Pisa. Il villaggio turistico sulla foce dell'Arno, ai bordi della tenuta di San Rossore, non si farà. Una sentenza del Tar della Toscana ha dato ragione alle associazioni di tutela (Legambiente, Wwf e il Coordinamento dei comitati per Boccadarno) che si erano opposte alla costruzione di 150 mila metri cubi, circa 600 appartamenti, negozi, alberghi e ristoranti previsti su un lembo di terreno delicatissimo, soggetto a un'erosione che ha già consumato centinaia di metri di arenile. Il progetto aveva visto fronteggiarsi il Comune di Pisa, favorevole all'insediamento, e le associazioni ambientaliste insieme a un folto gruppo di intellettuali (fra gli altri, Remo Bodei, Antonio Pinelli, Adriano Prosperi, Ernesto Galli della Loggia, Antonio Paolucci) che avevano denunciato i rischi corsi da un paesaggio sfigurato da villette e palazzi. Inoltre ne avrebbe risentito negativamente tutta la tenuta di San Rossore, 4.800 ettari di bosco pregiatissimo dentro il grande parco che da Viareggio si stende fino a Livorno. La tenuta è stata di proprietà della Presidenza della Repubblica fino al 1995 (in precedenza lo era stata dei Savoia e ancor prima dei Lorena), quando è passata nelle mani della Regione. Sull'area di Boccadarno c'era un vecchio stabilimento della Fiat, abbandonato da tempo, e tutta la zona ha bisogno di bonifica. Secondo il Comune la bonifica l'avrebbero potuta assicurare solo la proprietà (nel frattempo passata di mano, prima all'immobiliarista Danilo Coppola, quindi ad alcuni imprenditori locali), che in cambio chiedeva di edificare. Anche su questo punto il Tar ha dato ragione agli ambientalisti: la bonifica deve precedere qualunque piano edilizio e spetta comunque alla proprietà. Solo su un punto il Tar ha respinto il ricorso, il porto. Si può fare, hanno stabilito il giudici amministrativi, ma si deve seguire una procedura molto complessa che prevede una valutazione di impatto ambientale.