In questi tempi di ubriacatura leo: nardesca, ammorbati da codici inventati e furori cinematografici, arriva una notizia che pare una folata d'aria fresca: scoperto a Venezia un disegno di Leonardo da Vinci. Un disegno a penna raffigurante una «Testa di vecchia» dal profilo rincagnato e lo sguardo astioso, che contrastano col fiorellino civettuolo fissato in cima al copricapo; il tutto su un foglio di appena 6 centimetri per 10 sotto al quale qualcuno scrisse un nome che per decenni nessuno ha voluto prendere sul serio: Leonardo. Che potesse essere davvero di Leonardo, almeno negli ultimi cin-quant'anni, non ci credeva proprio nessuno. «Nemmeno chi me lo vendette ricorda Giancarlo Ligabue, l'industriale veneziano noto «cacciatore» di dinosauri, che da una trentina d'anni lo tiene nella sua collezione di disegni insieme con caricature del Tiepolo, disegni di Piranesi, Canaletto e altri ancora. Lo comprai da un antiquario di Venezia come un disegno di "ambiente leonardesco" e con la raccomandazione di "non star a creder a quel Leonardo!"». Insomma, di non illudermi». «La svolta arrivò inaspettata quasi un anno fa continua Ligabue . Pubblicai un catalogo della mia collezione di disegni e per compilare le schede chiesi aiuto a diversi specialisti. Per i disegni "leonardeschi" interpellai la professoressa Luisa Cogliati Arano, autorità in materia, che, sebbene notasse l'alta qualità dell'opera, manifestò perplessità e propose esami scientifici approfonditi. Fu quello l'inizio del riconoscimento ufficiale che ora è giunto». La professoressa si era accorta che in diversi punti il disegno presentava tratti meno sicuri che sembravano eseguiti con la mano destra, mentre Leonardo era mancino. Per questo, pur sottolineando che l'opera rinviava al maestro di Vinci, lo pubblicò nella «Raccolta vinciana» ipotizzando un autore lombardo vicino a Leonardo. Ma la questione era aperta e la studiosa chiese il parere ad altri suoi colleghi, tra questi Pietro C. Marani, docente di storia dell'arte al Politecnico di Milano e presidente dell'ente Raccolta Vinciana, che sotto ai tratti di pennanotò segni più labili di una stesura precedente. Fu allora deciso di eseguire un' indagine all'infrarosso. Questo accadeva un mese fa, quando la vicenda è entrata nella sua fase cruciale. L'operazione viene affidata a Paolo Spezzarli, specialista internazionale, che fotografa il disegno con un'apparecchiatura digitale all'infrarosso utilizzando due filtri che «cancellano» l'immagine visibile e rivelano un disegno sottostante eseguito con una punta forse d'argento: si trattava dello schizzo che l'artista eseguì prima di completarlo con penna e inchiostro. A quel punto ogni dubbio cade: è la mano di Leonardo da Vinci. «L'indagine fotografica, oltre a confermare che si tratta di un Leonardo spiega la professoressa Cogliati ha evidenziato l'esistenza di interventi, forse settecenteschi, che si sono sovrapposti all'originale. Questo è abbastanza consueto nei disegni antichi. Nei secoli scorsi, spesso i collezionisti ripassavano a penna i tratti che ritenevano troppo deboli o addirittura "completavano" qualche particolare. Nel nostro caso si notano interventi soprattutto nel tratteggio dietro e sotto l'orecchio; per contro si vedono benissimo anche parti riferibili direttamente a Leonardo, come l'acconciatura, il fiorellino che la sovrasta, l'occhio e l'impianto del profilo che trova paralleli in altri ritratti di Leonardo». A conclusioni simili arriva Pietro C. Marani. «Già in antico i disegni di Leonardo erano considerati come reliquie e chi interveniva ripassandoli lo faceva allo scopo di conservare per i posteri le opere del Maestro spiega lo studioso . Durante i 15 anni in cui mi sono occupato del restauro del Cenacolo, mi è stato chiesto tante volte di indicare in percentuale quanta parte del dipinto era di Leonardo e quanta no. La stessa cosa mi viene chiesta per questo disegno. Una domanda sbagliata: qui si parla di opere d'arte, non di matematica. Posso affermare che Leonardo c'è, oltre che sotto il disegno a penna, anche nella struttura generale. Della stessa idea si sono detti anche Martin Kemp dell'Università di Oxford (consulente di Bill Gates per il Codice Leicester, ndr) e Sylvie Béguin del Louvre. Per questo parliamo di un Leonardo ritrovato».