Con un piccolo concerto e discorsi delle autorità, si inaugura oggi alle ore 11 la Pinacoteca del Monte della Misericordia nella sua definitiva sistemazione dopo il restauro dei dipinti, il rifacimento degli impianti e software per i disabili. Il Pio Monte della Misericordia, nonostante la titolazione, ha una storia di quattro secoli sempre all'insegna della laicità: la chiesa qui non è mai stata protagonista. Era il 1601, clima di Controriforma, quando il marchese Cesare Sersale con altri amici gentiluomini per aiutare i deboli bisognosi in una società che quasi li ignorava cominciò a questuare chiedendo materialmente elemosine; e quale primo gesto dimostrativo, agli ammalati dell'ospedale Incurabili il gruppetto titolato portava «leggiero cibo, confetture e religiose parole». Nel 1602 le elemosine erano diventate una somma rilevante, 6310 ducati e già fruttavano una rendita di 486 ducati. Così, anche in considerazione che «i nobili non ponno andare accattando», i sette gentiluomini napoletani decisero di fondare un Monte nel quale le sette opere della Misericordia fossero esercitate. È vero che nello statuto costituto dell'Ente si parte dalle parole di Cristo con l'invito alla misericordia e alla carità, ma la chiesa non fu interpellata né riuscì ad inserirsi in tutte le iniziative squisitamente laiche, che furono: elemosine, liberare i carcerati per debiti pagando quanto dovevano, istituire i «maritaggi» cioè le doti per le donzelle povere, portare negli ospedali agli ammalati poveri «squisito cibo incoraggiandoli a pazientemente sopportare le loro miserie», seppellire i morti, cure termali a Casamicciola per i bisognosi, educazione in collegi o monasteri di fanciulli e giovinette nobili secondo le esigenze delle famiglie. Naturalmente questa organizzazione richiedeva una sede e Francesco Antonio Picchiatti nel 1670 consegnava l'edificio sobrio ed elegante in via dei Tribunali che nasconde quasi la chiesa. Anche la chiesa è del Picchiatti, sorge su una preesistente del Conforto ed è costruita in forma ottagonale per contenere le sette tele che si ispirano alla Misericordia. Sull'altare maggiore vi è l'opera celebratissima di Caravaggio «Le opere di Misericordia», nel 1607 gli fu pagata 400 ducati e rappresenta una sintesi delle opere di carità a cui tende il Monte. Le altre sei tele sono di Battistello Caracciolo, Bernardo Azzolino, Belisario Corenzio, Luca Giordano, Fabrizio Santafede, Vincenzo d'Onofrio. Il Pio Monte della Misericordia che aveva avuto l'approvazione del re Filippo III di Spagna e una benedizione del Papa in questi quattro secoli è andato avanti con fierezza, forte di continui lasciti e donazioni dei suoi componenti. Resta associazione privata legalmente riconosciuta, non ha sovvenzioni statali e dunque si regge sulle rendite del suo patrimonio immobiliare che nel 1602 fruttavano 486 ducati ed oggi superano il milione di euro. In questo anno 2003 l'Unione Europea ha voluto contribuire al restauro dei dipinti che oggi rivedremo nella Quadreria e il Comune di Napoli ha voluto essere tangibilmente presente in questo Maggio dei Monumenti rendendo possibile un software per la fruizione museale da parte dei disabili: il Pio Monte è così la prima istituzione italiana a dotarsi di un sistema audio e video con questa alta finalità, elegante simbiosi tra assistenza e beneficenza, un'attenzione all'arte unitamente alle opere di carità. Ma chi governa il Pio Monte? I Governatori sono naturalmente sette, il Soprintendente è Gianpaolo Leonetti di Santo Janni, sono di grande levatura sociale e intellettuale e appartengono rigorosamente alla nobiltà. Gli iscritti, gentiluomini gran benefattori che compongono la fratellanza nel 1856 erano 80, oggi sono 230. Il lavoro è complesso, ovviamente modificato nei secoli ma la beneficenza verso i «poveri vergognosi» è sempre in primo piano. Il Soprintendente Gianpaolo Leonetti lo sottolinea: «noi non siamo quelli del Caravaggio, noi entriamo nel sociale, assistiamo i bisognosi, confermiamo la regola fondamentale del 1600 che nello statuto dell'Ente parlava di misericordia e carità nel nome di Cristo ma anche di indipendenza dal potere ordinario cioè dalla Chiesa». La Quadreria che si inaugura oggi è al primo piano dell'edificio, fu una invenzione di Raffaello Causa e Tommaso Leonetti, che raccogliendo i De Mura e le altre tele del Pio Monte la considerarono «un miracolo della città». Ristrutturata e rivista negli impianti fino all'8 giugno è aperta al pubblico tutte le mattine, poi soltanto il giovedì e il sabato. Nella chiesa si celebrano sempre le funzioni religiose, il Caravaggio è sull'altare maggiore, secondo Longhi, Causa e Argan è il più importante quadro religioso del Seicento; il Pio Monte della Misericordia non vuole essere «quello del Caravaggio» ma di sicuro può esserne orgoglioso.