Napoli. La Campania e la legge quadro sui Musei del 2005, tra problemi e prospettive. Se ne è discusso ieri alla Reggia di Caserta in un convegno dell'Arec (associazione ex consiglieri regionali della Campania). Sul tavolo è piombato lo scontro culturale tra i sostenitori del "modello manageriale" e quelli della "specificità" delle realtà museali, che per gli ultimi non sono mai da assoggettare a criteri aziendalistici di gestione. «La norma è incoerente - critica Stefano De Caro, Soprintendente regionale ai Beni Culturali - perché tradisce l'impostazione di garantire la massima fruizione dei beni storico artistici, concedendo benefici e finanziamenti soltanto ai musei appartenenti agli Enti locali. Ma dimentica che pure i Musei statali sono di fatto musei locali. Che ne sarebbe altrimenti dell'economia turistica di Napoli, se togliessimo risorse al Museo Archeologico? o di quella di Pompei con gli scavi, ad esempio?». Loredana Conti, Dirigente regionale del Settore Musei e Biblioteche, accetta le osservazioni di De Caro, ma rivendica il merito alla nuova legge di «aver definito per la prima volta i rigorosi criteri con cui ci si potrà fregiare del titolo di Museo, che così non si potrà più concedere a chiunque».