Da domani a Castel Firmiano, sulla collina sopra Bolzano fra cimeli tibetani, quadri di Warhol, geografie inventate Non è un museo, diciamolo subito a scanso di equivoci: una delle tre M del Messner Mountain Museum - l'ultima - è falsa. Almeno secondo quanto scatta nella mente quando si sente il lemma «museo». Si può parlare di un sogno, piuttosto; anzi, più di uno. Il principale è quello legato a Reinhold Messner, il signore degli Ottomila, che ha compiuto l'ennesima impresa, stavolta politica più che fisica, conquistando per sé e per i suoi infiniti ricordi di viaggio - malgrado i diarissimi attacchi nel corso degli anni - l'erta cespugliosa di Castel Firmiano, all'uscita di Bolzano verso l'Oltradige, e trasformandola in un posto di meditazione. Sì, perché - ed ecco che arrivano gli altri sogni - salendo e scendendo le tante (e volutamen-te già antiche) scale in ferro, scivolando lungo i cunicoli in pietra e vetro, girando in tondo senza rendersene conto, alla fine si torna a «riveder le stelle» con la sensazione di avere viaggiato senza tempo e senza spazio, tra passato e presente, antichità all'interno e discariche aldilà delle vetrate, cristianesimo e buddismo. «Mosé non scese dal Sinai per consegnare le tavole? E il Sinai non è una montagna? È una simbologia chiara: dalla montagna discende la sapienza. Con questo museo io non voglio dare risposte, ma far nascere altre domande. Deve essere un punto d'incontro, non solo per chi ama la montagna ma soprattutto per chi non la conosce. Chi entra qui, deve visitare i luoghi con il cuore e non solo con gli occhi». Parole di Messner. Allora iniziamolo, questo viaggio, che di fatto è già un'ascensione, perché si sale e si scende e alla fine avremo percorso 400 metri di dislivello. Dopo aver ammirato dall'esterno la «Torre Bianca» (riservata alla Provincia che vi ospiterà la storia «politica» del castello, è ancora chiusa), si entra nella Torre Nord, testimonianza del profondo rispetto di Messner per l'induismo. Appare un mulino di preghiera tibetano, e quindi 18 Buddha in legno smaltato; poi i grandi pensatori della montagna tra cui Milarepa, monaco, poeta e filosofo. Si esce e si imbocca una rampa che conduce in cima, laddove le mura man mano svelano il panorama sottostante: dapprima ai lati statue e oggetti portati da Messner, in anfratti diventati vetrine, e poi un fiume di citazioni pendenti dai muri in pietra, da Kant a Esodo, da Camus e Darwin. Si scende di livello, in un'altra stanza dal soffitto pende un K2 rovesciato; e poi la splendida «Carta geografica dell'anima», redatta - si legge - da «Freud, Brecht, Messner, Nietzsche e altri», con l'aiuto dei cartografi di Svizzera, Italia, Nepal, Cina e Austria, stampata «con autoconvinzione, indipendenza e libertà». Alcuni toponimi? I laghi «Sono io», «Psicanalisi» e «Chi trema è colpevole»; la «Valle dello sguardo concettuale», il «Ghiacciaio del Cosa fare», la «Regione dell'Io infinito». C'è musica, attorno, ma più che una melodia si tratta piuttosto un mantra, ripetuto ad oltranza. Si scende ancora per le (già) antiche scale ed ecco la fonte del suono: esce da una cassa di legno sopraelevata, che ha una feritoia, dalla quale si assiste alla proiezione del video di un vulcano in piena eruzione. Si risale in un'altra torre, in scale a chiocciola senza fine, disegnate con maestria dall'architetto Werner Tscholl. Ogni tanto, come da un ascensore, si può uscire su un «piano» ed entrare in un altro ambiente: la storia dell'alpinismo, per esempio, con foto nostalgiche di scalatori d'an-tan e attrezzatura d'epoca; immagini e quadri (due persino di Andy Warhol) di vulcani con contorno di pietre laviche provenienti dal Popocatepetl allo Stromboli; ancora sculture in bronzo raffiguranti dei e spettri dell'Himalaya. E ancora citazioni, c'è anche Dylan. II viaggio è finito, il sogno di Messner è appena iniziato. Adesso tocca a quei centomila visitatori annui che, secondo le crude stime, dovrebbero arrivare per far sì che il sogno non si trasformi in incubo.
Ecco il nuovo MESSNER Museum
Il Messner Mountain Museum a Castel Firmiano, vicino a Bolzano, è una delle tre M del Messner Mountain Museum. È un museo unico che combina arte, storia, geografia e filosofia. Il museo è stato creato da Reinhold Messner, il famoso alpinista, che ha voluto trasformare un castello in una struttura di meditazione. Il museo è composto da diverse torri e scale che guidano i visitatori attraverso una serie di stanze e ambienti. Ogni stanza è dedicata a un tema diverso, come la storia dell'alpinismo, la geografia dell'Himalaya, la filosofia e la spiritualità. Il museo è anche dotato di una fonte di suono che proietta un video di un vulcano in eruzione.
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Luogo