ROMA. Quando è stato eletto sindaco di Roma, la città era in crisi. «Non avevamo la grande industria che potesse risolvere i problemi di occupazione e di rilancio: abbiamo puntato sui servizi, le piccole imprese, la cultura, il turismo». Francesco Rutelli fa un passo indietro, ricordando gli albori del "modello Roma". Oggi, da vice-presidente dcl Consiglio, ministro dei Beni culturali, con delega per il turismo, vuole riproporre la stessa ricetta per l'Italia. «La situazione dell'economia è critica, ma dalle politiche per il turiuno può venire una risposta strepitosa», ha detto ieri Rutelli, che ha parlato sia davanti ai deputati in una audizione in commissione Cultura alla Camera, sia al convegno organizzato sul turismo da Glocus, il centro di riccrche di cui è presidente il ministro degli Affari regionali, Linda Lanzillotta. Rutelli è partito dai numeri: il mercato turistico mondiale cresce del 10, quello europeo del 5, quello italiano dell'1 per cento. Bisogna riacquistare una posizione di leadership, come l'Italia aveva negli anni '70. Rutelli e la Lanzillotta sono in sintonia: bisogna incoraggiare l'innovazione tecnologica, la gestione e la tutela dei beni culturali, per creare un'identità italiana, da vendere sui mercati. «Bisogna superare il triangolo "dei bermuda": i turisti che vengono per l'8O visitano Roma, Firenze e Venezia». Per questo bisogna puntare sul turismo culturale, ampliando l'offerta. Rutelli pensa a rafforzare gli scali di provincia, come Foggia, Cortone, Comiso, Pontecagnano, e ad avere un porto adeguato per le navi da crociera in Sicilia. La sua volontà non è di rimettere le mani su quanto ereditato dal centro-destra, ma di andare avanti, lavorando in collaborazione con le Regioni, che hanno la competenza esclusiva in campo turistico. La strategia sul turismo va di pari passo con quella dei Beni culturali: «è una competenza trasversale che riguarda attività produttive, infrastrutture, ambiente e cultura. Non porterò il turismo dentro i Beni culturali, anche se ci sarà una direzione che fa riferimento al ministero», ha detto Rutelli. C'è un problema di soldi e Rutelli ne parlerà lunedì con il ministro dell'Economia, chiedendo una commissione ad hoc per reperire le risorse. Vuole affrontare il tema degli incentivi, delle defiscalizzazioni, dei sostegni per le sponsorizzazioni, in modo da coinvolgere i privati, per avere un quadro prima delle vacanze. Sarà una battaglia anche il finanziamento del Fus, il fondo per lo spettacolo, che da 516 milioni di euro del 2001 è passato a 375 nel 2006. Altra questione, legata ai Beni culturali, è lo svecchiamento del ministero: l'età media ha 55 anni, va svecchiato, individuando anche le professionalità giuste. Anche se non vuole riformare gli interventi del centro-destra, il vice-presidente del Consiglio ha comunque annunciato una revisione del codice dei beni culturali. Secondo la ricerca presentata da Glocus il problema di fondo dell'italia non è tanto lo stanziamento dei fondi pubblici: da noi la spesa è più di 13 miliardi di euro, contro i meno di 13 della Spagna, che ci ha scavalcato, i 14 del Regno Unito, i 12 della Germania. C'è piuttosto una questione di frammentarietà della spesa, che è soprattutto destinata alla promozione e poco agli investimenti.
Rutelli vuole rafforzare aeroporti di provincia
Francesco Rutelli, vice-presidente del Consiglio e ministro dei Beni culturali, ha parlato di una strategia per il turismo in Italia. Ha ricordato che il mercato turistico mondiale cresce del 10%, quello europeo del 5% e quello italiano del 1%. Rutelli vuole riacquistare una posizione di leadership come l'Italia aveva negli anni '70. Ha proposto di incoraggiare l'innovazione tecnologica, la gestione e la tutela dei beni culturali per creare un'identità italiana da vendere sui mercati. Ha anche proposto di rafforzare gli scali di provincia e di avere un porto adeguato per le navi da crociera in Sicilia.
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