Ora il prezioso «fondo» è facilmente accessibile agli studiosi Per ricordare l'88 anniversario della morte del compositore e librettista Arrigo Boito, avvenuta il 10 giugno 1918, la Biblioteca Palatina di Parma torna a proporre all'attenzione della città l'importante, ma non sufficientemente valorizzato fondo contenente scritti dell'illustre padovano, acquistato nel 1994 dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e assegnato appunto alla Sezione musicale della locale prestigiosa Istituzione. Si tratta di un migliaio di pezzi di estrema importanza ai fini della conoscenza del grande musicista veneto (a cui intitolato il nostro Conservatorio di cui fu anche direttore) che costituisce pure un imprescindibile strumento di approfondimento del periodo a cavallo tra il XIX e XX secolo, di quegli anni caratterizzati dalla corrente artistico-culturale denominata «Scapigliatura milanese». La documentazione in oggetto - lettere, cartoline, appunti, fotografie, opuscoli, riviste a stampa, copie fotostatiche e dattiloscritte - originariamente di proprietà della contessa Elena Carandini Albertini, scrittrice figlia dello storico direttore del «Corriere della Sera» Luigi Albertini, è stata recentemente riordinata sistematicamente, in maniera tale da consentire agli studiosi di essere utilizzata agevolmente. A tal fine si è proceduto ad una preliminare ricognizione del fondo e, soltanto dopo un attento esame di quanto in esso contenuto, si è l'aggruppato il materiale in diverse serie. Infine si è proceduto alla realizzazione di un inventario ordinato alfabeticamente e corredato di elementi quali la data, il luogo di stesura del documento e, in alcuni casi, degli «incipit», che permetteranno agli interessati di rintracciare facilmente elementi utili per le ricerche. La maggior parte del fondo è costituita da scritti indirizzati a Boito prevalentemente da colleghi e amici, oltre che famigliari. Di estrema importanza le lettere redatte da Camillo Boito, fratello maggiore di Arrigo, noto archeologo che si dedicò con zelo anche alla letteratura e nel 1883 pubblicò una raccolta di novelle tra le quali Senso, resa oltremodo famosa dalla trasposizione cinematografica fattane da Luchino Visconti nel 1954. Questi documenti abbracciano un lasso di tempo che va dagli anni della giovinezza dell'artista (ante 1858) sino alla sua morte (1914) e risultano un'essenziale testimonianza della circolazione di idee del tempo, dei rapporti tra i letterati e i massimi esponenti degli ambienti culturali post-unitari. Non meno rilevante la corrispondenza inoltrata al Nostro dal narratore, commediografo e librettista Giuseppe Giocosa, per gli amici Pin dal paese natio. Collaretto Parella. Di analoga importanza le lettere dei due sfortunati Praga, padre e figlio, l'uno morto alcolizzato, l'altro suicida. Parte cospicua del fondo è occupata quindi dalle carte del musicologo francese Camille Bellaigue, il famoso compagno di studi di Debussy, nonché biografo di Verdi che si occupava costantemente pure di critica. Sono presenti inoltre alcune lettere del contrabbassista Bottesini, tra le quali una delle più conosciute scritte dal compositore cremasco da Parigi nel novembre del 1878 e quella redatta al Cairo nel novembre di tre anni prima. Tra i corrispondenti figurano pure il critico e scrittore francese Paul Bourget, fiero avversario della cultura positivista e razionalista del tempo, autore del celebre I nostri atti ci seguono; il pittore Luigi Chialiva; il celebre De Amicis, oltremodo conosciuto per il suo Cuore; il direttore d'orchestra Franco Faccio; l'amico fraterno Antonio Fogazzaro; il diplomatico Joseph-Arthur Gobineau; il romanziere Luigi Gualdo; il drammaturgo Victor Hugo; i compositori Giuseppe Martucci, Camille Saint-Saèns e Jules Massenet; il poeta inglese John Payne; il pittore e scultore Lodovico Fogliasti; l'operista Giacomo Puccini; la poetessa Matilde Serao; l'irlandese Charles Villiers Stanford; il romanziere Giovanni Verga. Sono molti altri i nomi ei corrispondenti tra i quali notiamo pure quello di Giuseppe Verdi. Relativamente al grande bus-setano possediamo le fotografie di decine e decine di lettere che, tuttavia, pur non essendo documenti originali, potranno essere ugualmente di aiuto agli studiosi per comprendere i rapporti tra il Maestro e il suo librettista padovano (per Verdi scrisse i versi di «Otello» e «Falstaff»). La lettera del fondo più addietro nel tempo, datata Milano 15 luglio 1856 è scritta dalla nobildonna polacca Joséphine Radolinska al figlio Camillo Boito; diverse altre invece sono redatte nel 1918, data di morte di Arrigo. Rimarranno anche molti scritti successivi alla morte di quest'ultimo che testimoniano il percorso seguito dalla raccolta prima di giungere presso la sede odierna. Il fondo, integrato per lo più dalla documentazione conservata presso l'Istituto nazionale di Studi Verdiani di Parma, presso il Conservatorio di musica di Parma e presso la Fondazione Cini di Venezia, costituisce un'indiscutibile fonte d'informazione per ogni studio riguardante il grande librettista e compositore veneto, ma gran parte della stessa, pur già ampiamente consultata e pubblicata, potrà risultare ricca di sorprese e di particolare utilità per approfondimenti sulla cultura letteraria e teatrale di fine Ottocento.