ROMA - II progetto di riforma del ministero dei Beni e delle Attività culturali è stato appena annunciato, e comunque non potrà entrare in vigore prima del gennaio 2005, ma già produce proteste, incontra disapprovazioni, suscita perplessità. Sono contrari i sindacati, dubbiosi parecchi dirigenti. Mentre il ministro Giuliano Urbani spiega che a Roma non sarà depennata la soprintendenza archeologica: «L'archeologia nella Capitale non l'ha creata un tratto di penna, e non sarà certo un tratto di penna a cancellarla». Ministro, ma il progetto di riforma non cita le soprintendenze speciali, una delle quali è quella romana per l'archeologia, pur istituite assai di recente. «Ci sono proposte, di Comuni e Fondazioni in città dove esistono queste soprintendenze speciali, per partecipare alla gestione di quei musei. Proposte e segni di volontà ad impegnarsi in questo senso. Bisogna ancora studiare bene se l'interlocutore migliore per queste proposte sia una forte direzione generale regionale, o invece una soprintendenza speciale: esamineremo i vantaggi e gli svantaggi, e poi ne trarremo una decisione». Comunque, scomparirà il segretario generale: quello attuale, Carmelo Rocca, non sarà molto felice, vero? «Io, intanto confermo tutta la mia stima a Carmelo Rocca, che ho nominato, e al quale ho demandato anche compiti non facili, e talora perfino delicati. Peraltro, già un anno fa avevo scritto che il segretario generale, chiunque sia, non ha una ragione funzionale d'esistere: al ministero esiste già un "tuttologo", ed è per definizione, il ministro. Nessuno potrebbe mai destreggiarsi tra competenze tanto vaste ed eterogenee. Ma confermo che l'attuale segretario generale è persona assai capace, oltre che uno dei massimi conoscitori soprattutto del mondo dello spettacolo». Tanto che qui, al Ministero, si giura che lei intenda proporlo al Consiglio dei ministri per la presidenza della Siae, la Società degli Autori ed Editori: vero? «Queste non sono notizie che un Ministro possa affidare a un'intervista: se e quando dovessi decidere un passo del genere, ne parlerei prima in sede di Governo». Ma intanto, il Ministro non smentisce. Poi parla del Suo «dispiacere» perché la bozza dì riforma, solo due ore dopo essere stata illustrata ai dirigenti del dicastero, era già diventata pubblica; spiega che «in uno schema sommario di questo tipo non tutto può essere previsto e ricompreso»; non esclude immissioni dall'esterno per il nuovo dipartimento per l'organizzazione e l'innovazione, «di grande importanza, visto che i tempi cambiano velocemente». Ma i sindacati (lo dice Libero Rossi, della Cgil) già contestano una duplicazione, tra questo ed altri dipartimenti, di chi si dovrà occupare del personale, cioè delle «risorse umane»: è un tema, spiegano al Ministero, cui Giuliano Urbani annette grande importanza, perché «va rivista anche la distribuzione sul territorio»; forse, da qui il desiderio anche di un controllo più diretto. Quattro dipartimenti e 13 direzioni generali, con le altre 17 in altrettante Regioni, ai sindacati sembrano troppi; ed evidenti, anche qui, le duplicazioni. L'unica soddisfazione è «che non vi sia lo smantellamento del Ministero, come qualcuno temeva, e che siano garantite sia forti presenze sul territorio, sia un robusto nucleo centrale»; contestata invece la riunificazione della direzione del Paesaggio in quella che un tempo si chiamava delle "Belle arti", perché (ancora Libero Rossi) «il paesaggio ha una sua valenza che merita un rango particolare». «Invece dell'organizzazione per direzioni generali, forse ne chiederemo una per servizi tecnico-scientifici, che ci parrebbe più utile». Preoccupa anche il futuro delle soprintendenze speciali, cioè dei Poli museali: «Sono stati costituiti di recente, alcuni non sono stati dotati che pochi giorni fa del regolamento, di cui è ancora in corso la pubblicazione, e stupisce che possano avere una vita tanto effimera». Poi, esistono anche soprintendenze speciali di categoria A, come Pompei che può gestire in proprio l'intero suo incasso, e di serie B, come le altre, che del provento dei loro biglietti impiegheranno direttamente solo il 70 per cento. Ma l'iter di questa riforma, che segue in brevissimo tempo un'altra riforma non ancora del tutto applicata e «rischia di destabilizzare la struttura» (spiega uno storico d'arte, sotto il vincolo dell'anonimato), non è breve, né semplice: «Contiamo di definirla entro novembre, e poi sperimentarla nel 2004», dicono al Ministero.