Tempi difficili per le Soprintendenze ai monumenti. Devono affrontare problemi tecnici, culturali e - loro malgrado -anche politici; problemi di dimensioni paurose e di complessità inimmaginabili. Lo si è visto di recente a Milano, dove i destini del Teatro alla Scala e della Stazione Centrale dipendono, in ultima analisi, dal parere della Soprintendenza, alla quale spetta infatti la parola decisiva sui modernissimi e discussi progetti che sovvertono l'immagine tradizionale dei due monumenti milanesi. Non è forse inaudito, preoccupante, abnorme, che ricada su di una sola persona la responsabilità di giudizi così gravi, così difficili, così determinanti per il destino della città? Espletata la procedura burocratica e compiuti i controlli normativi resta alla fine solo alle Soprintendenze la facoltà di approvare o respingere i nuovi interventi previsti su edifici storici o in luoghi vincolati: interventi che implicano seri problemi non solo di carattere storico ed estetico, ma anche economico, strategico e politico. Nel mondo della giustizia le sentenze non vengono emesse da un solo giudice ma da più magistrati riuniti in collegio. Viene così garantita sia la obiettività del loro operato, perché più menti hanno meno probabilità di sbagliare di una mente sola, sia la irreprensibilità del loro comportamento, perché più soggetti sono meno facilmente corrompibili di un soggetto solo. Anche alle Soprintendenze è richiesta la massima obiettività di giudizio; per garantire la quale sembra sempre più necessario costituire un comitato di esperti, capaci di fornire conoscenze e dare valutazione su temi di cui non sempre le Soprintendenze possono avere specifica competenza. Abituate infatti ad esaminare monumenti antichi, reperti archeologici, opere storiche; preparate a conoscere e analizzare soprattutto l'arte del passato, le Soprintendenze si trovano sempre più spesso a dover giudicare opere di recente data, progetti fatti oggi, edifici contemporanei. Ma alle Soprintendenze è anche richiesto un dovere di irreprensibilità. Ecco perché, se si creassero le condizioni per non lasciarle sole, sevenissero cioè assistite da un comitato consultivo e deliberante potrebbero difendersi meglio dalle pressioni illecite di privati senza scrupoli o - diciamolo pure - dalle minacce ricattatorie di esponenti del "Potere" (Pier Paolo Pasolini direbbe del "Palazzo"). Sul fronte governativo la drammatica urgenza di aggiornare e rinnovare il ruolo delle Soprintendenze non sembra affatto sentita; nessuna forza politica sembra accorgersi delle mutate condizioni storiche in cui oggi le Soprintendenze devono agire. E ciò dimostra ancora una volta il generale disinteresse del nostro Paese per tutto ciò che riguarda la cultura e le sue istituzioni.
262003 - Non isoliamo i giudici della bellezza
Le Soprintendenze ai monumenti affrontano problemi tecnici, culturali e politici nel loro ruolo di giudici sui progetti per i monumenti storici. La responsabilità di giudizi così gravi spetta a una sola persona, il direttore della Soprintendenza, che deve affrontare la procedura burocratica e i controlli normativi. Le sentenze vengono emesse da più magistrati in collegio per garantire l'obiettività e l'irreprensibilità. Anche alle Soprintendenze è richiesta l'obiettività e l'irreprensibilità, quindi è necessario costituire un comitato di esperti per fornire conoscenze e valutazione su temi di cui non sempre le Soprintendenze hanno competenza.
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Bene culturale
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