Venezia. La Biennale vuole cambiare il proprio statuto per facilitare l'ingresso dei privati. È questa la linea uscita al termine del consiglio di amministrazione di ieri, nel quale si è analizzata la gestione della fondazione. I continui tagli dei contributi statali per le attività istitituzionali - soprattutto quelli al Fondo unico per lo spettacolo - stanno costringendo la Biennale a sforzi di "finanza creativa" per reperire altrove le risorse. La fondazione ha incrementato il contributo dei privati dell'87 per cento nel triennio 2004-2006 rispetto a quello precedente (portandoli da 13 milioni a quasi 25 milioni di euro) e oggi questa voce garantisce un terzo delle risorse della fondazione, che ammontano complessivamente a circa 83 milioni di euro. Eppure non basta. «Si tratta soprattutto di sponsor finalizzati a iniziative singole ha spiegato il presidente, Davide Croff - Il salto di qualità lo possiamo fare se, accanto a questo tipo di sostegno, riusciremo a coinvolgere i privati nella struttura stessa della Biennale, con progetti di partnership sul lungo periodo, che prescindano dalle singole iniziative». Ma per far questo occorre, appunto, cambiare lo statuto: troppo rigidi i vincoli attuali per consentire l'ingresso dei privati. «Le norme - ha aggiunto Croff - prevedono che un privato possa sedere in consiglio di amministrazione se garantisce una quota pari a un minimo del 20 per cento del patrimonio della fondazione e un contributo annuo pari al 7 per cento della gestione. Questo significa, per un'azienda o un gruppo, versare 6 milioni di euro di partecipazione patrimoniale, praticamente a fondo perduto, e garantire 2 milioni di euro l'anno. A queste condizioni è difficile per chiunque entrare » Per questo è già partita una lettera indirizzata al vicepre mier con delega alla cultura, Francesco Rutili. «Ma nell'attesa ha detto ancora Croff - non stiamo a guardare». La Biennale, come altre istituzioni culturali, confida innanzitutto nel rifinanziamento del Fondo unico per lo spettacolo. I finanziamenti pubblici ordinari (quelli garantiti dal Fus e dalle leggi istitutive) sono infatti scesi dai quasi 18 milioni del 2000 ai 12 milioni 270mila del 2006. Non ci attendiamo certo che il Fus venga riportato ai livelli di qualche anno fa - ha osservato il presidente - ma quantomeno che si arresti la corsa ai tagli. Per ovviare a questa tendenza, tuttavia, abbiamo avviato una serie di iniziative al di fuori dalla nostra attività istituzionale, come la rassegna teatrale di Carnevale, le retrospettive o la Biennale Sud, che ci hanno consentito di reperire fondi da altre fonti diverse dal ministero della cultura, come ad esempio il ministero per l'economia. Insomma, abbiamo fatto di necessità virtù, diversificando la nostra attività (il fatturato nel triennio è salito del 31 per cento, ndr) per diversificare le entrate». Inoltre è partito un progetto di valorizzazione del territorio veneziano e Veneto, che garantirà un ulteriore contributo da parte della Regione: è il prezzo della pace, dopo la "lite" tra il governatore Giancarlo Galan e Maurizio Scaparro, che aveva portato al ritiro del contributo della Regione al festival teatrale su Gozzi e Goldoni organizzato dal regista romano, "colpevole" di aver partecipato in periodo pre-elettorale a un dibattito sulla cultura organizzato dalla sinistra. Il futuro della Biennale resta tuttavia con qualche incognita sul fronte finanziario. «Per il 2006 e 2007 - conclude Croff - siamo in grado non solo di mantenere le nostre attività e di garantire l'equilibrio dei conti, ma anche di dare una buona base di partenza per gli anni successivi. A incoraggiarci c'è sempre quel dato legato alla crescita dei privati». Ma questo riguarderà la nuova gestione della Biennale, visto che l'incarico di Croff scade proprio nel 2007.