Aumenta dal primo luglio il costo dei biglietti di ingresso agli scavi di Pompei ed Ercolano, la Sovrintednenza ha già firmato il decreto. E scatta la rivolta dei tour operator. «Sospendete l'aumento, nel pieno della stagione turistica è una stangata per gli operatori». Ettore Cucari, presidente della Fiavet, la federazione delle agenzie, lancia un appello durante la conferenza stampa di presentazione della nuova legge sul turismo in Campania e chiede una mano all'assessore Marco Di Lello. E dalla Regione parte un appello al governo: rimpinguate le casse delle Soprintendenza di Pompei, scongiurate l'aumento. «Un euro in più, anche se sono duemila vecchie lire, sembra nulla - spiega Cucari - ma con i pacchetti turistici già predisposti e venduti, per i tour operator diventa impresa impossibile rivedere i prezzi o chiedere aggiornamenti a chi ha già comprato i pacchetti all'estero con la vecchia tariffa. Gli operatori lo hanno saputo con meno di 15 giorni di anticipo, impossibile organizzarsi adesso. In ogni caso si tratterebbe di un danno di immagine per la Campania e per l'intero comparto. Sarebbe opportuna una sospensione dell'aumento almeno fino alla fine dell'anno». Gli aumenti dei ticket di ingresso sono stati decisi dalla Soprintendenza a partire dal primo luglio per i siti archeologici di Pompei ed Ercolano, dove il biglietto intero passa dagli attuali dieci euro a undici mentre quello ridotto (giovani dai 18 ai 24 anni residenti un Paese dell'Unione europea) passa da cinque euro a cinque euro e 50 centesimi. I biglietti cumulativi validi tre giorni per l'accesso a Pompei, Ercolano, agli scavi di Oplontis e all'Antiquarium di Boscoreale passano da 18 euro a 20, ben due euro in più, mentre il ticket ridotto passa da nove a dieci euro. Infine, aumenta anche il biglietto cumulativo per Oplontis, Stabia e Antiquarium di Boscoreale, che intero aumenta di 50 centesimi (da 5 a 5,50) mentre il ridotto da due euro e 50 centesimi a due euro e 75 centesimi. L'assessore Di Lello, che ha anche la delega dei Beni culturali, la definisce una «cattiva notizia». «Rivolgo un appello - dichiara Di Lello - al vicepresidente del Consiglio e ministro dei Beni Culturali, Francesco Rutelli, affinchè reintegri le casse di Pompei. L'aumento è conseguenza del taglio di 30 milioni operato a fine legislatura dal governo Berlusconi. Noi ci eravamo subito schierati contro». «Sia gli operatori stranieri che le compagnie crocieristiche - spiegano i tour operator campani - non accetteranno l'aumento, essendo nella maggior parte dei casi escursioni vendute con mesi di anticipo rispetto alla partenza dei viaggiatori e, dunque, loro per primi non possono chiedere l'adeguamento della tariffa ai clienti. Il rischio è che dei costi aggiuntivi debbano farsi carico gli operatori che, quando sui tratta di Pompei ed Ercolano devono fare i conti con grandi numeri e tanti soldi». In uno dei messaggi inviati da un operatore sorrentino viene anche segnalata una anomalia che non riguarda i costi ma le guide: «Il lunedì e il mercoledì, con l'arrivo a Napoli di più navi da crociera, è impossibile trovare guide autorizzate che parlano inglese. Così si fa ricorso alle abusive pagandole come le autorizzate. Il problema va risolto».