Non usa espressioni colorite o da pianto greco, ma il finale del debutto di Francesco Rutelli neoministro per i Beni e le attività culturali davanti alla settima commissione della Camera, quella che si cimenta con faccende di cultura e spettacolo, suona come un avviso: il quadro finanziario ereditato dal governo Berlusconi anche in questo settore è drammatico, stagioni di spettacoli già fissate da istituzioni, teatrali e non, di grosse e piccole dimensioni rischiano bellamente di saltare per mancanza di fondi. «Ci attendono settimane drammatiche per la ripartizione del Fondo unico dello spettacolo, dobbiamo trovare soluzioni immediate», avverte Rutelli, poi si dovrà trovare il modo di risalire la china dei finanziamenti tagliati al ministero e al Fus. «Abbiamo pochi quattrini, maledettamente troppo pochi. La prima missione è accrescere le risorse. Qui in commissione ho trovato però un clima costruttivo». Giudica l'opposizione: «Rutelli troppo generico». secondo Fabio Garagnani, capogruppo Forza Italia nella commissione. Con tanta carne al fuoco un'audizione non basta: deputati e ministro si rivedranno il 28 giugno. Seguirà, forse lo stesso giorno, l'appuntamento con la commissione cultura del Senato. IN COMMISSIONE CON L'ECONOMIA. Lunedì Rutelli proporrà al ministro dell'Economia Padoa Schioppa di insediare una commissione congiunta «con personalità di prim'ordine e con esperienza nel settore». Per far cosa? Fermo restando che ritiene cultura e spettacolo un obbligo per la mano pubblica. Rutelli vuole riordinare il sistema degli incentivi ai privati per sostenere la cultura, proporre la defiscalizzazione dei contributi (cioè il detrarli dalle tasse) non solo per le imprese ma anche per le persone fisiche e le famiglie, vuol trovare il modo di sostenere le sponsorizzazioni. CONTI IN ROSSO. La Finanziaria 2006, ricorda il ministro, ha ridotto «del 25 i fondi per le attività istituzionali e ordinarie del dicastero, del 50 i fondi per gli investimenti, di quasi il 30, dai 516 milioni di euro del 2001 a 375 del 2006, quelli per il Fus». «Quali strumenti intende attuare per reperire nuove risorse?» chiede l'ex sottosegratario Nicola Bono, An (risorse da loro tagliate). SOS SPETTACOLO. Fus, tasto dolentissimo. Rivedere i criteri con cui ripartire i quattrini è l'obiettivo di Rutelli, Wladimir Luxuria, di Rifondazione comunista, sottolinea: i tagli compromettono il futuro non è solo degli artisti ma di altre decine di migliaia di persone, tecnici, registi, scenografi, tutto l'indotto. «Cultura e spettacolo vanno slegate da logiche di mercato, c'è bisogno di più produzioni teatrali, magari meno costose». Luxuria propone: dobbiamo ridurre l'Iva su cd e dvd, aiutare i giovani talenti (accoglie l'appello il presidente della commissione Folena), serve una tv di Stato che non scimmiotti quella commerciale: «ministro, non tradiamo chi ha voglia di cultura e di cultura vive». CODICE RIVISITATO. Rutelli vuole correggerlo, non buttarlo alle ortiche: «Modifiche mirate». Non dice però quali. L'opposizione difende il Codice Urbani perché aggancia il paesaggio ai beni culturali. Andrea Colasio dell'Ulivo rammenta: sì, ma su un progetto presentato il parere di un sovrintendente è obbligatorio ma non vincolante, ovvio che «si impone una correzione». ARCUS SPA. E' la società creata dal precedente governo, Urbani ai beni culturali e Lunardi alle infrastrutture, per destinare il 3 della spesa di opere pubbliche alla cultura. Ha distribuito i soldi in modi spesso opinabili (come a Pania città di Lunardi), Buttiglione ne aveva fatto un suo feudo. «E' utile», afferma il ministro, se i quattrini vengono decisi nella linea del ministero, altrimenti «è una pioggerella casuale». PATRIMONIO SPA. Ricordate la società creata da Urbani? «Il patrimonio culturale è indisponibile ad alienazioni o cartolarizzazioni» assicura Rutelli. Niente vendite e svendite. Rammentiamo che la devastante clausola iniziale del silenzio-assenso (se non arriva il no alla vendita puoi vendere) aveva già dovuto abolirla Buttiglione. TURISMO. Rutelli ha voluto da Prodi la delega al turismo e lo rivendica come perno forte perché voce indissolubile dalla cultura. A un convegno (non alla Camera) sostiene: «Il mercato mondiale del turismo cresce del 10 l'anno, del 5 in Europa, di un 1 scarso in Italia. Questo non è possibile. L'obiettivo, nei prossimi dieci anni, è tornare ad essere leader». Il ministro prende a modello di intraprendenza un manifesto della Galizia per dire che il «marchio» Italia deve raccogliere l'esempio. Si becca il rimbrotto dell'opposizione: le regioni italiane non fanno meno. Bono solleva una questione vera su cui discutere: «Che vuole fare il ministro sui ticket delle città d'arte? Sono un boomerang». NO AI MUSEI GRATIS. Ingresso gratuito nei musei? No, deprezza l'arte stessa, sostiene Rutelli. Cita l'esempio del Colosseo quando lui era sindaco di Roma: introdotto il biglietto i visitatori sono aumentati. A stretto giro d'agenzie di stampa attacca Sgarbi: «Una visione economicistica alla De Michelis o alla Urbani, per intenderci». SVECCHIARE. «Per ogni atto servono troppi passaggi amministrativi, sono inutili e costano», dice Rutelli. Ed evidenzia un problema già sollevato: l'età media dei funzionari è 55 anni. Troppo alta. Servono «assunzioni mirate». Vuole sistemare i precari di lunga data. AL CINEMA. Con la legislazione in vigore ora lo Stato darebbe il 70 dei contributi a 4-5 film di successo, osserva il ministro, e non va. Per il cinema, e tutto lo spettacolo, dalla prosa alla lirica, Rutelli indica: più co-produzioni, soldi dati su basi qualitative. I SOTTOSEGRETARI. Decise le competenze dei sottosegretari: Elena Montecchì lo spettacolo; Danielle Mazzonis i dipartimenti del patrimonio artistico, paesaggistico, archivi e biblioteche; Andrea Marcucci l'organizzazione del ministero, l'innovazione e i rapporti intemazionali.
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Il ministro dei Beni e delle attività culturali Francesco Rutelli ha dichiarato che il quadro finanziario ereditato dal governo Berlusconi è drammatico e che le stagioni di spettacoli già fissate rischiano di saltare per mancanza di fondi. Rutelli ha affermato che il ministero ha pochi quattrini e che la prima missione è accrescere le risorse. Ha proposto di insediare una commissione congiunta con personalità di prim'ordine e con esperienza nel settore per riordinare il sistema degli incentivi ai privati per sostenere la cultura. Ha anche proposto di defiscalizzare i contributi per le persone fisiche e le famiglie.
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