LA SCOPERTA Ancora una sorpresa dal cantiere del metri, in piazza Municipio: dagli scavi sono emerse le antiche mura menate che cingevano la città, ritratte per la prima volta dall'anonimo cronista-pittore autore nel XV secolo della Tavola Strozzi. Gli archeologi al lavoro stanno estraendo la cinta muraria dal sottosuolo davanti al Maschio Angioino, rimasta nascosta per cinque secoli. Il ritrovamento conferma la fisionomia attribuita alla Napoli del 1465 dall'ignoto autore della Tavola Strozzi, con le sue bianche mura affacciate sul mare. Dagli scavi nel castello spunta il muro Strozzi Maschio Angioino: trovati i resti delle fortificazioni ritratte nella famosa Tavola FRA tubi dell'acqua e del gas, vene della città cresciuta prima attorno e poi sopra i fossati del castello di Carlo d'Angiò fra fabbriche, polveriere e tre anelli di fossato, è riemerso giorni fa un pezzetto di città scomparsa che, fino ad oggi, apparteneva ai racconti e ad un'antica pittura. Gli archeologi che lavorano per la Sovrintendenza nel cantiere di piazza Municipio, lo stanno estraendo come una fila di denti dalla mascella di un gigante, liberandolo dalle escrescenze di volte, balze e riempimenti che l'hanno soffocato e nascosto nei secoli. Ancora poco più che un orlo bianco, irregolare, ma già si intravede la fila bianca dei merli che un anonimo cronista-pittore immortalò nel primo ritratto di Napoli, attorno al 1465. Cinque secoli fa ll castello, visto dal mare, aveva una cintura bianca, un muro merlato che gli vestiva le controscarpe, la radice delle grandi torri medievali. L'artista della tavola Strozzi, riscoperta a Firenze solo nel 1901, Napoli la vide così, dal mare, con il castello calzato, vestito e lambito dall'acqua. E' quella cintura di merli, sontuosa, che comincia a riemergere dalla mascella di tufo. Ora abbiamo una conferma in più che l'artista della tavola Strozzi ci consentedi vedere la Napoli di cinque secoli fa e non una sua ricostruzione fantasiosa o ritoccata. Il muro Strozzi èanivato anoi grazie anche alle opere murarie rumori che l'harrno rivestito, come una pianta parassita, fin dal 500 quando fu trasformato nel muro del fossato interno. L'archeologa Vittoria Carsana, che sovrintende i lavori, spiega: «Sono stati i riempimenti settecenteschi che, alla fine, l'hanno obliterato, cancellato, nascosto. Conservato per gli scavi della meno, che si sono imbattuti, invece, nei resti di costruzioni spazzati via dal dominatore di turno che ridisegnava il cuore della città. Un altro regalo di un cantiere unico al mondo, quello della metropolitana di Napoli, al centro di una piazza del Municipio tappezzata di impalcature dall'ex hotel de Londres a palazzo san Giacomo, rivoltata come un calzino in un'opera di rifondazione che, quando sarà ultimata, oscurerà il mito della rinascita di piazza del Plebiscito. Piazza del Municipio, recuperando il passato - come le radici dei bastioni aragonesi segati dai Savoia dopo l'unità d'Italia, giù fino agli strati romani - diventerà un luogo totalmente nuovo. Nell'aspetto e nell'uso. L'architetto portoghese Ajvaro Siza, tracciato il progetto base, lo aggiorna e lo riconsidera ogni volta che la pancia aperta di Napoli restituisce tesori, problemi, ostacoli da aggirare, ma anche valanghe di ciarpame, come le tonnellate di frammenti di malolica settecentesca che qualcuno pensò di usare come materiale di riempimento e che lo scrupolo dell'archeologo spinge oggi a lavare coccio a coccio per ripone in cassette numerate, Ad ogni novità importante Siza si incontra con il suo interlocutore per il Comune, il vice-sindaco Rocco Papa che accompagna da sempre il progetto della grapde metro, come tutti i più importanti perla tiqualificazione della città. L'ultimo incontro pochi giomi fa. L'architetto e l'urbanista hanno ragionato sui due livelli della piazza, sul museo della metro, sulla collocazione di una grande fontana. Anche il recupero del muro Strozzi, ora, entra a far parte del futuro della piazza che prevede la rimessa in luce, ad esempio, anche del bastione circolare dell'Incoronata: un pezzo della fortificazione aragonese che racchiuse il castello dopo che le sue torri medioevali si erano rivelate troppo vulnerabili ai progressi dell'arte della guerra. I bastioni furono segati alla radice, come alberi, dopo l'unità d'Italia e quel che restava delle camere e della rampe sotterranee fu riempito. Oggi il recupero del bastione, 40 metri di diametro, è ad un terzo. Per la prima volta, ieri, è stato possibile a non adetti avventurarsi per i camminarnenti recuperati e fotografare il Maschio Angioino dall'interno del hastione recuperato. Un percorso fra i tanti che si vogliono restituire a tutta la città.