Il 2 giugno è alle spalle. La Festa della Repubblica ha regalato a cittadini e turisti, tra le altre cose, l'apertura gratuita dei musei. É stato un successone e anche Firenze ha fatto la sua parte. Tra i più soddisfatti c'è Antonio Paolucci, il soprintendente per il polo museale fiorentino, che appena qualche giorno fa ha ricevuto la notizia del suo prolungamento in servizio fino al 30 settembre 2009. Abbiamo incontrato Paolucci nel suo quartiere generale di via della Ninna e gli abbiamo rivolto alcune domande. Professore, perché glieli hanno concessi questi tre anni in più? Non era una decisione così scontata... No e ancora non lo è ancora. Nel senso che c'è stata una scelta del Ministro Buttiglione, con il quale io ho sempre avuto un rapporto di stima ricambiata, lo conosco da una vita, scelta confermata per altro a voce perché siamo amici. Però ci sono e ci saranno dei problemi di finanziamento... Tre anni in più significano anche tre anni di programmi in più. Ha cominciato a preparare una scaletta? No, è ancora presto. Intanto il 7 giugno aprono i cantieri degli Uffizi quindi per i prossimi tre anni l'impegno prioritario sarà quello, avviare i cantieri vedere come vanno avanti. Il problema che mi preoccupa di più è come fare coesistere museo e cantiere. Gli Uffizi non possono chiudere, non dico per un giorno, ma nemmeno per un'ora. Dovremo vedere come far andare d'accordo il normale flusso dei turisti con il buon funzionamento dei cantieri. Anche perché una cosa è fare i programmi sulla carta e una cosa è attuarli... Quest'anno è stato straordinario dal punto di vista dei successi della Soprintendenza per il polo museale fiorentino per le mostre che abbiamo fatto i dati di maggio parlano di un aumento veramente cospicuo di incassi, questo è dovuto anche alle mostre. La seconda cosa che mi sta veramente a cuore è la visita di Rutelli. L'ho convinto a fare la sua prima uscita pubblica qui a Firenze e ho invitato tutti i colleghi nella Biblioteca Magliabechiana, luogo simbolico, e bisognerà con il tempo capire cosa vuol fare il ministro del polo museale. Cioè se vuole, come mi auguro, consolidare e soprattutto snellire, perché è vero che abbiamo l'autonomia gestionale, ma è anche vero che questa autonomia ha così tanti lacci e laccioli che soffriamo di poca fluidità della stessa, ma questi sono problemi tecnici ed è chiaro che li risolveremo a suo tempo. Rutelli ha di fronte il quadro nazionale e generale che conosce benissimo. E se non lo sa glielo spiegheremo, lo capirà se non lo ha già capito, che un conto è il polo museale fiorentino, che ha risorse e comunque funziona, e altra situazione è quella degli altri poli, Roma, Napoli, Venezia etc... Rapporti con Rutelli? Ottimi. Siamo della stessa parte politica, l'unica cosa è che lui è anche vice presidente e non so quanto tempo vorrà e potrà dedicare ai beni culturali. La prima mossa che ha fatto, quella cioè di appoggiarsi a Salvatore Settis (Direttore della Scuola Normale di Pisa, ndr)come Presidente del Consiglio Nazionale dei Beni Culturali e come suo consigliere più vicino e più privilegiato, mi sembra un'ottima scelta. Io sono pressoché totalmente d'accordo con Settis Settis comunque è un conservatore... Come lo sono anch'io per buona parte. Settis non ha l'esperienza della macchina che ho io, ma le idee sono quelle. Dal momento che i miei rapporti personali con Settis sono molto buoni, se ci parleremo e ci scambieremo delle idee sarà nell'interesse di tutti, di Rutelli per primo. Il 2006 si sta rivelando un anno straordinario per i musei fiorentini e anche il 2 giugno c'erano delle lunghe file per entrare nei luoghi d'arte. Scelta vincente il "pacchetto" di mostre da proporre tutte insieme? Sono mostre belle. In questi giorni si sta svolgendo un convegno internazionale su Lorenzo Monaco e Gentile da Fabbiano, su Firenze e Fabriano. Queste due città, tenute unite da questa mostre sorelle che parlano delle origini del Rinascimento e quindi i primi vent'anni del Quattrocento, ma c'è anche una vivacità