L'Unione ha annunciato ieri la presentazione di un emendamento ad hoc Stop ad alcune norme, il resto al via dal 1 luglio Prima operazione chirurgica dell'Unione al codice appalti che entrerà in vigore il 1 luglio mettendo così il governo italiano al riparo dalla procedura di infrazione della Ue. A quella data, se l'emendamento che chiederà la sospensione di alcuni punti del codice, annunciato ieri dall'Unione e presentato a giorni, se non già oggi, non verrà bocciato al senato, dove il governo ha una maggioranza risicata, e verrà approvato anche alla camera, il 1 luglio il cosiddetto codice De Lise (che prende nome dall'autore, che riordina in un testo unico le norme sugli appalti pubblici e le forniture di servizi) entrerà in vigore soltanto per «le parti autoapplicative», secondo quanto ha specificato il senatore Nello Formisano, capogruppo dell'Italia dei valori al senato, e presidente del gruppo misto che ha promosso l'iniziativa. E che ieri è stata illustrata oltre che da Formisano, anche dalla presidente della commissione lavori pubblici del senato, Anna Donati, Paolo Brutti (Ulivo), Anna Maria Palermo e Salvatore Bonadonna (Prc). L'Unione presenterà un emendamento al ddl di conversione del decreto legge di proroga di atti parlamentari. L'emendamento ieri era all'esame della commissione della Donati che stava lavorando intorno a tre bozze diverse. Ed è probabile che già oggi venga depositato, anche se formalmente la scadenza è fissata al 22 giugno. «Quanto ci proponiamo di fare è applicare la stessa legge delega che ha stabilito il termine di 18 mesi per poter apportare eventuali modifiche e correzioni per via regolamentare», ha sottolineato la senatrice Donati, «e procedere non alla cancellazione ma al miglioramento del codice in alcune parti perseguendo l'obiettivo della massima concorrenza e trasparenza nell'uso delle risorse pubbliche». La presidente Donati ha sottolineato che «si è deciso di procedere in questo modo e non con un decreto legge di sospensiva», ha detto, «per rispondere positivamente all'appello del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ha chiesto la via parlamentare di correzione. Questo ci ha indotto all'iniziativa di un emendamento firmato da tutte le forze dell'Unione». «L'intenzione dell'Unione non è quella di una sospensione indiscriminata del codice appalti», ha specificato Formisano, «ma apportare modifiche a tutte quelle parti del codice che noi riteniamo debbano essere migliorate». In particolare, di sicuro i tre punti già individuati dal ministro delle infrastnitture, Antonio Di Pietro, che nel consiglio dei ministri di venerdì scorso aveva annunciato l'intenzione di correggere in alcune parti il codice De Lise che di fatto ha riscritto la Merloni prevedendo minori paletti e maggiore discrezionalità per l'azione dei privati e della pubblica amministrazione. In particolare, i punti che erano stati individuati dal ministro Di Pietra erano tre: la correzione dei capitoli che riguardano l'appalto integrato, la trattativa privata e l'offerta economicamente più vantaggiosa. «L'Unione al senato», ha aggiunto il senatore Paolo Brutti, «evidenzia oggi le stesse criticità messe in luce nella proposta di parere già presentato nella commissione lavori pubblici a febbraio. Oltre all'appalto integrato e all'estensione della trattativa privata, contestiamo la dilatazione del ruolo degli arbitrati e delle competenze dell'Autorità di vigilanza sui lavori pubblici (il governo Berlusconi ha firmato il decreto d'assunzione di 400 nuovi dipendenti in aggiunta ai 170 attuali), che restano da ridimensionare». «In particolare», ha specificato Brutti, «si intende dare l'altolà alla formula dell'appalto integrato, in cui progettazione e realizzazione sono condotte da uno stesso soggetto e il cui ricorso viene notevolmente ampliato con il nuovo codice. Inoltre si vuole correggere la dilatazione del ricorso e del ruolo dell'arbitrato, che arriva in concomitanza con l'innalzamento dei livelli di retribuzione degli arbitri, quasi sempre consiglieri di stato, il che fa supporre l'intervento in questa norma della lobby degli arbitri». Intanto, l'assessore della regione Veneto ai lavori pubblici, Massimo Giorgetti, ha annunciato che ricorrerà alla Corte costituzionale contro l'entrata in vigore del nuovo codice dei contratti pubblici.
Appalti, il codice De Lise va. Anzi no
L'Unione ha annunciato di presentare un emendamento ad hoc Stop ad alcune norme del codice appalti, che entrerà in vigore il 1 luglio. L'emendamento chiederà la sospensione di alcuni punti del codice. Il governo italiano ha una maggioranza risicata al senato, quindi è probabile che l'emendamento venga approvato. Il codice De Lise, che riordina le norme sugli appalti pubblici e le forniture di servizi, entrerà in vigore soltanto per le parti autoapplicative. L'Unione presenterà anche un emendamento al ddl di conversione del decreto legge di proroga di atti parlamentari.
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