"Questa è una svendita di beni pubblici". La Cisl chiede alla giunta di bloccare tutto Ambientalisti sollecitano molte correzioni. Il sindacato: "Nessuna tutela per i lavoratori del Parco geominerario". CAGLIARI. Anche la Cisl chiede alla Regione di bloccare il bando di gara (la scadenza è al 3 luglio) per la vendita dei beni minerari del Sulcis-Iglesiente a fini turistico-immobiliari. Unendosi ad altre critiche (Mauro Pili aveva parlato di "regali ai soliti amici", riferendosi al volo in elicottero di Renato Soru con possibili acquirenti e al recente incontro, a gara in corso, con Tom Barrack, uno dei principali interessati), il vertice del sindacato ha annunciato una serie di iniziative di protesta anche nel territorio. Due associazioni ambientaliste sollecitano molte modifiche al bando. La denuncia e le iniziative della Cisl. In una conferenza stampa tutto il vertice del sindacato guidato da Mario Medde ha denunciato la "politica delle svendite" da parte della giunta e ha annunciato alcune iniziative che nelle prossime settimane "vedranno coinvolti i lavoratori, le comunità interessate e le rappresentanze politiche e sociali" per chiedere a Renato Soru l'apertura di un tavolo di confronto. "Questo è un progetto di cartolarizzazione - ha tuonato Medde - qui si vende per fare cassa, con un'azione che ricorda quelle del ministro Tremonti che il Centrosinistra ha sempre criticato e che il sindacato critica ancora. Non siamo stati neanche informati sulle intenzioni della Regione e non capiamo tutta questa fretta. La scadenza per la presentazione delle domande, infatti, è fissata per il 3 luglio, praticamente domani. Siamo contrari alla vendita del patrimonio, ma non all'obiettivo di valorizzare le aree ai fini produttivi, specie sul versante turistico che la Cisl condivide e incoraggia. La definizione del bando e il suo contenuto sono stati adottati dall'amministrazione regionale in totale solitudine". Medde ha ricordato che la base d'asta è di 32,520 milioni di euro per Masua e di 11 milioni per Ingurtosu. Cifre definite irrisorie, considerato il grande valore di quei territori. "La Regione - ha aggiunto Antonello Corda, segretario del Sulcis-Iglesiente - non ha pensato a che fine faranno gli 830 lavoratori attualmente impegnati nel Parco Geominerario. Inoltre quelle aree devono essere ancora bonificate, l'opera è appena al 25 per cento". Giovanni Matta, della segreteria regionale, ha ricordato come "nel 1998 questo territorio è stato proclamato dall'Unesco patrimonio dell'umanità", mentre il segretario territoriale Sulcis-Iglesiente, Fabio Enne, ha puntato il dito contro il Presidente della Regione: "Sembra che il suo unico pensiero sia la fretta di liberarsi dal bilancio dei 40 milioni di euro l'anno per l'Igea e dei 10 di Palmas Cave, senza considerare la sorte di quegli 80 lavoratori che dovevano confluire nell'Igea e che sono stati invece messi in mobilità dalla Regione". La Cisl ha inoltre rilevato una "incompatibilità" fra i contenuti del bando di gara e quelli dello statuto del Parco Gemonierario e del decreto ministeriale che ne ha sancito la nascita e che "escludono un utilizzo dei terreni che possa incidere sullo sviluppo morfologico dell'area". La richiesta formale degli ambientalisti. Paolo Fiori (Amici della Terra) e Stefano Deliperi (Gruppo di intervento giuridico) hanno inoltrato al presidente Soru e agli assessori regionali una "urgente istanza di radicale modifica del bando". Prendendo posizione critica sulla vendida delle aree minerarie di Ingurtosu, Masua, Monte Agruxau, Naracauli e Pitzinurri, i rappresentanti delle due associazioni hanno detto che "non pare che il bando contenga le disposizioni più appropriate per raggiungere le dichiarate finalità della salvaguardia ambientale e storico-culturale". E hanno ricordato che le aree sono state tutelate dal recente Piano paesaggistico regionale e dalle relative norme di salvaguardia. A loro avviso sarebbe opportuno passare dalla previsione di "vendita" a quella originaria di "concessione". Infine, vengono contestate le possibilità di trasformare gli edifici esistenti attraverso operazioni edilizie che, a loro avviso, non possono essere consentite in zone con tanti vincoli di salvaguardia. Da qui la richiesta di modificare il bando. "C'è il tempo per farlo - hanno concluso Fiori e Deliperi - perché le manifestazioni di interesse non vincolano in alcun modo la Regione e perché sarebbe meglio una politica di piccoli passi". La controreplica di Capelli a Licheri. "Il capogruppo del Prc, Licheri, si conferma ancora una volta campione di populismo, demagogia e falsa intransigenza". Lo ha detto Roberto Capelli (Udc), che ha presentato la proposta di legge sul "contributo di soggiorno" (10 euro) e sull'abolizione delle "tasse sul lusso", nel replicare all'esponente di Rifondazione comunista che lo aveva accusato di voler tassare i deboli per non colpire i ricchi. In preda al suo "giustizialismo egualitario ed esterofobo (colpire i ricchi, salvo i paperoni nostrani!)", Licheri, secondo Capelli, "dimentica il fine dichiarato della nuova gabella regionale: creare beneficio in termini di entrate". Pertanto "mi convinco sempre più che la vera finalità delle nuove tassazioni non è tanto quella di recuperare risorse per tutelare e migliorare ambiente e servizi e promuovere il nostro turismo, bensì quella di punire i ricchi anche a costo di fare marketing turistico per altre Regioni". E che "le vere ragioni che hanno mosso e muovono questa maggioranza siano l'invidia sociale, l'odio di classe e la lotta alla proprietà privata - ha concluso l'esponente dell'Udc - più che la necessità di fare cassa".