Bisogna considerare i nostri beni culturali e ambientali come un «tesoro » da utilizzare a fini economico- produttivi mettendolo a reddito, oppure occorre trattarli come un valore in sé e per sé della nostra identità nazionale al di là del loro valore commerciale? Vanno anzitutto valorizzati a fini turistici e occupazionali, oppure nella loro tutela è ricompresa, implicitamente, la valorizzazione e noi dobbiamo prioritariamente pensare a conservarli e ad elevare il livello decisamente basso della nostra acculturazione di massa? Sul «beneculturalismo», come viene definita la prima tendenza economicistica, si è aperto sul Corriere della Sera un interessante dibattito dai toni anche accesi, se il curatore della discussione, il giornalista Pierluigi Panza, ha accusato Salvatore Settis, intervenuto sul Sole 24 Ore, di essere un «beneculturalista di lotta e di governo», nel senso che oggi si oppone drasticamente a quella tal tendenza produttivistica, mentre ieri è stato anche consulente del ministro Urbani per il tanto discusso Codice. Il dibattito, naturalmente, rimane aperto. Fra quanti, soprattutto organizzatori di «grandi eventi», puntano a sviluppare un redditizio modello che attrae folle di turisti - quelli che Le Monde un anno fa definì sarcasticamente «idioti da viaggio» - magari a vedere e rivedere i soliti «totem » (gli Impressionisti in varie salse, qualche sparuto Caravaggio a «condire» molti suoi seguaci, ecc.) e quanti invece ritengono che le grandi mostre siano importanti se traggono origine da studi e approfondimenti i quali sfociano in riproposizioni serie di autori e movimenti, e però, in ogni caso, quello che conta è la rete dei musei, delle aree di scavo, dei centri storici, ecc. da conservare, restaurare, mantenere, e così via? Vediamo però qual è, oggi, la situazione reale del nostro immenso patrimonio e del suo stato di tutela e di gestione. Ce ne dà una efficace sintesi su di un giornale come Il Sole 24 Ore, il soprintendente del Polo archeologico romano, Angelo Bottini. In termini drammaticamente severi. L'amministrazione è allo stremo: «Abbiamo bisogno di architetti, archeologi, geometri, ragionieri», servono nuovi concorsi, per gli stessi Soprintendenti, i finanziamenti sono stati ridotti con l'accetta, anche del 60 per cento e non ci sono soldi per pagare le bollette dei servizi di sopravvivenza. La spesa corrente, dimezzata, va ripristinata. «A che scopo apro un cantiere se poi non ho i soldi per mandarci le persone?» L'Arcus SpA non risolve alcun problema se non «riesce a moltiplicare i finanziamenti» che essa distribuisce a pioggia pur avendo entrate certe col 5 per cento sugli appalti delle grandi opere. E i rapporti con le società private che gestiscono i servizi aggiuntivi? «Sono partners fondamentali», osserva il soprintendente romano e però ancora non si capisce «a chi spetta la regìa delle attività». Una questione di fondo. Ma, intanto, per i musei - sostiene Bottini raccogliendo allarmi che vengono da tutta Italia - le Soprintendenze rischiano di non avere più personale per mandarli avanti, così si rischia una loro chiusura, parziale o totale. Dopo di che si possono fare tanti bei discorsi sulla cultura come «volano dell'occupazione», ma, se lasciamo impoverire la «materia prima» del patrimonio storico, artistico e paesaggistico, anche il turismo culturale deperirà, come è già deperito quello marino e montano dopo gli scempi perpetrati lungo le coste, alle spalle degli arenili, o nelle vallate alpine. Come le grandi agenzie turistiche mondiali già ci rimproverano lasciandoci, per ora, al primo posto per arte e storia e ponendoci invece dopo il decimo per la natura e al quindicesimo per il mare.
Grandi Eventi Culturali Spa.
Il dibattito sul beneculturalismo, che sostiene che i beni culturali e ambientali dovrebbero essere valorizzati a fini economici, è aperto sul Corriere della Sera. Pierluigi Panza ha accusato Salvatore Settis di essere un beneculturalista di lotta e di governo. Alcuni organizzatori di eventi puntano a sviluppare un modello redditizio che attira turisti, mentre altri ritengono che le grandi mostre siano importanti se traggono origine da studi approfondimenti. Il soprintendente del Polo archeologico romano, Angelo Bottini, ha espresso una visione drammatica sulla situazione reale del patrimonio culturale e ambientale, affermando che l'amministrazione è allo stremo e che ci sono problemi di finanziamenti e personale.
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