Ercolano: vasi del 79 d. C. in casa di pescatori Operazione della Finanza: 21 reperti tra anfore e scodelle custoditi da insospettabili Sono cinque i denunciati Ercolano. In casa avevano reperti archeologici e alcuni vasi risparmiati dall'eruzione del Vesuvio del 79 d.C. I militari della guardia di finanza della compagnia di Portici-Ercolano, coordinati dal capitano Sebastiano Barbato, e le fiamme gialle del comando primo gruppo Napoli hanno individuato in un appartamento in via Marittima a Portici tre anfore di tipo greco-italico risalenti al III secolo a.C. È stato solo l'inizio: dopo successive indagini hanno scoperto in tre appartamenti di pescatori ercolanesi, in via Arena San Vito, altre anfore vinarie in argilla di epoca romana e punica, in ottimo stato di conservazione che facevano bella mostra nei salotti. Complessivamente sono stati ritrovati 41 pezzi, alcuni dei quali erano sistemati su sostegni in ferro, fatti realizzare su misura per valorizzare i tesori. Tutti insospettabili i denunciati, che custodivano nelle loro case un patrimonio di inestimabile pregio e che, secondo la legge, rischiano fino a tre anni di reclusione e una sanzione. Tra i reperti recuperati ci sono due vasi che probabilmente non venivano trasportati sulle navi ma sarebbero stati trascinati in mare durante l'eruzione del 79 d.C. I tre pescatori di Ercolano (A.D.S., C.D.S e P.D.S.) proprietari delle abitazioni in cui è stata rinvenuta la maggior parte dei reperti, sono tutti parenti e sono stati denunciati per violazione alla normativa sulla tutela delle cose d'interesse artistico e storico, così come una cODDia di Dorticesi che - stando alle prime indagini - pare avessero ricevuto in regalo le tre anfore. Il coniuge, C.A. residente a Portici, è impiegato in un'azienda di pulizie e sembra abbia comunque parenti pescatori che potrebbero avergli donato i reperti. Anfore romane, quindi, usate per abbellire le abitazioni private dell'area vesuviana ma anche per essere commercializzate. Nel deposito di una delle abitazioni di Ercolano, coperti da teli, sono stati poi recuperati altri reperti come colli, vasi e parti di anfore. Alcune opere erano state già riparate con colla per argilla: la circostanza fa presumere che fossero pronte per essere vendute a collezionisti privati appassionati di archeologia, alimentando così il mercato illecito. Stando alle stime degli esperti pare che alcune di esse potessero essere commercializzate al costo di duemila euro ciascuna. Il materiale archeologico sequestrato ha un valore attorno ai 40mila euro. Difficile capire da quanto tempo gli oggetti fossero nelle abitazioni e nei depositi. Si pensa che le anfore integre e gli altri frammenti siano stati rinvenuti nello specchio d'acqua antistante i porticcioli di Portici e Ercolano proprio dai pescatori. I denunciati non si sono meravigliati più di tanto del blitz dei finanzieri. Secondo le fiamme gialle, infatti, spesso nelle reti dei pescatori si impigliano frammenti di anfore e altri reperti archeologici che finiscono nelle case di chi li trova o contribuiscono a incentivare il mercato nero. A maggio dello scorso anno, sempre i militari coordinati dal capitano Barbato, recuperarono in due abitazioni di Ercolano cinque anfore vinarie in argilla per un totale di 16 pezzi, tutti risalenti all'epoca romana e punica. IL MERCATO GLI OGGETTI FUNERARI Gli oggetti trascinati in mare dalla lava Sequestri anche a Portici I pezzi più richiesti sul mercato illegale sono i corredi funerari che vengono ritrovati nelle tombe della Campania e delle zone archeologiche. I PEZZI PIÙ ANTICHI In una casa di Portici le anfore più antiche, risalenti al III secolo a.C. Venivano utilizzati come recipienti per il vino. Cinque i pescatori denunciati I RECIPIENTI Le anfore sono i pezzi più facili da ritrovare perché il vino, ma anche l'olio, gli unguenti e le spezie venivano trasportati al loro interno lungo il Mediterraneo. I DECORI Il valore di un pezzo sale a dismisura se porta l'indicazione chiaro sulla provenienza (il nome della fabbrica). Un altro elemento che fa crescere il prezzo è la qualità e la quantità dei decori. LA CITTA SEPOLTA Trascinati in mare durante I' eruzione del 79 d.C. Ecco la ricostruzione storica sui vasi ritrovati dalla Finanza. Venivano utilizzati come piccoli contenitori IL PERIODO IMPERIALE Lungo le coste Campane si trova una grande quantità di pezzi trasportati dalle navi dirette al porto di Puteoli. Gli oggetti ritrovati in mare risalgono, quindi, generalmente all'epoca imperiale, quella di massimo fulgore.
Il tesoro dell'eruzione era nascosto in salotto
In Ercolano, la guardia di finanza ha sequestrato 41 pezzi di vasi antichi, tra cui anfore e scodelle, in tre appartamenti di pescatori. I reperti risalgono al III secolo a.C. e sono stati trovati in ottimo stato di conservazione. I denunciati, che sono parenti, sostengono di aver ricevuto i reperti in regalo. La polizia ha individuato anche altri reperti archeologici in altre abitazioni della zona. Il materiale archeologico ha un valore stimato di 40mila euro. I reperti sono stati trovati in un appartamento in via Marittima a Portici, in tre appartamenti di pescatori in via Arena San Vito a Ercolano e in un deposito di una delle abitazioni.
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