Venezia vota la linea Cacciari sulle dighe mobili. Il sindaco media e ottiene la fiducia. E l'ex pm Casson non firma ma approva «...Tutto ciò premesso e ritenuto, il Consiglio comunale di Venezia invita Governo e Istituzioni a porre in essere un'immediata verifica degli interventi alle bocche del porto...» contro l'acqua alta. Poi, al punto b) dell'ordine del giorno di maggioranza, spunta una frase un po' sibillina sulla «possibilità di verificare soluzioni più semplici e meno onerose». Trentasei voti a favore e 9 contro. Approvato. Il sindaco Massimo Cacciari forse avrebbe voluto di più: sperava di mettere nero su bianco un richiamo ai «progetti alternativi» al Mose che nei mesi scorsi ha riportato al centro del dibattito. Ma una parte della sua maggioranza l'ha costretto a mediare ed è finita così. Sarà lui, però, a parlare con i rappresentanti del Governo durante la prossima riunione del Comitatone che decide del Mose, il sistema di paratoie mobili. Sarà Cacciari a dare un nome a quelle generiche «soluzioni più semplici e meno onerose». Seduta difficile quella di ieri a Ca' Farsetti, preceduta da lunghe trattative e terminata a notte alta. La Margherita non è tutta al fianco del sindaco, i comitati «No-Mose» presidiano l'aula e la fondamenta sotto al palazzo comunale. È il giorno delle scelte, Cacciari lo sa e apre i lavori così: «Dobbiamo avere la consapevolezza dell'importanza delle decisioni che stiamo prendendo, pari a quelle che vennero assunte in occasione delle grandi opere di difesa di Venezia dal mare realizzate ai tempi della Serenissima». E ancora: «Per me questo è un tema strategico e riguarda la fiducia nei miei confronti». La fiducia l'ha ottenuta, perché l'odg è stato siglato da tutta la maggioranza, Margherita compresa (mancano le firme del Prc e quella dell'ex pm, ora senatore Ds, Felice Casson, che poi lo vota). Il testo, però, è diverso da quello che voleva Cacciari. È saltata la frase che invitava Roma a valutare «una revisione progettuale degli interventi alle bocche di porto» e chiedeva di considerare «una diversificata funzione portuale per le tre bocche». Per il sindaco sarebbe stato il coronamento di mesi di lavoro. A settembre del 2005 aveva cominciato a parlare di «alternative». A gennaio 2006, mentre la sua giunta approvava un documento su «soluzioni meno costose», lui diceva: «Mi interessa che vengano chiariti i motivi del ripensamento». Ieri ha spiegato in aula che cosa immaginava: «Non cessare di fare, ma continuare a realizzare opere compatibili con qualsiasi scenario emerga» dalle verifiche e dallo studio di altri progetti. Cacciari ha ricordato che il costo del Mose si aggira sui 3 miliardi e 500 milioni di euro e che per gestirlo ci vorranno altri 30 o 35 milioni all'anno: «Bisogna decidere ha detto se si vuole spenderli per un'opera che ha una valutazione di impatto ambientale negativa». In attesa di sapere se le paratie si faranno o no, la città pensa agli altri capitoli della salvaguardia. L'odg votato ieri chiede al Governo di «garantire le risorse finanziarie» necessarie per raggiungere gli obiettivi previsti dalla legge speciale per Venezia.