Tesoro archeologico in una palazzina di pescatori. Cinque denunce Portici. Quarantuno reperti archeologici di inestimabile valore storico e artistico. Ventuno anfore vinarie e 2 vasi domestici risalenti all'epoca greco-romana sono stati requisiti dagli uomini della Guardia di finanza di Portici al termine di una complessa operazione di contrasto all'illecito traffico di reperti di interesse archeologico. Tutto ha avuto inizio quando i baschi verdi coordinati dal capitano Sebastiano Barbato hanno rinvenuto in un'abitazione di Portici, di proprietà di una giovane coppia, 3 anfore risalenti al II secolo d.C. in bella mostra nel salotto di casa. Subito sono scattate le denunce ed il sequestro dei tre preziosi oggetti di valore inestimabile. In contemporanea gli uomini della compagnia di Portici hanno avviato le indagini per identificare la provenienza delle anfore e gli autori dell'illecito commercio. Dopo approfondite perizie effettuate anche dal personale della sovrintendenza ai Beni Archeologici di Pompei, gli investigatori hanno appurato che i reperti provenivano dal porto antistante la zona archeologica di Ercolano. Si è così giunti all'individuazione di una palazzina abitata da alcune famiglie di pescatori. Nel garage-deposito della palazzina gli uomini delle Fiamme gialle hanno rinvenuto un autentico tesoro: ben 20 anfore intere, perfettamente conservate, e 18 frammenti di anfore di varia grandezza. Due dei vasi deputati al trasporto di vino sono risultati appartenere addirittura al III secolo a.C, cioè di epoca greco-italica, e rappresentano per questo i reperti più preziosi del ritrovamento. Il valore di tutte le anfore è ovviamente - da un punto di vista storico e artistico - inestimabile, ma sul mercato clandestino avrebbero fruttato - in termini economici - non meno di 40 mila euro. Per questo gli inquirenti presuppongono che le anfore fossero lì in deposito temporaneo per poi essere vendute, quando prima, a ricchi collezionisti disposti a pagare qualsiasi cifra pur di poter esibire nelle proprie case un vaso di quel genere. 14 pescatori di Ercolano ed il proprietario della villa di Portici sono stati denunciati all'autorità giudiziaria per violazione delle norme sulla tutela dei beni archeologici ed ora rischiano fino a tre anni di reclusione ed una ammenda di 3000 euro. I reperti invece sono stati consegnati alla Sovrintendenza per i beni Archeologici per essere catalogati e conservati al meglio. «L'ulteriore rinvenimento di reperti archeologici nel Napoletano conferma la costante presenza di un commercio illecito che trova puntuale approdo in un mercato clandestino locale e internazionale ancora particolarmente attivo e vivace». Così il senatore dell'Ulivo, Giuseppe Scalera, componente della Commissione Beni Culturali e Istruzione di Palazzo Madama, che aggiunge: «Si avverte, sempre di più, l'esigenza di un potenziamento delle strutture di controllo e di leggi che possano inasprire le pene, ribadendo come ogni reperto archeologico rappresenti un patrimonio pubblico di profondo valore storico che non può essere sottratto agli studi e alla ricerca di chi tenta di ricostruire le radici del nostro passato».
Arte rubata, trovati 41 reperti
In Portici, gli uomini della Guardia di finanza hanno requisito 21 reperti archeologici di inestimabile valore storico e artistico. I reperti sono stati trovati in una palazzina di pescatori, dove erano stati nascosti per essere venduti sul mercato clandestino. Tra i reperti, ci sono 21 anfore vinarie e 2 vasi domestici risalenti all'epoca greco-romana. I reperti sono stati requisiti dopo una denuncia per il traffico di reperti di interesse archeologico. I denunciati sono 14 pescatori di Ercolano e il proprietario della villa di Portici, che rischiano fino a tre anni di reclusione e 3000 euro di ammenda.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo