Da venerdì mattina i visitatori potranno scoprire uno dei tesori del patrimonio artistico cittadino Una guida accompagnerà i gruppi nella sede del Rettorato Franco Mannarino, figlio di pescatori, viene catturato bambino, appena tredicenne, e trascinato sull'altra sponda del Mediterraneo durante uno degli assalti turchi nelle nostre coste. Secondo una ricostruzione credibile, lo clonano musulmano e partecipa alla battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571. La 'lega Santa" sbaraglia la flotta dell'impero Ottomano e il giovane Franco finisce prigioniero a Venezia. Esortato ad abiurare per la seconda volta la sua religione stavolta quella islamica non convince del tutto i severi inquisitori domenicani che lo imprigionano allo Steri di Palermo nelle terribili segrete riservate a blasferni, iconoclasti, eretici, pagani, musulmani, negatori del Dio cristiano e a molti benestanti ai quali si appioppa un "peccato". Qui nel 1910 dipinge sulla parete la battaglia di Lepanto in modo magistrale. È uno degli ultimi graffiti portati alla luce dai restauratori all'opera da un paio di anni allo Steri per mettere in sicurezza quelli già noti e per riportare alla luce quelli ancora nascosti sotto la patina dell'intonaco. Turisti e palermitani potranno ammirarli però solo tra un anno e mezzo quando il Museo dell'Inquisizione, unico in Europa, sarà pronto per essere visitato. Lo Steri comunque da venerdì apre le porte per rendere fruibili dalle 9 alle 13, ogni giorno tranne il lunedì tutti i tesori che contiene, a cominciare dal prezioso soffitto della Sala Magna, o dei Baroni, istoriato in stile moresco. Il servizio sarà curato dalla società "Federico II", che ha vinto la gara di appalto. L'accesso (costo 5 euro, ridotto 3) sarà a gruppi di 25-30 persone (ognuno a un quarto d'ora di distanza dal precedente) che usufruiranno della radio guida, di un cicerone poliglotta, di un bookshop e di un deposito bagagli custodito.A regime, la struttura occuperà 8 giovani assunti a tempo indeterminato. Questo l'itinerario della durata di 45 minutiprevisto: la Vucciria di Guttuso, la sala delle Armi con i primi graffiti dei dannati dell'Inquisizione restaurati, il Loggiato e la Sala dei Baroni al piano superiore, la Sala delle Capriate al secondo piano e infine la terrazza da cui si osserva il panorama della città antica. Visibili Palazzo Abatellis, il corpo basso dell'Inquisizione, la Gancia, l'Oratorio dei Bianchi, Palazzo Butera, un bel po' di campanili e il mare. Dall'alto gli appassionati di botanica potranno godere anche la vista di un ficus magnolioides svettante da piazza Marina, che con i suoi 25 metri di altezza (e una chioma dal diametro di 50 metri) è l'albero esotico più alto d'Europa e dall'altro lato la cima di un'araucaria, 37 metri, la pianta più imponente di Palermo. L'elemento più prezioso dello Steri resta il soffitto che con i suoi 215 metri quadrati di disegni è una sorta di enciclopedia illustrata dello scibile umano del Medioevo. È stato istoriato tra il 1377 e il 1380 da tre artisti-artigiani dell'Isola, che probabilmente hanno appreso questa tecnica dagli arabi: Cecco di Naro, Simone da Corleone e Darenu da Palermo. Nelle rappresentazioni c'è tutto il vasto repertorio figurativo che per i temi moralistici e didascalici rispecchia fedelmente la società siciliana del Trecento. Temi religiosi, l'Antico testamento in primo luogo, si alternano con scene cavalleresche e illustrazioni araldiche e floreali. I tornei d'arme e il corteggiamento dell'amor cortese prendono grande spazio nella ragnatela di travi. Ma anche i delitti passionali e i castighi. E ancora: il conflitto islamico-cristiano, l'Iliade e l'Odissea, scene di caccia, momenti ludici, come il gioco degli scacchi, e tanti stemmi, con quello dei Chiaromonte (il profilo di cinque monti colore argento su sfondo dorato) ripetuto più volte. Soffitti simili si trovano in