L'amore emerge gioioso e festoso nella sua forma più archetipa e sensuale proprio in Castel Sant'Angelo, residenza fortificata dei pontefici, grazie al restauro del fregio di Perin del Vaga che decora la sala di Amore e Psiche, tra le più misteriose e interessanti camere private di Paolo III Farnese nel fastoso appartamento che il pontefice fece costruire tra il 1544 e il 1548. Iniziato nel settembre 2005 e terminato nel maggio di quest'anno, il restauro, presentato ieri alla stampa nella sala Paolina di Castel Sant'Angelo, è stato reso possibile grazie ai centodiecimila euro finanziati da Montepaschi Vita, cui si sono aggiunti altri ventimila euro concessi da Montepaschi e Polo Museale Romano per la realizzazione di pannelli esplicativi del lavoro di restauro e del dvd che narra la favola di Amore e Psiche. L'appartamento di Paolo III Farnese accentuò la caratteristica stratificazione storica, artistica e architettonica di Castel Sant'Angelo rappresentando, così, un vero e proprio monumento nel monumento. Per questo, il restauro delle decorazioni di Perin del Vaga rientra nel ben più ampio progetto "Testina", che mira al recupero degli apparati decorativi e alla riqualificazione dei vari ambienti. "Piuttosto malmessi, così come quelli realizzati in contemporanea nell'attigua sala di Perseo, gli affreschi della sala di Amore e Psiche, per decenni chiusa al pubbllco, presentavano molteplici danni collegati alla consistenza friabile dell'intonaco, già oggetto di restauro nel 1721 - ha dichiarato la direttrice dei restauri Fiora Beffini -. Il problema dell'intonaco aveva creato numerose crettature sulla superficie dell'affresco, cui si sono aggiunte colate d'acqua e ridipinture sette-ottocentesche, nei confronti delle quali abbiamo avuto un atteggiamento duplice, mantenendo quelle più belle ed eliminando quelle mediocri e mal conservate. Il restauro non ha coinvolto solo il fregio, ma anche il parquet, le rifiniture marmoree e l'impianto di illuminazione, valorizzando l'intera sala. Ora, il progetto è quello di estendere il restauro ad altri due ambienti dell'appartamento farnesiano che affacciano verso Prati e, soprattutto, intervenire al più presto nella sala del Perseo, intervento che ci permetterebbe di approfondire ulteriormente gli studi sulle decorazioni dell'appartamento". La decorazione di "Amore e Psiche" fu realizzata in 10 mesi, tra l'agosto del 1545 e il maggio del 1546, tempi confermati dalle indagini diagnostiche che hanno individuato dieci giornate di lavoro, numero confermato dai documenti dell'epoca. A eseguire gli affreschi, un'equipe di pittori operanti sotto al direzione del fiorentino Piero Bonaccorsi, noto come Perin del Vaga (1501-1547), collaboratore di Raffaello alle Logge Vaticane, pittore versatile, abile disegnatore e organizzatore di grandi cantieri pittorici. Il tema scelto, che scorre sotto il soffitto ligneo, fu la favola-mito di origine greca, "Amore e psiche", che Apuleio inserì nel suo "L'asino d'oro". La favola narrata da Apuleio nell'Asino d'oro godette di grande fortuna nel Cinquecento: dopo l'esempio raffaellesco nella Loggia della villa Farnesina a Roma, venne illustrata ampiamente da Giulio Romano nella sala di Psiche nel palazzo Te a Mantova; ma Perin del Vaga, dopo aver già trattato il tema nel Palazzo Doria a Genova, per il ciclo romano si attenne più da vicino alla serie di trentadue incisioni che ll Maestro del Dado aveva desunto dai disegni di Michiel Coxie, le quali sono alla base dell'analogo ciclo pittorico dipinto pochi anni dopo nel palazzo Spada Capodiferro a Roma. Perin del Vaga raccontò così, attraverso nove quadri, il rito di iniziazione di una fanciulla che, tra i piaceri e dolori dell'amore, si trasforma in donna. La storia venne poi a rappresentare le difficoltà che l'anima deve superare per giungere alla comunione con Dio e con questo significato la sensuale favola fu ammessa a decorare la camera da letto di Paolo III, pontefice che aveva alle spalle una giovinezza dissipata, quattro figli e un matrimonio. Egli, però, fu anche l'ultimo papa educato a una solida cultura urnanistica, come ha sottolineato Claudio Strinati, soprintendente per il Polo Museale Romano. "Tutta la decorazione dell'appartamento farnesiano, frutto del tardo Rinascimento romano, è ancora oggi oggetto di studi - ha spiegato Strinati -; tra le varie incertezze, resta sempre il fascino dell'insegnamento che questi ambienti racchiudono, un insegnamento che resta nelle parole incise sulle pareti della sala Paolina e che incitano a condurre una guerra illustre contro il tempo. Questo è ciò che Paolo III Farnese tentò di fare: combattere la sua guerra contro il tempo restituendo il monumento a un nuovo secolo d'oro, attraverso l'arte".