Codice Urbani da rivedere, Arcus, necessità di riaprire i concorsi, problemi delle risorse, ministero più organizzato, defiscalizzazione, Mezzogiorno. E l'impegno sul rientro delle opere trafugate Grandi iniziative con i fondi comunitari e con i privati Firenze IL Ministero l'ha trovato assai malmesso, anche se poiché tende a declinare sempre al positivo dice che l'ha visto «desideroso di recuperare l'orgoglio che gli spetta, però anche molto affaticato»; ha già delle idee chiare su come coniugare Turismo e Beni culturali: «Il primo deve essere al servizio dei secondi e dare così un contributo alla crescita»; vuole recuperare il carattere di Ministero tecnico-scientifico che i Beni culturali avevano all'origine; e metterà mano, forse anche pesantemente, sia al Codice varato dal suo predecessore Giuliano Urbani, sia all'organizzazione del dicastero, sia alle prerogative della società Arcus. Ma quanto ha più colpito Francesco Rutelli, cioè il Vicepresidente del Consiglio, appunto con delega ai Beni culturali, al Turismo e al made in Italy , è l'invecchiamento del personale. Dopo due giorni intensi spesi a Firenze, dice: «L'età media si avvia ai 55 anni; così non si trasmettono, e vanno sprecati i saperi acquisiti con l'esperienza; abbiamo perduto almeno una generazione e mezza; gradualmente i concorsi dovranno essere di nuovo banditi; e la posizione di tanti precari, alcuni assunti ancora ai tempi del Giubileo, risolta».Ma per le spese dei Ministero c'è una "stretta", no?«Un altro grosso problema è infatti quello delle risorse. In cinque anni, una perdita del 59 per cento, m'ha spiegato il capo dipartimento Giuseppe Proietti, nelle spese per far funzionare i musei e gli uffici. Occorre una disponibilità che sia almeno dignitosa, e anche per lo Spettacolo, il cui Fondo è stato massacrato. So che l'esordio del nostro Governo non è facile; ma so anche che i Beni culturali hanno già dato. Non dubito che si troverà la giusta ed equa soluzione anche a questo dilemma». Ma dove reperire i fondi necessari?«L'articolo 9 della Costituzione dice che la tutela spetta alla mano pubblica; va garantito il primato dell'interesse generale. Nonostante le difficoltà, siamo appena riusciti a far sì che l'archivio di Vasari resti ad Arezzo, nella sua casa, e non fugga all'estero. Penso a grandi iniziative con i fondi comunitari, ma anche con i privati; vorrei che si tornasse a parlare di defiscalizzazione; si deve pensare molto al Mezzogiorno. Presto, costituirò anche un consiglio di advisor , di elevato profilo, che pensi a proposte anche innovative sui modi di reperire le risorse, aggiuntive a quelle pubbliche, che ci sono indispensabili».La prima nomina, Salvatore Settis a presiedere il Consiglio nazionale. Per molti, un buon segno; anche se lui, con gli amici, celia, dicendo: «E' un Consiglio inferiore, non più superiore; inferiore a tutto».«Negli ultimi anni, l'organismo era diciamo così un po' depresso. Sarà rivitalizzato: ricostituito su basi nuove; e tornerà a essere un'alta istanza tecnico-scientifica del Ministero. Con poteri consultivi, ma di nuovo centrale». Tecnico-scientifico: la dizione che Spadolini volle per il suo nuovo dicastero; una promessa mai mantenuta, vero?«Oltre a Spadolini, ricordo Ronchey e Veltroni, nonché il loro eccellente lavoro. Il Ministero ha tuttora intatte le capacità di essere un presidio fondamentale dello Stato; ha grandissime qualità scientifiche. Bisognerà rivedere anche la sua organizzazione: ha incrementato tempi e passaggi per realizzare i progetti, moltiplicato i processi burocratici; la sua struttura centrale è troppo elefantiaca. Ed anche il Codice voluto dal mio predecessore Urbani, quantunque sia stato di recente migliorato da Rocco Buttiglione quando era ministro, merita certo alcuni profondi rimaneggiamenti».Una questione spinosa: la società Arcus. Per qualcuno, è il vero Ministero, che distribuisce risorse ad libitum .«Tra poche ore, riceverò il rapporto che ho chiesto al mio Capo di Gabinetto. Però, vedo già un'eccessiva dispersione nei finanziamenti, e anche squilibri territoriali; Arcus ha un senso in quanto rientra, il più possibile, nella normale programmazione del Ministero, anziché godere di una casuale vita autonoma».Un'altra faccenda delicata: molti temono un'inversione nel modo di affrontare le querelles con i musei stranieri.«E sbagliano. Il 16 giugno vedrò il direttore del Getty. E gli spiegherò che apprezziamo molto che, come altre grandi istituzioni americane, accetti di collaborare a progetti scientifici con il nostro Paese. Ma anche che la richiesta di restituzione di tutte le opere trafugate, dico tutte, è per noi una priorità. Serve anche ai musei americani: per onorare con la massima trasparenza i loro autorevoli dirigenti e trustees e anche spiegare che il periodo della grande razzia è archiviato».Ultima domanda: se, con una bacchetta magica, lei potesse acquisire un'opera per il nostro Stato, quale sarebbe?«Una Domus Aurea senza più problemi di danni e infiltrazioni. Con il Maxxi e Palazzo Barberini vuotato di ogni Circolo, poiché ha ottenuto una bella e degna sistemazione, sono i miei tre propositi prioritari per Roma. Per mostrare che è finita la grande depressione; anzi no, pardon: che è l'inizio di un nuovo, potente slancio». I segnali dell'"Italia diffusa" Firenze UNA nuova segnaletica turistica, uguale in tutto il Paese; e, accanto allo sviluppo del turismo nelle grandi città, il recupero «dell'"Italia diffusa", estranea al triangolo dei bermuda», celia Rutelli. Vede gli assessori al Turismo del Centro Italia; e chiede che le celebrazioni di Piero della Francesca e di Mantegna diventino un modo per valorizzare luoghi tagliati fuori, di solito, dalle correnti del «bus e panino, del "mordi e fuggi", del consumismo turistico». C'è anche da valorizzare il settore dei musei scientifici: «Una priorità assoluta, ci stiamo già ragionando sopra». F.I.
Intervista a Francesco Rutelli Parla il vicepremier:I miei piani per la Cultura
Il Ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli ha espresso le sue preoccupazioni riguardo al stato del Ministero, che considera "malmesso" e "affaticato". Ha menzionato l'invecchiamento del personale, la perdita di una generazione e mezza di esperti, e la necessità di riaprire i concorsi. Ha anche parlato delle risorse, che sono state ridotte del 59% nelle cinque ultime anni, e della necessità di trovare nuove soluzioni per finanziare le iniziative culturali. Rutelli ha anche parlato della società Arcus, che distribuisce risorse ad libitum, e della necessità di rivedere il Codice Urbani.
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Bene culturale
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