Andalusia dove le maestranze locali acquisiscono la tecnica pittorica durante la dominazione dei mori. Lo Steri (da Hosterium, palazzo fortificato) fu costruito dai Chiaromonte in prossimità del mare ai margini della cittadella degli emiri arabi, tra il 1307 e il 1320. Con Manfredi III la nobile famiglia, profittando della momentanea debolezza del potere regio, mantiene per una quarantina d'anni un potere assoluto a Palermo e negli altri suoi territori. Ma morto Manfredi il suo successore Andrea Chiaromonte non è in grado di reggere testa all'esercito aragonese di re Martino sbarcato con la madre Maria. Il 1 giugno del 1392 Andrea viene decapitato proprio nella piazza antistante il palazzo di famiglia e comincia una nuova storia per lo Steri. L'edificio simbolo della potenza di un casato siciliano (non a caso eretto nell'asse del Cassaro, quasi a fare da contrappeso al dominio dei re calati da lontano allocati a Palazzo dei Normanni e al potere eterno della Chiesa che ha nella cattedrale il simbolo più forte), argine contro ogni dominio straniero, diventa l'emblema della capitolazione. Abitazione dei viceré prima e sede dell'Inquisizione dopo. Da simbolo di libertà si trasforma in icona dell'oppressione. L'Inquisizione viene cancellata nel 1782 dal viceré Domenico Caracciolo, tanto illuminato quanto sprovveduto visto che fa bruciare gli archivi, fiamme purificatrici al tempo ma che oggi ci privano di documenti importanti per ricostruire quella stagione di orrori. L'avventura del Palazzo, finora lunga oltre 600 anni, però continua e nel tempo a venire assolve a diverse funzioni: sede degli uffici giudiziari prima dei borbonici e poi dell'Italia unita, e del rettorato dell'Ateneo infine. Alla conferenza stampa, presente anche la sovrintendende Adele Mormino che collabora al recupero, il rettore Giuseppe Silvestri che ha nel recupero dell'immenso patrimonio artistico e culturale dell'Ateneo la centralità del suo programmasi è rammaricato dei tempi lunghi occorrenti per tramutare i progetti in fatti concreti, e ha ringraziato chi, come Enzo Sellerie ha svolto un ruolo di pungolo, talvolta anche in modo polemico, per esortare all'apertura alla città di questo gioiello trecentesco. E rieccoci al fronte dei graffiti. Per primo fu l'etnografo Giuseppe Pitrè, a fine Ottocento, a scoprirli e a censirli. In anni più recenti sono Leonardo Sciascia, e ancora Sellerio, a tenere desta in città la memoria degli atti di dolore dei disperati dell'Inquisizione graffiati nei muri. Questo mentre i locali e il cortile attorno è nelle mani abusive di un rigattiereil mitico zio Totò, morto tre anni fache accumulo dopo accumulo fa diventare il piano terra di questa ala dello Steri un deposito di rottami (ci sono voluti 22 carichi di Tir per trasportare nella discarica di Bellolampo il ciarpame ammassato dall'abusivo): tocco surreale, zio Totò fino alla fine ha sostenuto di avere avuto l'autorizzazione direttamente dal colonnello Charles Poletti allo sbarco degli americani. I nuovi graffiti riportati in luce sono di una bellezza che emoziona. Oltre alla battaglia navale dipinta da Mannarino, ci sono le scritte dotte di Paolo Majorana, un uomo di robusta cultura habitué delle segrete da cui entra ed esce per colpa della sua vita dissoluta, votata al gioco d'azzardo e ad altri vizi. Un "Santo diavolo " scandito ad alta voce lo riconduce in cella dove disegna un purgatorio per tutti e, scottato dai delatori, un inferno solo per i traditori. Paolo Confaloni, invece si dedica ai santi. A sua firma sant'Andrea, Maddalena e l'angelo in un angolo e san Sebastiano in un altro. Un anonimo invece illustra la visita di un dottore, con la maschera anticontagio, su una nave in quarantena per la peste a bordo. Di Micheli Murrichinu i versi più strazianti. Due canzoni dedicate a Gesù Cristo in cui descrive la sua con-dizione disgraziata e la sua aspirazione al perdono divino.