Gli autonomi contro «il tentativo di privatizzazione» di parte dell'area. Il sovrintendente Bottini: «Non sappiamo nulla di questo progetto» Code e proteste dei turisti agli ingressi dei siti archeologici LA TURISTA «Ci potevano anche avvertire. Siamo qui al Colosseo ed è il nostro ultimo giorno a Roma. Francamente questo è il solito schifo...» IL SINDACALISTA «L'assemblea è indetta da giorni, abbiamo fatto anche un comunicato. Protestiamo contro un piano di indebolimento dei beni culturali» Mattinata amara per migliaia di turisti ieri a Roma in visita nei siti archeologici. Cancelli sbarrati fino alle 12 (ma in molti casi fino alle 13) al Colosseo e ai Fori, alle Terme di Caracalla e ai musei romani come Palazzo Altemps, Palazzo Massimo e Terme di Diocleziano. Tutto per un'assemblea sindacale promossa dal sindacato autonomo «Intesa», una sigla tra le tante, capace però in questa fase di dissesto organizzativo del settore ereditato dal passato, di mobilitare il malcontento dei dipendenti e dei precari della soprintendenza archeologica di Roma, una struttura che, com'è noto, si avvale di poco più di 500 addetti ma che dovrebbe averne in organico (la stima è del sovrintendente Angelo Bottini) oltre 800. Ore nove del mattino: sui cancelli che chiudono in faccia ai visitatori più mattutini compare un foglietto (quando è stato messo, non in tutti i casi) della Sovrintendènza archeologica: «Si avvisano i signori visitatori che oggi 8 giugno 2006 a causa di un'assemblea del personale di custodia il monumento aprirà alle 12.00». Arrivano turisti in gruppo dietro le loro guide con rimmancabile bandierina di riferimento e rapidamente le file si ingrossano. Al Colosseo c'è chi mostra il «voucher» per visite prenotate e pagate in anticipo. Sul biglietto è stampigliata l'ora prevista, le 9.45. Niente da fare. Come per la signora Lynn Rose Infeld, venuta dal New Jersey americano, insieme ad altri quattro familiari. «It's not possible...», ripete stupefatta. La lunga fila che aspetta con rassegnazione la riapertura del Colosseo è aperta da una mamma e dalla figlia, Francesca e Patrizia Dirani, di Lugo di Romagna. «Questo è il nostro ultimo giorno a Roma - dicono -. Potevano anche avvertirci prima...». Stessa scena di fronte ai Fori dove al cancello principale staziona un gruppo di dottorandi americani in archeologia col loro docente dell'American Academy in Rome, Nicola Terrenato. «Volevamo visitare i nuovi scavi di Andrea Carandini, le sue scoperte sulla casa delle Vestali e sulle capanne dei primi Re - spiega il professore -. Niente da fare. Per me poi è la seconda volta che incappo in un'assemblea-sciopero. Mi è già successo due anni fa...». I dottorandi, di Berkeley, della Columbia University della Duke e dell'University of Texas, fanno buon viso a cattivo gioco. Qualche problema invece si crea sulla via Sacra, perché il cancello elettrico si blocca dopo aver fatto passare un camioncino. I turisti arrivano ed entrano, un custode li rincorre e come in una scena di Ridolini cerca di contrastarli fisicamente. Malumore, qualche americano si irrita, finalmente poi dopo un quarto d'ora il cancello viene richiuso. A Palazzo Massimo intanto si tiene l'affollata assemblea sindacale. I leader dell'«Intesa» illustrano agli addetti della soprintendenza i motivi dell'agitazione. Denunciano un piano che secondo quanto dicono prevede una sorta di «privatizzazione» dell'area centrale archeologica. «Il Comune punta ad accorpare i Musei capitolini e la zona circostante, oggi gestita dal municipio - spiega il sindacalista Alessandro Vaglica -, col Foro Romano e col Palatino, col Colosseo, la Domus Aurea e probabilmente le Tenne di Caracalla per dare il tutto in gestione a zetema, società privata che già amministra per concessione comunale i beni archeologici comunali». All'assemblea partecipano anche sindacalisti delle sigle nazionali, dalla Funzione pubblica alla Uil, e prendono la parola anche nuovi eletti del parlamento come Salvatore Bonadonna (Prc) e Massimo Nardi (Nuova DC): il primo per escludere che il programma dell'Unione prevede simili privatizzazioni, il secondo per annunciare una interrogazione parlamentare. Intanto il sovrintendente archeologico di Roma, Angelo Bottini, cade dalle nuvole: «Non mi risulta nulla, non ho notizia di questo progetto e in ogni modo anticipo che se esistesse noi siamo nettamente contrari». Tempesta dunque in un bicchier d'acqua? L'intento, confessa un sindacalista di un'altea sigla, è stato quello di farsi avanti nei confronti della nuova gestione dei beni culturali. «I problemi qui non mancano di certo, ricostituzione dell'organico e precariato intesta», ha commentato Claudio Galli della Cgil. Qualcuno dovrebbe spiegarlo ai turisti infuriati in coda sotto il sole.
I tesori di Roma? Chiusi per assemblea
Il sovrintendente Bottini ha confermato che non esiste alcun progetto di privatizzazione dell'area centrale archeologica. La protesta dei dipendenti della soprintendenza archeologica di Roma è stata organizzata per protestare contro un piano di indebolimento dei beni culturali. Il piano prevede l'accorpare dei musei e delle aree archeologiche con il Comune, con l'intento di dare in gestione a società private. La protesta ha causato la chiusura dei cancelli dei siti archeologici, causando frustrazione tra i turisti. Il sovrintendente Bottini ha affermato di non avere notizia di alcun progetto di privatizzazione e di essere contrario a tale idea.
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