SE SI PROVA A COMPORRE il numero della sede di via De Pretis a Roma, parte un disco automatico che rimanda a un telefono cellulare. Anche l'Aicus, la Spa per lo sviluppo dell'arte, della cultura e dello spettacolo messa in campo dal governo Berlusconi, soffre della temporanea giostra di traslochi iniziata con l'insediamento del nuovo esecutivo. La location adesso è in via Barberini, ma non sarà certo l'unico aspetto a cambiare, nell'attività dell'organismo. E il pensiero fa tremare le vene e i polsi di molti, anzi moltissimi operatori culturali sparsi in giro per la Penisola. Il disagio logistico non rende giustizia all'enorme potere che ricade nelle mani della società. E dai suoi uffici che partono i finanziamenti erogati dal ministero per i Beni culturali. Cinquantasette milioni a una grande varietà di enti solo per il 2005. Ma la destinazione dei fondi, annuncia Francesco Bit telli. è destinata ad essere profondamente rivista: «C'è dispersione, ci sono troppi squilibri territoriali», dice il ministro. In effetti il principio che dovrebbe ispirare Arcus sarebbe la promozione dell'arte e della cultura in accordo con lo sviluppo del territorio. «Interventi da selezionare secondo una prospettiva strategica il più ampia possibile», spiega una fonte del ministero. Soprattutto, bisognerebbe privilegiare «le interrelazioni tra il mondo della cultura e le infrastrutture strategìche del Paese», come si legge sul sito web della Spa alla voce "mission". È per questo che una delle iniziative beneficiate da Arcus è il progetto "Interferenze archeologiche nella linea C della metropolitana di Roma". Non a caso la titolarità delle azioni è per il 50 per cento del ministero ora assegnato a Rutplli e per l'altro 50 delle Infrastrutture. Il reperimento stesso delle risorse avviene con la destinazione del 5 per cento (inizialmente era il 3) degli investimenti stanziati per le grandi opere nella Finanziaria dell'anno precedente. C'è però un gran numero di destinatari minori le cui attività sembrano in effetti estranee a una strategia complessiva. Si va dal cartellone del Teatro Piccolo di Milano al museo archeologico di Aitino, in provincia di Venezia, una delle voci inserite per ultime prima che si insediasse il nuovo governo. Viene sostenuto da Arcus anche il Festival Verdi organizzato al Teatro Regio di Parma. Secondo Rutelli non è concepibile beneficiare una tale molteplicità di iniziative, di singoli enti o artisti, senza tener conto di un più generale processo di sviluppo. E non appena il capo di gabinetto avrà consegnato al ministro la relazione su Arcus, verrà immediatamente ridisegnata la mappa e la lista degli interventi. «Omogeneità territoriale», è la nuova parola d'ordine. Ma nel centrodestra si teme che verrà rispettata piuttosto una logica "vendicativa". Le piccole realtà destinate a pagare con l'esclusione dal finanziamento l'austerity annunciata da Padoa-Schioppa saranno selezionate, secondo esponenti della vecchia maggioranza, in base al loro grado di "contiguità politica" con il governo Berlusconi. Dice per esempio Nicola Bono, capogruppo di An nella commissione Cultura della Camera: «Arcus non può essere ridotta a un mero strumento per la "normale programmazione ministeriale". È stata l'unica novità in questi anni in materia di risorse aggiuntive per la cultura italiana» . Ma è improbabile che l'effetto spoil system risparmi questo centro di potere.
Arcus, la Spa per l'arte che Rutelli vuole azzerare
Il governo Berlusconi ha annunciato di voler rivisitare la destinazione dei fondi erogati dal ministero per i Beni culturali attraverso la società Arcus. Il ministro Francesco Bittelli ha affermato che ci sono dispersione e squilibri territoriali nel finanziamento degli enti culturali. La destinazione dei fondi sarà selezionata secondo una prospettiva strategica e privilegerà le interrelazioni tra il mondo della cultura e le infrastrutture strategiche del Paese. Alcuni enti culturali hanno ricevuto fondi per progetti come il progetto "Interferenze archeologiche nella linea C della metropolitana di Roma".
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