ROMA - Parte l'iniziativa del deputato della Democrazia cristiana, Massimo Nardi, a tutela dei lavoratori dei Beni culturali. Mercoledì scorso, infatti, Nardi, ha presentato un'interrogazione al ministro per i Beni culturali che ha preso spunto soprattutto da una serie di iniziative, in proposito, avanzate dal sindacato Intesa. L'interrogazione verteva sull'eventuale progetto del Comune di Roma per creare nella capitale un'Area Archeologica Centrale, chiedendo l'affidamento di siti culturali statali, quali il Colosseo, la Domus Aurea, i Fori Romano-Palatino, le Terme di Caracalla, da accorpare, poi, all'Area Capitolina, già sotto gestione comunale. «Di tale progetto - ha affermato Massimo Nardi - circolano, infatti, notizie sempre più ricorrenti, anche di dichiarazione pubblica, come nel caso della citazione fatta dal soprintendente archeologo di Roma, Bottini, al convegno "Salvare la cultura", organizzato dal Sindacato Intesa Beni Culturali il 27 marzo scoso presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma. Se si pensa che l'Area ed i Musei Capitolini sono, in realtà, per concessione comunale gestiti dalla società privata Zetema, è legittimo concludere - ha aggiunto Nardi - che pure i siti soprindicati, accorpabili possano finire sotto la gestione della stessa concessionaria. Ciò è motivo di apprensione per i lavoratori, di ruolo e precari, archeologica di Roma, timorosi che un tale mutamento gestionale possa incrinare il loro attuale ruolo di pubblici dipendenti». Infatti, l'analogo cambio dì gestione del Museo Egizio di Torino dal ministero per i Beni culturali ad una Fondazione di Enti Locali e Società Bancarie si è concluso con la composizione dì un Consiglio d'Amministrazione egemonizzato dai soci privati, cioè le Banche, e con il preesistente personale statale di fronte all'incombente scelta tra la mobilità forzata verso altri Uffici dello stesso od altro ministero e il passaggio alla nuova Fondazione con un rapporto dì lavoro a regime privatistico. «Qualunque privatizzazione, parziale o totale - ha concluso il deputato della Dc - del patrimonio culturale si risolve in una logica di profitto che sacrifica ad una valorizzazione" di mercato la conservazione, la tutela, la stessa fruizione consapevole del bene culturale da parte dell'utenza». Sul punto sono arrivate le rassicurazioni da parte del ministero, che però Nardi ha giudicato elusive e si è detto perciò intenzionato ad andare avanti nella sua iniziativa. Un'iniziativa tanto più importante in quanto, pur nella sua autonomia, ha saputo ascoltare ed illustrare al vertice istituzionale quanto rappresentatogli dai lavoratori e dal sindacato Intesa».