«Quando nel 1984 decidemmo di attivarci con i Beni culturali, Raffaele La Capria mi disse che quello era il modo di affrontare Napoli come una giungla con il temperino. Poi quando "La scuola adotta un monumento" ha incrociato tutte le nostre attività, capimmo di aver avuto ragione». Mirella Barracco ricorda così gli anni di esordio di tutte le iniziative promosse dalla Fondazione Napoli Novantanove da lei presieduta, che dal 1994 ha ceduto il passo al Comune nella gestione della rassegna oggi conosciuta come «Maggio dei Monumenti». Cominciò di lì la stagione denominata del «rinascimento napoletano», slogan giornalistico assai usato a metà anni '90 per trasmettere, con un'immagine rinnovata di Napoli, la speranza che il circolo vizioso sottosviluppo-irredimibilità potesse essere rotto, o almeno scalfito. Oggi, prima di ogni discussione sul «rinascimento napoletano», molti concordano sull'opportunità di racchiudere l'espressione tra virgolette, o, meglio, di anteporvi il termine «cosiddetto». Ma forse a questo riguardo sarebbe tempo di archiviare, con gli eccessi di ottimismo di una volta, le rappresentazioni altrettanto pregiudizialmente pessimistiche. Di sbarazzarsi dell'ottica da «bicchiere mezzo pieno» o «mezzo vuoto» e chiedersi se la città abbia o meno fatto alcuni passi avanti, se non verso una rigenerazione palingenetica, almeno in direzione di un potenziamento di quella che i francesi chiamano civilisation. L'occasione per riflettere e ricordare è in parte venuta dalla presentazione del libro di Maria Federica Palestino MiraNapoli. La costruzione dell'immagine urbana negli anni '90 (Clean Edizioni, 111pagg. 12 euro), presentato a "la Feltrinelli" di piazza dei Martiri dalla stessa autrice insieme con il ricercatore inglese Nick Dines, lo scrittore Maurizio Braucci, Vincenzo Andriello, docente di Urbanistica alla Federico II, che ha curato l'introduzione al saggio, da Mirella Barracco che di quel rinascimento napoletano è stata uno dei massimi artefici, moderati da Francesco Ceci. Federica Palestino, architetto e ricercatore al Dipartimento di Urbanistica dell'Università di Napoli, ha elaborato questo saggio non nuovo per l'argomento ma originale e ricco di contenuti, facendo partire la sua ricerca dalla fine del 1993, momento in cui Napoli diventa una città competitiva a livello internazionale, inaugurando, anche attraverso le gesta del suo sindaco-leader, quello che fu subito definito rinascimento napoletano. Il saggio contenuto nel libro, interamente dedicato al Maggio dei Monumenti, descrive questa tesi di fondo, chiarendola in modo dettagliato e ripercorrendo il periodo storico che va dal 1992 al 2000, attraverso le varie evoluzioni della rassegna-simbolo della città. Le domande-chiave del libro sono:«Quali politiche hanno inciso di più sull'immagine della città negli anni '90»? E «Fino a che punto si è scommesso non tanto, e non solo, sul patrimonio artistico e storico ma anche sulla riscoperta di un orgoglio civico»? Emergono, così, tre facce di Napoli, riconducibili a tre diversi momenti della sua storia più recente: la città d'arte, la cartolina animata e la città di consumo. Ma, oggi, quel che conta di più è far sì che Napoli non guardi solo alla progettazione, quanto alla partecipazione di tutti alla costruzione di un futuro che non sia solo da cartolina.