culturale, scientifica, di ricerca non è solo turistificio quello che... Prossimi impegni? Le faccio tre nomi: Alluvione, Pinocchio e Elettrice Palatina... Parto da quella più facile, l'Elettrice Palatina, che è già finanziata, i soldi ci sono il curatore della mostra, Stefano Casciu, sta lavorando benissimo. Sarà una mostra di grande importanza anche simbolica, patriottica, parleremo di una donna che ha fatto più lei per questa città di tutti i sindaci, i podestà, i senatori, gli onorevoli i presidenti della Repubblica messi insieme, nel periodo che va dal 1737, anno della donazione alla città dei beni della corona, fino ad oggi. Questo sarà detto in tutti i modi e la mostra lo dimostrerà, questo è importante per la città perché questa è una città che ha bisogno di dosi forti di orgoglio e in questo senso c'è un'alleanza molto forte tra i musei di Firenze e la Fondazione Ente Cassa di Risparmio di Firenze. L'iniziativa è gratificante per tutti e due. Quindi Pinocchio: ci sarà a novembre. Sarebbe stato bello fare questa mostra con il "Genio Fiorentino" perché nessuno rappresenta meglio di Pinocchio il genio, il carattere non solo dei fiorentini, ma degli italiani in genere. Infine l'alluvione che è...ancora in alto mare. Abbiamo scelto il luogo per le celebrazioni del 40 anniversario, che sarà Santa Croce. Qui saranno dislocate le varie sezioni del patrimonio fiorentino danneggiato dall'alluvione: l'Opificio farà il suo, l'Archivio di Stato, le biblioteche, Bruno Santi per i danni che hanno avuto i beni artistici distribuiti nella città, le chiese e quant'altro. Però su questo non c'è neanche un soldo. É una mostra che costerà almeno 500mila euro: il Sindaco ed io abbiamo stabilito come deadline il 30 giugno. Entro questa data dovremmo sapere quanti soldi servono, quanti ce ne sono e come trovare quelli che mancano. Sarebbe una cosa imperdonabile lasciar passare il quarantennale dell'alluvione senza far qualcosa. Questo lo scenario a breve. Stiamo già lavorando a come sarà lo scenario nel 2007 ma ancora non so nulla, a parte la mostra su Desiderio da Settignano, in gennaio al Bargello. Negli ultimi mesi ha mosso i primi passi la Fondazione della Cultura dala quale la Soprintendenza si è tenuta alla larga. Sta cambiando qualcosa? In una città come Firenze è decisivo è il ruolo della Soprintendenza ai musei, che io oggi rappresento. Noi siamo qui, abbiamo un ruolo di servizio e vorremmo collaborare al meglio con chiunque. L'ho fatto con Palazzo Strozzi, e non a caso la mostra di Botticelli l'ho fatta io, e continueremo a farlo con loro. Vedremo. "Last but not least" Firenze. Lei ha sempre avuto un rapporto strettissimo con questa città, ma fuori dai musei non è così bella da vedere. Come si risolve il problema? Esiste sempre questa dicotomia, tra il bello dentro e il disordine, il caos e l'ingovernabilità fuori, come se l'identità storica di Firenze il suo mito si fosse ritirato in qualche modo dentro il confine dei musei, mentre la Firenze consegnata alla letteratura e quindi al mito era la città dello stupore armonioso, la città dell'equilibrio e della chiarezza, dell'ordine che stava dentro i musei e fuori dai musei, con il luogo d'arte che è dentro e fuori. Ci sono pagine bellissime di Hermann Hesse che dice proprio questo: se io esco dagli Uffizi trovo gli Uffizi fuori. Oggi questo non si potrebbe più dire e il problema politico è se e come è possibile ricomporre questa deriva, i musei vanno da una parte, mantengono in qualche modo la memoria dell'ordine della bellezza e dell'armonia antica di quello che sta succedendo fuori. Tuttavia io non sono un sindaco, dico quello che ho sempre scritto, anche sul vostro giornale, e cioè che la città governata dalla legge e dall'ordine non è né di destra né di sinistra, è semplicemente la città civile. Questa è una precondizione, dopo verranno le opzioni di destra e di sinistra, ma prima ci deve essere la città governata dall'ordine, dalla legge e dal decoro. Si tratta di un concetto politico che è difficile da far passare evidentemente.