Veio. Diciassette chilometri da Roma di cui fu la grande nemica fin dall'età di Romolo. Ma anche la prima delle città etrusche ad essere conquistata dai romani, nel 396 avanti Cristo. Ecco, trecento anni prima, la Tomba dei Leoni ruggenti fu costruita per dei nobili, forse dei principi. Cinque bestie feroci dipinte alle pareti per evocare l'onore dell'aldilà, uccelli acquatici per accompagnare il passaggio dalla vita alla morte. Il soffitto fu dipinto di rosso. Un carro di legno e bronzo fu sepolto nel corridoio di entrata. furono lasciati vasellame e ornamenti, una spada e una fibula, a dimostrazione dell'importanza di chi era passato a miglior vita. Erano oggetti in parte di produzione locale, in parte importati dalla Grecia. «Un tesoro», osserva il ministro per i Beni culturali, Francesco Rutelli. Quel sepolcro, ritrovato due settimane fa, in parte già spogliato dai predatori dei reperti etruschi, potrebbe però riservare ancora delle sorprese. «E se saremo fortunati troveremo anche altro nei dintorni», spiegano alla Soprintendenzaarcheologica dell'Etruria meridionale. La storia della scoperta della "Tomba dei leoni ruggenti", con gli affreschi etruschi più antichi mai ritrovati, ha tutti gli ingredienti del thriller storico- archeologico. Il finale è la scoperta di un «un vero tesoro» come ha detto il ministro Rutelli. «E' una delle primissime pagine della pittura occidentale, senza dubbio la prima per quanto riguarda la pittura parietale etrusca». Il prologo è un'indagine internazionale, iniziata due anni fa. Ci sono i detective, i carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale, che indagano sul traffico di reperti etruschi in Austria, dove recuperano circa 600 pezzi. C'è una gola profonda. un tombarolo più o meno pentito, che fa balenare agli inquirenti l'esistenza di un sepolcro di importanza straordinaria. E poi c'è il 31 maggio: gli archeologi arrivano nei terreni dove si coltiva l'orzo, all'interno del Parco di Veio. Nord di Roma, ai margini del territorio di Formello, un tempo qui passava l' antica via Amerina. Fino a qualche anno fa il proprietario del terreno, Fiore Franceschini, 83 anni, pascolava inconsapevole le mucche sopra un tesoro («chi se lo immaginava - allarga le braccia -...gli archeologi non mi danno fastidio, anzi mi tengono compagnia»). Loro, gli studiosi, cominciano a scavare, vogliono capire se il racconto del pentito è una esagerazione. «Quando siamo entrati - ricorda la soprintendente archeologica dell'Etruria meridionale, Anna Maria Moretti - abbiamo intravisto le pitture, le figure di animali. L'emozione è stata profonda. Abbiamo disposto l'operazione di fissaggio. Ora proseguono i lavori di restauro. La speranza è di rendere accessibile questo luogo entro breve tempo». Ieri pomeriggio il vicepremier Francesco Rutelli ha presentato anche ai giornalisti della stampa internazionale il ritrovamento. A gruppi di cinque li ha fatti entrare nel sepolcro, per qualche minuto hanno potuto ammirare le figure di animali a quattro zampe con le fauci spalancate, identificati come leoni. Fanno notare gli esperti: «Nella parte superiore vi sono anche figurette di uccelli acquatici disposti in alternanza su due file». Giovanni Colonna, docente della Sapienza, uno dei massimi esperti, aggiunge: «Le figure sono tracciate in outline, una tecnica fra le più antiche che delinea i contorni. Siamo agli albori di quella che viene definita la civiltà orientalizzante. E questa tomba etrusca non è solo la più antica, ma anche la più spettacolare». Poco lontano, sempre all'interno del Parco di Veio («un esempio di tutela ambientale e archeologica per il quale vanno trovate più risorse», osserva Rutelli), c'è sì la Tomba delle Anatre, che fu scoperta cinquant'anni fa. Ma la sua datazione è successiva, intorno al 6 80-670 avanti Cristo, Insomma, la pittura occidentale affonda qui le sue radici, fra i campi di orzo del signor Franceschini. Ancora gli esperti del Ministero: «Per comprendere quanto sia sensazionale la scoperta occorre tenere conto del fatto che gli Etruschi sono l'unico popolo del bacino Mediterraneo (ovviamente senza contare territori come l'Egitto) ad avere lasciato pitture così antiche. Tutta la pittura greca delle origini è andate perduta, lo stesso vale per i fenici».
Veio, il ruggito dei leoni
Nel Parco di Veio, a nord di Roma, gli archeologi hanno scoperto la Tomba dei Leoni Ruggenti, un sepolcro etrusco con affreschi parietali risalenti al 396 a.C. Il sepolcro era stato ritrovato due settimane prima, ma in parte già spogliato dai predatori dei reperti etruschi. Gli archeologi hanno iniziato a scavare e hanno trovato le pitture, che includono figure di leoni e uccelli acquatici. Il ministro per i Beni culturali, Francesco Rutelli, ha descritto la scoperta come un "tesoro" e ha detto che la pittura etrusca è una delle prime pagine della pittura occidentale.
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