Da oggi aperta, dopo il restauro, la stanza di Alessandro Farnese a Castel S. Angelo Forse Paolo III Farnese in quelle stanze non ci dormì mai. Mentre altri lo fecero dopo di lui e, tra questi, vi fu sicuramente il Comandante del Forte, come si era soliti chiamare Castel Sant'Angelo nell'epoca in cui Napoleone a Roma era di casa. Certo è che il fascino di quelle di due sale, che gli antichi ci tramandano con i nomi di Sala di Amore e Psiche e di Sala del Perseo, sta anche nell'immaginare di un Papa, al secolo Alessandro Farnese, che aveva alle spalle una giovinezza dissipata e fastosa, quattro figli e un matrimonio al quale rinunciò a malincuore pur di guidare il gregge di Pietro che per decorare la sua camera da letto sceglie la storia, erotica e pagana, di Amore e Psiche. La storia della bellissima che non resiste alla tentazione di illuminare con la candela l'amante che giace nudo accanto a lei e che per questo viene punita dagli dei. Una favola di passione e desiderio che Apuleio scrisse nel II secolo dopo Cristo e che raccontava di come una fanciulla attraverso l'amore si fa donna. Una storia che, malgrado le tante vicende che si succedettero nell'antico Mausoleo di Adriano e i non pochi e non sempre fortunati restauri, il lungo fregio che si srotola come un papiro appena sotto il magnifico soffitto cassettonato è ancora lì a raccontare. E che finalmente, dopo decenni di chiusura, da oggi ritorna disponibile per il pubblico grazie ai restauri brevi ma efficacissimi voluti dal sovrintendente Claudio Strinati e dalla responsabile del progetto e direttrice dei lavori Fiora Bellini. Si potrà finalmente osservare a naso in su lo splendido ciclo pittorico realizzato in dieci mesi dal maestro fiorentino Piero Bonaccorsi, detto Perin del Vaga, tra il 1545 e il 1546, insieme ad una vera e propria "scuola pittorica". Un affresco articolato e complesso realizzato sotto la sua guida. Il restauro, finanziato con 130 mila euro del Montepaschi Vita in indole di perpetuare "l'antica tradizione al mecenatismo tipica dei banchieri toscani" come ha ricordato il suo presidente Silvano Andreani, è stato realizzato magistralmente dalla mano esperta dello storico restauratore Rossano Pizzinelli. «Un restauro che ha tentato di recuperare l'equilibrio perduto tra l'originale i ritocchi successivi - ha spiegato Pizzinelli che ricorda almeno altri cinque precedenti interventi riparatori a partire dal 1726 fino all'ultimo negli anni '60 dello scorso secolo - e che ha evidenziato una scuola pittorica, quella di Perin, davvero perfetta nell'utilizzare tutte le tecniche necessarie per l'affresco, dallo spolvero all'incisione diretta fino alla trasposizione su cartone». E che ha individuato al di fuori di ogni dubbio la mano straordinaria di Perin Del Vaga nella prima scena delle nove che compongono i 40 metri quadri di affresco e molti altri interventi del maestro nelle scene successive, dove appaiono evidenti anche gli interventi dei suoi raffinati collaboratori. «Un lavoro importante che fa parte di un progetto di ampio respiro al quale stiamo lavorando da mesi e che abbiamo voluto chiamare Festina in onore del motto dei Farnese - spiega Fiora Bellini - L'idea è quella di riconoscere agli appartamenti farnesiani un'autonomia di visita che va di pari passo con la sua autonomia stilistica rispetto al resto del monumento di Castel Sant'Angelo e che punta al restauro e alla riqualificazione di tutte le stanze degli appartamenti papali». Ad ottobre infatti, si comincia con i restauri di altre due delle 12 sale dell'appartamento papale. «I finanziamenti ci sono già - conclude la Bellini - Ora speriamo di trovare i fondi per restaurare anche la sala di Perséo affinchè il percorso tra le stanze che porta a quella di Amore e Psiche ritrovi tutto il suo splendore».
Amore e Psiche bentornati in pubblico
La stanza di Alessandro Farnese a Castel S. Angelo è stata aperta al pubblico dopo il restauro. La stanza è decorata con un ciclo pittorico realizzato da Piero Bonaccorsi (Perin del Vaga) tra il 1545 e il 1546. Il ciclo rappresenta la storia di Amore e Psiche e include anche scene di Perseo. Il restauro è stato finanziato con 130.000 euro del Montepaschi Vita e ha cercato di recuperare l'equilibrio tra l'originale e i ritocchi successivi. Il restauro ha evidenziato la scuola pittorica di Perin del Vaga e ha individuato la sua mano nella prima scena del ciclo.
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