«Non vorrei passare da snob, è troppo facile parlar male di questo tipo di turismo. Guardi, sono sceso ora dalla Galleria dove ho accompagnato un professore universitario: ma come è possibile vedere un quadro in questa situazione? L'affollamento è al limite, abbiamo seimila visitatori al giorno». Antonio Natali è il nuovo direttore degli Uffizi. Lo ha nominato ieri mattina il soprintendente del Polo museale Antonio Paolucci. Storico dell'arte. Natali lavora agli Uffizi dal 1981 dove fino a ieri ha diretto il Dipartimento della pittura del Rinascimento, del Manierismo e del Seicento. Non possiamo mica chiudere la porta in faccia ai turisti... «Chi arriva dal Giappone è inevitabile che venga agli Uffizi. Ma gli uomini di cultura dovrebbero mobilitarsi per rendere chiara l'idea che Firenze è una città complessa e piena di luoghi di eccellenza. Un esempio? Il Chiostrino dei Voti della Santissima Annunziata: tutti ignorano che l'arte del Cinquecento ha qui le sue punte massime, Andrea del Sarto, il Rosso, Pontormo, Fraciabigio. Ecco: dobbiamo salvare gli Uffizi e far conoscere bene Firenze». Non sarà facile. «No, ma non dobbiamo rinunciare in partenza. E' vero che gli Uffizi sono un manuale di storia dell'arte, ma è anche vero che Firenze è un concentrato unico di capolavori». Quali sono i suoi intendimenti per i Grandi Uffizi? «Io parlo solo di auspici. Intanto che le collezioni storiche siano godute in maniera nuova. Le opere esposte devono essere diluite per evitare disturbi alla lettura. Non è più ammissibile la visione di un'opera a 10 cendmetri da un'altra. E guardi che alla costipazione ho contribuito anch'io: nella Sala di Tiziano ho messo il Rosso e il Pontormo su due livelli. Ma è sempre meglio che tenere quelle opere nei depositi». Cosa c'è di importante da mettere ancora in mostra? «Per esempio tutto il Sei e Settecento, a parte i Caravaggeschi, che è nei depositi e nel Corridoio vasariano». Da disporre nelle sale dell'Archivio di Stato. «Sì. Sull'esempio di quelle cinque sale nuove, dedicate alla pittura da Caravaggio a Guido Reni, che abbiamo aperto insieme con l'uscita su Piazza del Grano». Cosa cambierà la sua direzione? «La linea non cambia, è quella tenuta fino a ora dai direttori precedenti. Sono sicuro che la mia sarà una direzione collegiale, ho tanti amici archeologi e storici dell'arte con i quali lavorare tranquillamente. Non ho un'attitudine personalistica». Pensa a aperture straordinarie, a orari maggiori? «No. La Galleria è aperta tutti i giorni dalle 8 alle 19. Solo il lunedì è chiusa per le pulizie e manca addirittura il tempo per renderla dignitosa con migliaia di persone che ci passano ogni giorno. L'auspicio è che si possa recuperare un maggior decoro, ma sono promesse difficili». Sempre fame di custodi? «Sempre. Una grande necessità. Prima sono salito di sopra e ho visto cinque sale chiuse e i custodi in affanno. Controllare centinaia di persone che si avvicinano alle opere e parlano ad alta voce è un lavoro delicato che provoca stress e tensione. Il personale manca». La sua ultima fatica è stata la riapertura della Sala della Niobe. «Una grande soddisfazione. Il restauro, con l'allestimento di fine Settecento di Luigi Lanzi e i due Rubens, gareggia con le grandi regge europee». Non è sua competenza, ma il piazzale degli Uffizi è sempre una casba. «Io credo che non si debba mai avere una visione parziale dei problemi. Certo, la situazione è sotto gli occhi di tutti, ma in altre città succede lo stesso. Magari ce ne accorgiamo meno perché hanno altri spazi mentre il piazzale è chiuso. Non pretendo nulla dal sindaco, è una questione che riguarda lo Stato in generale». Suo padre era un famoso professore di italiano e latino del Galileo: cosa ha avuto da lui? «Ha segnato la mia vita con la sua curiosità intellettuale e la sua poesia». Antonio Natali ha 54 anni, è maremmano ma è a Firenze dagli anni del liceo. E' uno studioso raffinato della scultura e della pittura toscana del Quattro e Cinquecento, su cui ha scritto diversi saggi ma è interessato anche all'arte contemporanea tanto da aver curato un ciclo di mostre al Museo Marini dedicate a pittori fiorentini dei giorni nostri. Per il più famoso museo del mondo ha curato più di trecento restauri.
Ecco come salverò gli Uffizi
Il direttore degli Uffizi, Antonio Natali, ha espresso le sue intenzioni per il futuro del museo. Egli vuole salvare gli Uffizi e far conoscere bene Firenze, ma riconosce che il museo è troppo affollato e che le opere d'arte devono essere esposte in modo da evitare disturbi alla lettura. Natali vuole aprire nuove sale dedicate al Sei e Settecento e al Caravaggio, e ha già iniziato a lavorare con gli archeologi e storici dell'arte per creare mostre e mostre. Egli ritiene che la sua direzione sarà una direzione collegiale e non ha un'attitudine personalistica.
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