LONDRA Salvare Venezia? Forse è meglio lasciarla affondare. La provocatoria proposta è di una columnist del Times di Londra, Rachel Campbell-Johnston, che nella sua rubrica di ieri ha esortato i governi, le organizzazioni internazionali e i veneziani stessi a riconciliarsi con l'idea che nessuna somma di denaro o intervento umano potrà impedire la scomparsa della Serenissima, e che dunque conviene accettarla come un destino inevitabile. «Meglio assistere alla sua splendida decadenza, fino a una dignitosa morte per vecchiaia, che trasformarla in una Disneyland, una Venezia fasulla e artificiale a uso e consumo esclusivo dei turisti», scrive la commentatrice britannica. Che non è sola a ritenere chela sorte di Venezia sia segnata: lunedì prossimo la Royal Geographical Society ospiterà un dibattito sul tema «E' stato speso abbastanza denaro per salvare Venezia», le cui conclusioni sembrano implicite nel titolo. La giornalista del Times fornisce qualche cifra, peraltro nota, a sostegno della sua tesi. Questo mese di giugno segna il quarantesimo anniversario della grande inondazione del 1966, quando l'acqua alta ricoprì piazza San Marco e buona parte della città, scrive Rachel Campbell-Johnston: «L'evento serve a ricordarci che Venezia sta affondando. Continua a inabissarsi, al ritmo di 10 centimetri al secolo, da quando fu costruita, e le cose non stanno certo migliorando». L'effetto serra fa alzare più rapidamente il livello del mare. La laguna è infestata dall'inquinamento. E se nella prima decade del ventesimo secolo piazza San Marco veniva ricoperta dall'acqua meno di dieci volte all'anno, ora succede sessanta volte all'anno. Morale: Venezia non si può salvare. La barriera mobile anti-inondazioni, che dopo ritardi e polemiche viene finalmente costruita a un costo di 4 miliardi e mezzo di euro, conclude l'articolista, potrà difendere la città per qualche decennio, ma non potrà risolvere il problema nel lungo termine. Dunque, titola il Times, «se amate Venezia, lasciate che muoia»: anche le piramidi d'Egitto, ultima delle sette meraviglie ancora in piedi, sono erose dal tempo, niente può durare in eterno. Coincidenza vuole che, nello stesso giorno in cui il quotidiano londinese suona le campane a morto per Venezia, l'Herald Tribune, edizione internazionale del New York Times, la presenti in termini un po' più ottimistici, con un articolo sui gondolieri veneziani e un titolo che suona da incoraggiamento: «Mille anni di età, e continuano a remare». Ma anche il giornale newyorchese sottolinea che Venezia vive ormai solo di turismo e si spopola sempre di più, cinema e negozi di alimentari chiudono, la gente emigra: «Il mio quartiere», dice al Tribune il gondoliere Roberto Luppi, che abita a Castello, «è praticamente morto». Il rischio è che lo stesso si possa dire per tutta la città.