Nel dibattito sollevato dal «Corriere della Sera» in merito al libro « Gli storici dell'arte e la peste», con l'ironico termine di«Beneculturalismo» si evidenzia la progressiva emarginazione degli interessi storico-artistici a scapito di un utilizzo politico-economico o tecnico-scientifico dei beni culturali. È questo un atteggiamento largamente diffuso e condiviso purtroppo anche dai nuovi profili universitari che, complice la cosiddetta laurea breve, offrono piani di studi improntati a quello che si afferma essere un «sano pragmatismo». Così molte discipline creative, come l'urbanistica, l'architettura, il design, la conservazione del patrimonio o altre ancora si ritrovano (anche nel ciclo che porta ai master) ingabbiate in una miriade di programmi di settore che vede moltipli-carsi i corsi di insegnamenti tecnico-scientifici. È indubbio che queste discipline finalizzate a intervenire nella trasformazione dello spazio di vita, sono fortemente soggette alle leggi di mercato per cui la tentazione polìtica di inventare scorciatoie affinché i giovani possano rapidamente inserirsi nel circuito professionale è forte e sotto certi aspetti anche comprensìbile. Ma di fronte alla crescita esponenziale della complessità e alla rapidità delle trasformazioni indotte dalla globalizzazione, le semplificazioni e le approssimazioni tecnico-utilitaristiche appaiono insensate rispetto ai valori che hanno determinato la stratificazione e la storia della civiltà europea. Sembra infatti che l'inarrestabile appiattimento dei profili di studi si allontani sempre più dalle discipline umanisti-che in favore di una presunta superiorità delle scienze tecniche. Questo, io credo, costituisce un vero e proprio attentato a una possibile resistenza di fronte alla colonizzazione «globale». L'identità storico-artistica della vecchia Europa richiede ben altri atteggiamenti per riportare l'uomo al centro degli interessi delle future trasformazioni, nel tentativo di consolidare il modello di città occidentale e il suo territorio di memoria, che ancora offrono un primato nella qualità di vita rispetto agli esempi americani o asiatici ai quali sembrano fare riferimento ì nuovi indirizzi accademici.
Beneculturalismo, e l'Europa sarà un ricordo
Il Corriere della Sera ha sollevato il dibattito sul libro "Gli storici dell'arte e la peste" con l'ironico termine di "Beneculturalismo". Questo termine si riferisce alla progressiva emarginazione degli interessi storico-artistici a favore di un utilizzo politico-economico o tecnico-scientifico dei beni culturali. I nuovi profili universitari, complice la laurea breve, offrono piani di studi improntati a un pragmatismo che inganna gli studenti. Molte discipline creative, come l'urbanistica e l'architettura, si ritrovano ingabbiate in programmi di settore che sono fortemente soggette alle leggi di mercato.
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