CARLOFORTE. Si torna a chiedere con insistenza ed urgenza il ripristino ambientale della cava dismessa di Bricco Patella. Con un nuovo comunicato gli ambientalisti Stefano Deliperi e Salvatore Parodo mettono in rilievo il fatto che, nonostante l'attività di cava da parte della società cagliaritana Gavassino Cantieri Navali sia terminata da tempo, il ripristino obbligatorio è ancora da compiersi, rilevando il notevole ritardo sui tempi previsti. Il Gruppo di Intervento Giuridico e Amici della Terra ad aprile avevano inviato una formale istanza di ripristino a ministero, enti ed organi competenti, mentre a maggio l'assessorato regionale all'Industria ha reso noto di aver imposto alla società esercente l'attività estrattiva il recupero dei luoghi secondo il progetto presentato e le indicazioni eventuali degli uffici competenti, con un sopralluogo per accertare l'estensione dei lavori di coltivazione di cava. Secondo gli ambientalisti, "legittimamente non si può estrarre nient'altro, risultando, inoltre, l'attività formalmente ferma dal 2003. La società non ha ottemperato all'aggiornamento degli importi delle polizze fideiussorie, a garanzia dei costi del ripristino ambientale, e sarebbe anche opportuno verificare l'effettiva corresponsione dei canoni della Gavassino in favore del Comune di Carloforte".