QUELLO lì ce lo hanno messo alle calcagna», diceva un fedelìssimo di Francesco Rutelli vedendo il ministro diessino per i rapporti con il Parlamento Vannino Chili che tallonava il vice-premier durante il primo "question time" alla Camera dei Deputati. Già, perché l'ex presidente della Regione Toscana, come affermano a via Nazionale, nella sede del Botteghino, «è un vero è proprio mastino, ed è l'uomo giusto per marcare stretto Rutelli». E dal banco del governo controllava e vigilava su ogni carta che era tra le mani del vicepremier e ministro per i Beni e le Attività Culturali. Un dicastero non facile, quello di via del Collegio Romano: una vetrina di grande effetto - se si conoscono bene le strutture che lo compongono e i relativi, delicati equilibri - che però può rendere inipossibile qualsiasì tentativo di cambiamento, se non si scende "a patti" con i sindacati. Con i rappresentanti dei lavoratori che - a bassa voce - già lamentano "l'amputazione" subita dal ministero, ovvero l'annullamento della delega allo sport (che nel governo Berlusconi era stata affidata a Mario Pescante ex presidente del Coni) che ha permesso di creare un nuovo dicastero, ad hoc, per la diessina Giovanna Melandri. Rutelli non ha voluto occuparsi della "grana" dello scandalo del calcio, ma in questo modo ha letteralmente regalato alla Melandri la possibilità di mettere le mani su un'autentica cassaforte, ovvero quell'Istituto per il Credito Sportivo che l'ex ministro Rocco Buttigliene aveva appena trasformato in una holding potentissima, con a capo Luigi Terzoli (che per le sue origini legate al Verbano è alle prese anche con la delicata questione della Banca Popolare di Intra). Il rapporto con i sindacati sarà il vero banco di prova di Francesco Rutelli, più che il suo modo di delineare le scelte culturali italiane. Dopo aver nominato Salvatore Settis alla testa del Consiglio nazionale per i beni culturali, una parte del mondo accademico è stata "placata" (Settis amava definire i ministri di via del Collegio Romano come «nemici del patrimonio italiano»). Ma ora tocca ai lavoratori, e solo in un secondo tempo alla "rivoluzione" ministeriale: e il panorama che si vede, in tema di "triplice" , è davvero eccentrico. Storicamente, c'è un asse di ferro tra la Cgil e la Cisl, e una Uil autonoma e indipendente, spesso in contrasto con le altre due sigle. La Cgil, guidata da Libero Rossi, già si è fatta sentire: con una nota ha deprecato il cumulo delle cariche di vicepremier e ministrò che non consentirebbe a Rutelli di seguire con attenzione i problemi del dicastero. E qualcuno ha già ha detto che le parole erano "ispirate" da Giovanna Melandri e Walter Veltroni (che era stato anche lui, però, protagonista del doppio incarico). La Cisl, dominata da Claudio Calcara, vanta un ottimo rapporto con la Margherita, anche grazie all'attuale presidente del Senato Franco Marini, ma si è dimostrata "attendista": il legame con la Cgil è indistruttibile, e i dirigenti prima vogliono adeguate "garanzie" dal nuovo ministro. La Uil, che ha al suo vertice Gianfranco Cerasoli, ha appena depositato una serie di ricorsi al Tar contro le proroghe "ad personam" firmate negli ultimi giorni da Rocco Buttiglione, per permettere all'ex ministro Antonio Paolucci e "grand commis" come Francesco Sicilia di non andare in pensione. Non ci sono solo i "tagli dei nastri" alle inaugurazioni.
Rutelli l'accentratore s'è perso il pezzo migliore
Il ministro di Stato per i rapporti con il Parlamento Vannino Chili controllava e vigilava su ogni carta che era tra le mani del vice-premier e ministro per i Beni e le Attività Culturali, Francesco Rutelli. Il dicastero è difficile da gestire e può rendere impossibile qualsiasi tentativo di cambiamento se non si scende "a patti" con i sindacati. Rutelli non ha voluto occuparsi dello scandalo del calcio, ma ha regalato alla Melandri la possibilità di mettere le mani su un'autentica cassaforte, ovvero l'Istituto per il Credito Sportivo. Il rapporto con i sindacati sarà il banco di prova di Rutelli.
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