Non è facile individuare la causa della frequente infelice formulazione delle leggi a livello statale e regionale. Alcune delle ipotesi possibili sono almeno le tre seguenti: necessità di conciliare orientamenti contrastanti, in modo che ognuno possa dare l'interpretazione gradita; opportunità di una disciplina confusa ed incerta, in modo da consentire ai governanti una pluralità di scelte diverse; decadenza della tecnica legislativa. Siffatte "qualità" caratterizzano anche norme e disposizioni amministrative. Ad esempio, a Napoli "area pedonale" significa anche "zona a traffico limitato" (vedi via Chiaia), in modo che chi può ed i furbi possano circolare anche con un mezzo a trazione meccanica. In questo quadro si è bene inserita, anche con le sue recenti modifiche, il codice per i beni culturali e paesaggistici. Un articolo di tale codice prevede che le Regioni, "anche in collaborazione con lo Stato, sottopongono a specifica normativa d'uso il territorio, approvando piani paesaggistici ovvero piani urbanistico-territoriali con specifica considerazione dei valori paesaggistici, concernenti l'intero territorio regionale, entrambi denominati piani paesaggistici". Ecco, dunque, un primo esempio di norma-quiz. Sono previsti due tipi di piano (paesaggistico ed urbanistico territoriale), che, però, vengono battezzati con lo stesso nome: piani paesaggistici. Tra l'altro, la norma avverte che i detti piani devono essere redatti seguendo le indicazioni dell'art. 143, che definisce dettagliatamente il contenuto del piano paesaggistico. Insomma si tratterebbe di due tipi di piano, entrambi "concernenti" l'intero territorio regionale ed aventi lo stesso nome ed il medesimo contenuto, ma che sono ... diversi. Tali piani possono essere elaborati dalla Regione "in collaborazione" con lo Stato oppure "d'intesa e con apposito accordo" con i Ministeri per i beni culturali e dell'ambiente (anche il piano urbanistico-territoriale?). Intanto, le leggi regionali disciplinano diversamente contenuti e procedimento di approvazione dei piani territoriali ed è discutibile il rapporto tra il piano urbanistico regionale ed il piano paesaggistico regionale. E poi chi ha detto che la Regione, obbligata a produrre il piano paesaggistico, non possa farne a meno? E' anche prescritto che il piano paesaggistico deve essere esteso all'intero territorio regionale, ma le legislazioni nazionale e regionale prevedono anche che le province devono elaborare i piani territoriali di coordinamento provinciale con valore e portata di piano paesaggistico, previa intese con gli organi statali competenti. Insomma, la Regione può fare a meno di approvare il piano paesaggistico ed il piano territoriale regionale ed aspettare i piani territoriali di coordinamento provinciali con valore e portata di piano paesaggistico? E la detta intesa la fa la Provincia facendo fuori la Regione? Ma la Regione non lo consentirà e verosimilmente s'inventerà la possibilità di dare indirizzi alle Province. E' vero che, secondo il codice dei beni culturali, la Regione non dovrebbe dare solo indirizzi, ma stabilire "la specifica disciplina" per la tutela e la valorizzazione delle aree d'interesse paesistico e prevedere anche, a tal fine, "prescrizioni operative". Ma è evidente, che si troverà il modo d'interpretare a piacimento questo guazzabuglio di norme. Del resto, oramai le leggi sono un consiglio, da seguire secondo l'opportunità. E poi avvocati e giudici amministrativi devono essere tenuti in esercizio.
Codice per i beni culturali e norme quiz
Il testo discute le difficoltà nel comprendere le leggi a livello statale e regionale, che spesso presentano una formulazione ambigua e confusa. Un esempio di tale situazione è il codice per i beni culturali e paesaggistici, che prevede la creazione di piani paesaggistici e urbanistico-territoriali, ma con una struttura e un contenuto simili. Le norme prevedono che le Regioni e lo Stato collaborino per approvare questi piani, ma le leggi regionali disciplinano diversamente i contenuti e i procedimenti di approvazione. Inoltre, la Regione può essere obbligata a produrre il piano paesaggistico, ma può anche aspettare i piani territoriali di coordinamento provinciale.
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Bene culturale
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