Quando, giovedi della scorsa settimana. Francesco Rutelli ha portato la proposta in consiglio dei ministri, il responsabile dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa l'ha quasi fulminato. Pretendendo che almeno prima di dargli il via libera fosse fatto il conto di quanti soldi avrebbe perduto l'Erario. Perché saranno pure briciole, rispetto alle dimensioni della manovra correttiva, ma mentre il governo è impegnato a raschiare il fondo del barile, anche le briciole forse possono aiutare. Alla fine, comunque, l'ha spuntata Rutelli e sia pure con una settimana di ritardo il decreto che rinvia ancora l'aumento del 300 dei canoni demaniali per le spiagge sarà approvato. Deciso due anni e mezzo fa dall'ex ministro dell'Economia Giulio Tremonti, l'inasprimento degli affitti che gli stabilimenti balneari pagano per gli arenili, è sempre stato bloccato. Appena varato, l'aumento scatenò la rivolta delle Regioni, capeggiate dalla Liguria. «Un aumento così indiscriminato ed elevato è insostenibile», tuonarono. E la protesta ebbe successo. Uscito temporaneamente di scena Tremonti, sostituito da Domenico Siniscalco, il governo approvò alla fine del 2004 una prima proroga. Ma poi la proroga si esaurì e la lobby degli stabilimenti balneari tornò alla carica. «Molte spiagge rischiano quest'anno di rimanere chiuse», denunciò il segretario della Fiba-Confesercenti. A ottobre dello scorso anno arrivò quindi una seconda proroga. Finché l'aumento dei canoni demaniali si è rivelato inevitabile. Pochi giorni dopo le elezioni perdute dal centrodestra, che si era impegnato a rimandare sine die l'adeguamento degli affitti, l'Agenzia del Demanio ha spedito alle Regioni e ai Comuni l'invito a calcolare i nuovi canoni da applicare agli stabilimenti. Immediata la reazione: «E assurdo che la misura venga applicata in un momento di vacanza di potere». E immediato l'effetto: uno dei primi provvedimenti approdati in consiglio dei ministri è stato appunto una terza proroga al rinvio dell'aumento. Nel solco della strada tracciata dalla maggioranza di centrodestra, a dimostrazione del fatto che le lobby non hanno colore. Solo una notazione: pochi mesi dopo il suo arrivo a via XX settembre, Tremonti avviò un esame della situazione dei canoni demaniali delle spiagge. Arrivando alla conclusione che uno stabilimento balneare pagava allo Stato per l'affitto dell'arenile una cifra compresa fra 0,72 e 1,86 euro al metro quadrato. Per tutto l'anno.