La pittura più antica del Mediterraneo occidentale ha i segni incerti e semplici di uno di quei disegni appesi sulle pareti degli asili, uccelli stilizzati dai lunghi becchi colorati di rosso, leoni che sembrano pirana, dalle orecchie aguzze e dalle fauci spalancate. Solo che qui la parete è quella di una tomba etnisca del 690 a.C. rinvenuta dentro il parco di Veio, la più antica mai trovata finora. «L'eccezionale scoperta», come l'ha definita il vicepresidente del Consiglio e Ministro per i Beni culturali Francesco Rutelli, è stata svelata ieri. «La tomba è venuta alla luce il 31 maggio, ma siamo riusciti a mantenere il segreto più assoluto per due settimane. E' la tomba di un principe, lo si deduce dal tipo di oggetti trovati all'interno, come il carro a due ruote seppellito nel corridoio d'accesso», continua Rutelli. «E' sicuramente la più antica tomba a camera dipinta del Mediterraneo occidentale». Tra campi di grano, dove un tempo sorgeva Veio, la grande nemica di Roma, e oggi poche casette prefabbricate dai colori pastello, è tornata alla luce «La tomba dei leoni ruggenti». Battezzata così per via di quei felini, così simili a pesci crudeli, due dei quali si fronteggiano quasi a combattere contro l'orrore della morte. Si affaccia sul silenzio della campagna, al suo ingresso in scatole di il poliestere, nascoste dai caschi degli archeologi, ci sono gli oggetti rinvenuti. Frammenti di vasi dipinti, una piccola coppa nera è perfettamente intatta. Si entra nel largo ingresso e poi ci si inginocchia per vedere le pareti dipinte, il soffitto reca i segni di un rosso acceso, inquietante. Il fregio è sulla parete di fondo. Gli uccelli sovrastano i leoni contornati di nero. «Sono uccelli acquatici, migratori, che simboleggiano il passaggio verso un'altra vita, i leoni, invece, la paura per gli inferi», spiega Anna Maria Moretti, sovrintendente archeologica per l'Etruria meridionale. Francesco Rutelli. camicia botton down a righe azzurre e completo blu leggero, alla sua prima, uscita con la stampa estera ha scelto un palcoscenico bucolico. E mentre Barbara Palombelli, in scarpe da ginnastica bianche e golfino legato sulle spalle, afferma decisa, davanti al buffet, che nella tomba non metterà i piedi, lui è irrefrenabile. Organizza la discesa alla tomba, parla in vernacolo con il proprietario del terreno dove è stata fatta la scoperta, coordina la conferenza stampa, arrivando a dire: «Oggi sono in versione di presentatore», si rivela un esperto di etruschi e sull'onda dell'entusiasmo promette una traduzione in inglese, che alla fine scivola nell'oblio. Addirittura riprende in pubblico il generale Ugo Zottin, del comando dei carabinieri a tutela del patrimonio culturale, responsabile dell' incredibile scoperta: «Mi raccomando, non riveli tutti i nostri segreti». Zottin annuisce e racconta di un tombarolo pentito e di un austriaco di 82 anni, che organizzava tour culturali, e non solo, nella zona. Nella sua casa sono stati trovati più di 600 reperti. Francesco Rutelli non si trattiene: «Come si dice: una guida turistica che andava in profondità».