Nell'articolo pubblicato su CorrierEconomia del 12 maggio ho letto, a firma di Sergio Rizzo, cose a cui vorrei con molta serenità aggiungere qualche postilla chiarificatoria. L'idea del «progetto Civita», così allora, nella primavera del 1987, si chiamava, nacque intorno ad un tavolo del ristorantino «II Forno» in Civita di Bagnoregio, presenti il prof. Gianfranco Imperatori, l'arch. Portoghesi, il titolare di una impresa locale e il sottoscritto. Seguirono a breve scadenza pomposi convegni, con personaggi e imprese pubbliche e private di grande spicco, pubblicazioni, progetti faraonici sia per il consolidamento delle rupe di Civita, sia per fare di Civita di Bagnoregio, si favoleggiò, un «eremo» internazionale per l'informatica. Ebbene, fallito sul nascere un progetto di oltre 50 miliardi di vecchie lire, da finanziare con fondi Fio, si è dissolto anche il progetto per l'informatica, come pure, al di là di alcune vanitose quanto sterili passerelle di personaggi celebri, sono scomparsi gli importanti sponsor pubblici e privati che, aumentati, sono ancora presenti nella odierna e potente «Associazione Civita». Che cosa è rimasto? Al di là di 4 miliardi di vecchie lire ottenuti nel 1988 dalla amministrazione da me presieduta e concessi dalla Protezione civile, mesi in opera dalla Soc. Grassetto, è rimasto quasi intatto il rischio di crollo della rupe, tamponato con qualche intervento sporadico. Oggi, scomparsa, totalmente Civita dal radar, intasato dai grandi interessi, della «Associazione Civita», abbiamo faticosamente ricominciato a progettare con concretezza, ad investire di nuovo attraverso il canale pubblico, rappresentato dalla regione Lazio e con l'intervento privato da parte di un gruppo finanziario che fa riferimento all'avv. Stefano Pulsoni, noto personaggio dell'ambiente finanziario nazionale ed europeo, che intorno a Civita e per Civita ha trovato l'interesse per impostare una concreta iniziativa recettiva e congressuale, vitale per riaccendere l'attenzione internazionale, verso il complesso ambientale e monumentale, unico al mondo, di Civita di Bagnoregio. I potenti Soci (lo scrivo con la maiuscola perché sono un po' impaurito) dell'Associazione Civita, e del Consorzio Civita, aspiranti gestori della cultura del mondo, quando leggono il titolo della Associazione e vedono il «logo» inequivocabilmente riferito a Civita, non sentono un certo rimorso?