E sulla Tav in Val di Susa, secondo il responsabile delle Infrastrutture, bisogna "avviare la concertazione con la comunità locale" Il ministro incontra Cacciari "Si alla verifica ma non si torna indietro " ROMA Si farà la «verifica» chiesta dal Comune di Venezia sul Mose, il sistema di paratoie mobili attualmente in costruzione, ideato per salvare dalle acque alte la città dei Dogi. Ma i lavori nel frattempo andranno avanti. Nessuno stop, come chiedono invece le associazioni ambientaliste. È questo l'esito dell'incontro avvenuto ieri tra il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro e il sindaco di Venezia Massimo Cacciari, che la prossima settimana si confronterà anche con il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio. Di Pietro è stato categorico: «Non è in discussione se l'opera si fa o no. Ormai l'hai deciso e non puoi tornare indietro». Anche perché è già stato realizzato il 25 dei lavori,pur se si tratta ancora di opere preliminari, e perché «allo stato non ci sono progetti alternativi, solo idee». Il problema casomai sono i soldi (il Mose costerà 3,7 miliardi), che non ci sono: «Non li abbiamo trovati, quindi bisognerà rifinanziare la delibera del Cipe dello scorso maggio». E il metodo di lavoro, che va cambiato: «Molte opere pubbliche sono state calate dall'alto dice il ministro invece bisogna confrontarsi con gli enti locali e con la popolazione. Il passato governo ha utilizzato un maccanismo furbesco, quello di non rispondere, con un silenzio omertoso, alle preoccupazioni espresse a livello locale. Non è certo il miglior modo di rapportarsi con gli enti locali, così come è capitato con la Tav. Noi abbiamo fatto una scelta diversa: in Val di Susa bisogna riavviare la concertazione con la comunità locale e le opere vanno ridiscusse sul piano della valutazione di impatto ambientale». Per questo Di Pietro ha scritto a Prodi chiedendogli una convocazione straordinaria del «Comitatone», il comitato interministeriale per la salvaguardia di Venezia, che dovrebbe riunirsi a luglio nella città lagunare, come ha chiesto Cacciari, e al quale spetterà l'ultima parola. «Occorre fare il punto della situazione» spiega il ministro, secondo il quale il Comune di Venezia «non vuole rimettere in discussione se si debba o meno fare il Mose, ma sapere se quel che si sta facendo è ancora attuale, e valutare se ci sono soluzioni più soft, di minor impatto e meno dispendiose». Ma intanto le opere continuano «come da programma». Cacciari ha illustrato a Di Pietro l'ordine del giorno approvato a larghissima maggioranza dal consiglio comunale di Venezia che contiene «tutte le riserve, i dubbi e le perplessità» sia sulle procedure di approvazione del Mose che sull'impostazione tecnica, sull'impatto ambientale e sulle conseguenze economiche. «Il ministro dice il Sindaco si è detto d'accordo con l'amministrazione comunale per avviare immediatamente un tavolo di verifica, che dovrà portare i suoi risultati al prossimo comitato interministeriale che sarà convocato al più presto dal presidente del consiglio». Una brutta gatta da pelare per il governo, che sul tema appare diviso, con la sua ala sinistra (Verdi, Rifondazione, Comunisti Italiani) contraria al progetto, Ds e Margherita perplessi, e Prodi, che a suo tempo era tra i favorevoli, che non si è ancora espresso. Divisa, tra sostenitori e contrari, anche la città. I comitati «No Mose» hanno raccolto 12.500 firme contro il progetto, che hanno portato a Bruxelles, chiedendo alla UE una commissione di inchiesta.
Di Pietro: i lavori del Mose vanno avanti
Il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro ha incontrato il sindaco di Venezia Massimo Cacciari per discutere del progetto Mose, il sistema di paratoie mobili per salvare la città dai rischi di inondazione. Di Pietro ha affermato che l'opera si farà comunque e che non ci sono progetti alternativi. Ha anche criticato il metodo di lavoro utilizzato dal passato governo, che ha utilizzato un silenzio omertoso per non rispondere alle preoccupazioni locali. Il ministro ha chiesto a Prodi una convocazione straordinaria del Comitato interministeriale per la salvaguardia di Venezia per valutare se il progetto Mose è ancora attuale e se ci sono soluzioni più soft.
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