Non c'è pace per i ministeri. Appena ieri sono terminate le grandi riorganizzazioni dell'era Bassanini e già si provvede a riformare le riforme. Se Tremonti sta studiando una nuova struttura per l'Economia, in altri dicasteri la revisione è in fase più avanzata. Ieri il Consiglio dei ministri ha approvato definitivamente il regolamento per la rioganizzazione dell'Ambiente e della Salute. E per le Attività culturali c'è una bozza di regolamento che dovrebbe essere esaminata dal governo entro un paio di settimane. Soprattutto per il ministero di Urbani il riassetto sarà un terremoto che investirà i vertici dirigenziali e tutti gli uffici alle loro dipendenze. Beni e attività culturali. La figura del segretario generale viene abolita, al suo posto ci saranno quattro capi di dipartimento. In questo modo l'organigramma verrà assimilato a quello della grande maggioranza dei ministeri (soltanto gli Esteri e Palazzo Chigi sono organizzati con un segretariato generale). Sarà detronizzato Carmelo Rocca, l'attuale segretario generale, da sempre in ottimi rapporti con Gianni Letta e grande eminenza grigia del dipartimento Spettacoli al tempo di Andreotti. Le indiscrezioni del ministero riferiscono di un Urbani insoddisfatto dalle prestazioni di Rocca in questi due anni (gli verrebbe rimproverato, fra l'altro, di occuparsi troppo di spettacoli e poco di tutto il resto). Sta di fatto che nella nuova struttura per Rocca potrà esserci al massimo un posto da capo del dipartimento Spettacoli. Gli altri tre dipartimenti saranno: innovazione e organizzazione; archivi e biblioteche; antichità e belle arti. Quest'ultimo sarà di gran lunga il dipartimento più importante, se non altro per numero di dipendenti: circa 10 mila, cioè la metà di tutto il personale del ministero. Le direzioni regionali. Un altro punto centrale della riforma è la nascita delle direzioni generali regionali, che avranno più poteri degli attuali soprintendenti regionali. Un cambiamento che di fatto cancella una serie di istituzioni locali di grande rilievo: che fine fanno le "soprintendenze miste" come quelle di Napoli o di Roma? E i Poli museali di Roma, Napoli, Venezia e Firenze? E, sempre nella capitale, la soprintendenza autonoma all'Archeologia? Queste amministrazioni oggi godono di una forte autonomia e sono rette da dirigenti generali: con la riforma il direttore generale che conta diventa quello regionale. Di conseguenza, a meno che Urbani alla fine non decida diveramente, si troverebbero di colpo senza collocazione figure di primissimo piano come Adriano La Regina (che peraltro è vicino alla pensione) e Claudio Strinati a Roma, Antonio Paolucci a Firenze, Spinosa a Napoli. Sport e spettacoli. Novità all'interno del dipartimento Spettacoli. Contrariamente alle attese, teatro, musica e danza saranno uniti in un'unica dirczione generale. Mentre, a sorpresa, nasce l'inedita direzione generale Sport: fino a oggi il ministero aveva solo il compito di vigilare sul Coni, quale funzione avrà questa apposita direzione? Le poltrone si moltiplicano. Con l'applicazione della riforma si avranno: 13 dirigenti generali centrali, 17 dirigenti regionali, 2 dirigenti generali addetti al controllo interno, 2 nel gabinetto del ministro, 4 capi dipartimento. In totale sono 38 supercapi. Paradossale la situazione al dipartimento Spettacoli, dove 163 dipendenti saranno guidati da tre dirigenti generali. E' questo uno dei punti più contestati dai sindacati: «38 sono troppi - dice Gianfranco Cerasoli della Uil anche perché la legge prevede che la riforma sia fatta a costo zero». Cerasoli prevede conflitti di competenza tra le varie direzioni generali centrali, nonché tra le direzioni centrali e quelle regionali. «Quanto allo Sport, con la nascita di una direzione si va a incidere pesantemente sulla sua autonomia ed è singolare che questo avvenga con un sottosegretario come Pescante, che dell'autonomia dello Sport ha sempre fatto una bandiera». Ambiente. Se Urbani ha ripristinato i dipartimenti, curiosamente la riorganizzazione di Altero Matteoli va nel senso opposto: aboliti i dipartimenti, ci saranno solo le direzioni generali, ma senza un segretario generale a coordinarle. Le direzioni saranno poche, soltanto sei: protezione della natura, qualità della vita, ricerca ambientale, salvaguardia ambientale, difesa del suolo, servizi interni. L'ambientalista della Margherita Ermete Realacci non condanna lo snellimento delle dirczioni (anche se così «il ministero sembra destrutturato») ma critica l'istituzione di un fantomatico istituto per gli Alti studi ambientali previsto da una legge delega recentemente approvata dal Senato: «Non si capisce cosa sia e a cosa serva». Salute. Anche Sirchia ha voluto la sua riorganizzazione. Che però non riguarda il ministero vero e proprio, limitandosi agli uffici di diretta collaborazione.