Milano Il restauro è un po' come un'operazione chirurgica, dove oltre alle strumentazioni tecnologiche più sofisticate nella prima fase di diagnosi e preparazione, sono poi necessarie mani abili e tecniche antiche». La restauratrice Paola Villa sta per terminare un lavoro durato un anno all'interno della chiesa rinascimentale di Santa Maria delle Grazie. Quello che attraverso i secoli si era trasformato in uno stanzino-deposito ormai in avanzato stato di degrado, era in origine una piccola sa-crestia affacciata sul magnifico chiostro bramantesco. Il locale era stato realizzato nel corso dei grandiosi lavori di ampliamento e di decorazione del convento domenicano tra la fine del 1400 e i primi del 1500. Poco dopo l'inizio dei lavori, su una parete, nascosto da un armadio è stato scoperto un frammento di dipinto murale raffigurante una Madonna con bambino. Dai primi studi, il dipinto risale agli inizi del 1500 e sembra appartenere all'ambito stilistico leonardesco. Ora la Madonna e la piccola sacrestia sono aperte al pubblico grazie al lavoro dell'equipe guidata dall'architetto Libero Corrieri e dalla stessa Villa, che spiega: «Oggi il restauratore dispone di strumenti sofi-sticatissimi, è scomparsa la figura del singolo artigiano con la bottega. I restauri cominciano con un'attenta diagnosi che si compie attraverso piccoli prelievi di muro, un po' come su un paziente si effettuano le analisi del sangue prima di portarlo in sala operatoria». I prelievi sono stati inviati a Vicenza, all'azienda CSG Palladio, che ha effettuato le analisi con un microscopio elettronico Esem ed una microsonda elettronica Eds. «L'indagine ha individuato quali pigmenti erano stati utilizzati per gli affreschi, quali leganti nel colore e quanti erano gli strati di restauri precedenti. In passato molti restauri hanno creato più danno che altro». La fase successiva ha comportato la ricerca di materiali non compatibili con gli affreschi per rimuoverli e per riportare i muri ad una situazione 'sana'. Si è poi passati alla stuccatura con materiali il più simile possibile a quelli originari. Spiega la restauratrice: «In questa fase si utilizzano materiali naturali ed ecocompatibili, come calce, sabbia, polvere di marmo. Vengono mescolati sul posto in base alle necessità». La fase finale prevede l'intervento di un fisico e di un ingegnere che hanno il compito di analizzare l'ambiente e creare le condizioni climatiche più favorevoli per gli affreschi ristrutturati. Tutto il lavoro verrà descritto minuziosamente in un catalogo Electa che uscirà in settembre. Le forme della sacrestia sono tipicamente rinascimentali, caratterizzate da una rigorosa frammentazione geometrica con cornici, tondi e riquadri: sono stati valorizzati gli affreschi che ornano le pareti e ritraggono le figure dei Santi più rappresentativi dell'Ordine domenicano, affiancati da serie ordinate di motivi floreali. Il restauro della sacrestia è solo l'ultimo di una serie di interventi fatti a S. Maria delle Grazie a partire dalla fine dell'800, dal consolidamento statico della facciata al recupero dell'affresco leonardesco fino, l'anno scorso, al restauro conservativo sulla 'tribuna'.