Incontro con il sindaco di Venezia Cacciari e intesa sulla convocazione del «comitatone» ma niente piani alternativi Di Pietro: non si ferma un opera già realizzata al 25 ROMA. II comitatone sul Mose si farà a luglio, come richiesto da Massimo Cacciari, ma l'opera non sarà fermata, andrà avanti. «Non ci sono progetti alternativi», ha detto il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro. E ancora: «Non è all'ordine del giorno la sospensione di un'opera per cui sono già stati realizzati il 25 dei lavori». Di Pietro ieri ha incontrato il sindaco di Venezia e ha concordato con lui sulla necessità che il comitatone dia risposte alle domanda avanzate da Cacciari già al Governo Berlusconi. La sintonia fra i due, però, si è fermata qui. O, almeno, nessuna "sponda" è arrivata da Di Pietro a Cacciari sulle possibilità di sospendere l'opera. Ha spiegato il ministro: «Quando uno firma un contratto di appalto, è come se si buttasse dal decimo piano. Non è che quando arriva al quinto, può ripensarci e tornare indietro». Le opere appaltate, quindi, vanno avanti, sempre che ci siano le risorse disponibili. Altra cosa è il dialogo, doveroso, con gli Enti locali e, nel caso del Mose, con il comune di Venezia. «Quando Cacciari rivolse queste domande al Governo Berlusconi - ha detto Di Pietro - ci fu un silenzio omertoso, mentre io penso che sia dovuta una risposta. Sulle grandi opere è necessaria una maggiore concertazione con gli enti locali». Una filosofia che può essere generalizzata a tutte le opere strategiche nazionali e alla stessa legge obiettivo. Di Pietro ha chiesto formalmente a Prodi, con una lettera inviata ieri, di convocare il comitatone per fare il punto sulla situazione del Mose. Si affronterà anche un'altra questione sollevata da Cacciari: l'assenza di risorse per completare l'opera, che costa 3,7 miliardi, ma ha ricevuto finora risorse che dovrebbero attestarsi intorno ai 1.580 milioni. Non è tanto la competenza, però, a preoccupare in questo momento, bensì la cassa. Di Pietro ha infatti chiesto al ministero dell'Economia di trovare una copertura di cassa ai 380 milioni deliberati dal Cipe il 29 marzo. Si tratta, appunto, delle risorse che avrebbero dovuto garantire l'avanzamento dei lavori per il Mose nel corso del 2006. Ma in cassa le risorse programmate non ci sono. Di Pietro ha anche fatto un cenno alla delega sulla presidenza del comitatone, che spesso in passato è stata affidata dal presidente del Consiglio al ministro dei Lavori pubblici. «Ho chiesto a Prodi di convocare il comitatone oppure di autorizzarmi a convocarlo», ha detto Di Pietro, rivendicando in qualche modo la competenza (almeno per questa seduta). In serata, una nota polemica del presidente della Regione Veneto, Giancarlo Galan. «Non si faccia ingannare dai Cacciari e dai Padoa Schioppa - dice Galan al ministro -. Mi creda, i soldi per il Passante di Mestre e per il Mose ci sono. Non è questo il problema. Il problema è rappresentato dalle bugie di Cacciari. che non le dice tutto ciò che sa del comitatone, di come cioè tutti i governi, compreso quello Berlusconi, abbiano sempre dato ascolto e ogni genere di sostegno alle richieste provenienti dal Comune di Venezia».
Nessun blocco per il Mose
Il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, ha incontrato il sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, e ha concordato sulla convocazione del comitatone per discutere della situazione del Mose. Tuttavia, non ci sono piani alternativi per fermare l'opera. Di Pietro ha spiegato che quando uno firma un contratto di appalto, è come se si buttasse dal decimo piano e che le opere appaltate vanno avanti, sempre che ci siano le risorse disponibili. Ha anche chiesto formalmente al presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, di convocare il comitatone per fare il punto sulla situazione del Mose.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo