Leoni che balzano e ruggiscono; tonalità d'un rosso mai visto, stato di conservazione delle pitture «assolutamente impensabile». Gli archeologi della Soprintendenza, e non soltanto loro, fremono: il Parco di Veio, tra Roma e Formello, sta per restituire "ufficialmente" al mondo quella che viene ritenuta «la più antica tomba etrusca con dipinti mai ritrovata». La notizia, tenuta segreta per giorni, verrà divulgata oggi dal ministro dei Beni Culturali, Francesco Rutelli, vicepresidente del consiglio. Ma la scoperta, va detto, non è frutto delle piccozze e degli scalpellini dei ricercatorti. L'esistenza del sepolcro è stata rivelata a un magistrato della Procura da un "tombarolo" pentito che a luglio verrà processato per il saccheggio della necropoli di Crustumerium, tra la Bufalotta e la Salaria. La tomba risalirebbe al 700 avanti cristo. La Roma dei Latini, allora, era appena agli albori. «E' un ritrovamento eccezionale dicono al museo di Villa Giulia, sede della Soprintendenza per l'Etruria Meridionale Ha un secolo più delle sepolture di Tarquinia ed è più vecchia di quelle già molto antiche ritrovate a Veio. Ci sono fregi con uccelli acquatici e migratori, simbolo del passaggio dalla vita alla morte, e poi, alle pareti, i dipinti con i leoni. E' un ritrovamento che di sicuro accrescerà le conoscenze complessive sulla pittura nell'antichità del mondo occidentale. E di certo non era la tomba di una persona qualunque. Molto probabilmente fu costruita per un principe». Il sarcofago non è stato ritrovato. Ma il saccheggio, secondo gli esperti, «deve risalire a molto tempo fa», perché invece c'erano vasellame e suppellettili funerarie. Veio, rasa al suolo dal generale Furio Camillo nel 396 a.C., al termine della guerra tra Roma e gli Etruschi, era la più meridionale tra le città dell'Etruria. Nell'omonimo Parco, creato dalla Regione Lazio nel 1997 tra la Cassia e la Flaminia, sono state trovate nel corso degli anni decine di tombe già depredate. «Ma nessuna dicono alla Soprintendenza ha lo splendore e l'importanza storica di questa». Gli studi sono alle prime battute. Gli archeologi ieri stavano preparando il terreno per la "visita guidata" alla quale oggi prenderà parte lo stesso ministro dei Beni Culturali. Ma il nuovo tesoro di Veio potrebbe essere solo il primo di una serie. Il sepolcro la Tomba dei Leoni, ormai è chiaro che sarà questo il suo nome è stato scoperto in un'area finora ritenuta «di scarso interesse» dai ricercatori. Il "pentito" che ne ha rivelato l'esistenza si è detto pronto a fornire altre notizie sulla zona. Pierluigi Cipolla, il magistrato che ne ha raccolto le confidenze, è stato il primo a verificarne il racconto, recandosi nel Parco insieme ai carabinieri del Nucleo per la Tutela del Patrimonio Artistico. «Se posso dirlo afferma Cipolla questo è un tipico caso di "archeologia giudiziaria". Speriamo che questa persona diventi ciò che fu "Omero l'Etrusco", il tombarolo che anni fa, anche lui pentito, rese possibili decine di scoperte eccezionali». C'è, nella vicenda, anche una dose di calcolo. Il tombarolo, il prossimo 7 luglio, verrà processato alla VII Sezione penale per le razzie commesse nella necropoli di Crustumeriumn e nella stessa Veio. Cipolla è il pubblico ministero che è riuscito a portare alla sbarra i presunti responsabili dei furti, tra cui un ricettatore austriaco, e farne già condannare due con il rito abbreviato. L'uomo che ha deciso di parlare evidentemente spera di ottenere dai giudici le attenuanti. E' accusato, insieme ai complici, di associazione a delinquere. Rischia grosso: almeno quattro anni di carcere. Ma il peso della scoperta, "genesi" a parte, resta. Il pm Cipolla è stato il primo, insieme ai carabinieri, a scendere sotto terra dopo le rivelazioni del trafficante. «La tomba è bellissima racconta Gli archeologi sono travolti dall'entusiasmo, non stanno più nella pelle. I leoni ruggenti, con le fauci aperte, sono veramente particolari. E' un ritrovamento che arriva del tutto inaspettato, proprio perché la zona in cui è avvenuto (il punto esatto verrà rivelato soltanto oggi, ndr) veniva ritenuta di scarso interesse archeologico. Lo stato di conservazione dei dipinti sulle pareti, per di più, è fuori dal comune». Il rosso dei dipinti, secondo alcuni, potrebbe dire molto sui rapporti tra gli Etruschi, popolo tuttora misterioso, e le altre civiltà italiche. Forse il passato, da Veio, ha ripreso a "parlare".
Il Messaggero
16 Giugno 2006
Un tesoro a Veio, grazie a un "pentito"
LU
Luca Lippera
Il Messaggero
Il Parco di Veio, tra Roma e Formello, sta per rivelare una tomba etrusca con dipinti mai ritrovata. La scoperta è stata fatta da un "tombarolo" pentito che ha rivelato l'esistenza della tomba a un magistrato della Procura. La tomba risale al 700 a.C. e contiene dipinti con leoni e uccelli acquatici, simboli del passaggio dalla vita alla morte. Il sarcofago non è stato ritrovato, ma gli esperti ritengono che il saccheggio della tomba sia avvenuto molto tempo fa, poiché c'erano vasellame e suppellettili funerarie.
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