non molto diverso da quello siglato da Philippe de Montebello per il Metropolitan, e che prevede restituzioni dilazionate, la possibilità di ulteriori prestiti a lungo termine, perfino il permesso di compiere scavi scientifici nella Penisola. Il Getty ha da poco riaperto, dopo decenni di restauri, la sede storica, creata a imitazione della "Villa dei papiri" di Ercolano, in cui espone i suoi maggiori capolavori; dei 2.500 che formano la collezione, la metà sono considerati degni d'essere offerti all'occhio dei visitatori; ma oltre 400, dopo le ultime analisi, soggetti a ritorni forzati nei Paesi da dove sono stati truffaldinamente prelevati. Buona parte di loro, provengono proprio dall'Italia: ci sono pure una leikanis, grande bacile marmoreo votivo, unico esempio di tinta gialla antica nelle scene che vi sono dipinte, con soggetti della Guerra di Troia. E un'altra scultura, che è composta da due grifoni marmorei del IV secolo, intenti a sbranare un'antilope, ed attualmente attende i visitatori all'uscita dell'ascensore, al secondo piano. Ma su questo oggetto, bisogna fare un discorso particolare; per cui, ne parleremo un'altra volta: vale davvero la pena.
Getty, 400 le opere da restituire
Il ministro dei Beni culturali, Francesco Rutelli, riceverà il direttore del Getty Museum, Michael Brand, a Roma. Il Getty Museum ha rivelato di avere oltre 350 pezzi di arte antica, acquistati da venditori sospetti, con un valore stimato di oltre 100 milioni di dollari. Il museo detiene oltre 300 pezzi "irregolari", tra cui la Venere di Morgantina e il bronzo di Lisippo. Il Getty ha già siglato un accordo con il Metropolitan Museum di New York, che ha accettato di restituire 21 pezzi, tra cui il Cratere di Eufronio. Si attende un accordo simile con il Getty, che prevede restituzioni dilazionate e la possibilità di ulteriori prestiti a lungo termine.
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