BRESCIA Chi le vuole e ri-vuole, le grandi mostre. E chi invece dice basta al «mostrificio della linea goldiniana, che fa massa e commercio con la cultura d'importazione». Valerio Terraroli , bresciano, critico d'arte e docente di storia dell'arte contemporanea a Torino, non risparmia critiche: «Ogni sperimentazione prima o poi deve finire. E questa ha superato il tempo massimo». Non se la prende con Marco Goldin («C'è spazio per tutti e ciascuno propone quello che ritiene opportuno») ma con un'amministrazione di centrosinistra «che ho votato due volte e che mi ha deluso perché si è avventurata in un'esperienza che più berlusconiana di così non poteva essere». Incalza Terraroli: «Quali ricadute hanno queste iniziative sulla città? Nessuna. È solo questione di cassetta. Dopo le grandi mostre, è tabula rasa». Eppure le alternative ci sono: «Trento organizza un grande evento culturale sul Romanino. Brescia dov'è?». E ancora: «Con queste grandi mostre è stato praticamente smontato il museo di Santa Giulia, allestito con soldi della Regione e dello Stato. Chi presenterà il conto?». Alla voce del critico si affianca quella del politico. Sempre contro la formula della «cultura intensiva» che ha il suo punto di forza nei grandi numeri. «Si può guardare a Monet o Turner ma al tempo stesso diventare centro di promozione, studio e esportazione della propria cultura figurativa - dice Massimo Gelmini, leghista, vicepresidente e assessore alla cultura della Provincia di Brescia , noi diciamo no alla rappresentazione del bello fine a se stessa. Il Comune sbaglia ad appaltare la cultura al privato: l'approccio è inevitabilmente commerciale. E al territorio resta solo la traccia del passaggio di centinaia di migliaia di visitatori. Nulla si è radicato. In Provincia remiamo contro questa corrente».
Attenti alle sirene del consumismo culturale
Il critico d'arte Valerio Terraroli ha criticato la grande mostra "C'è spazio per tutti" di Marco Goldin a Brescia, affermando che ogni sperimentazione deve finire e che questa ha superato il tempo massimo. Terraroli ha anche criticato l'amministrazione di centrosinistra che ha organizzato l'evento, affermando che non ha avuto ricadute positive sulla città. Il politico Massimo Gelmini, vicepresidente e assessore alla cultura della Provincia di Brescia, ha invece espresso disaccordo con la formula della cultura intensiva e ha affermato che il Comune sbaglia ad appaltare la cultura al privato, che porta solo benefici commerciali senza radicamento nel territorio. La Provincia di Brescia ha espresso disaccordo con la corrente di cultura intensiva.
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