ROMA Lo slogan elettorale ha fatto perno sulla stessa parola, "unire". Uniti per Roma, uniti per Torino. Un ponte ideale che ha permesso ai due candidati sindaco, Walter Veltroni e Sergio Chiamparino, di superare gli steccati ideologici e di raccogliere voti anche nello schieramento opposto. Ma ci sono altri comuni denominatori nella strategia vincente dei due primi cittadini: grandi eventi, concerti e mostre per Roma, proprio ieri invasa da 350mila pellegrini affluiti per il raduno di movimenti ecclesiali (si veda articolo a pagina 4); le Olimpiadi invernali per Torino, per citare alcuni simboli. Le due città sono riuscite a cambiare pelle e oggi, superate le crisi del passato, vantano un andamento positivo dell'economia. Negli anni '80 Torino era solo auto. Oggi gli occupati nel manifatturiero arrivano a fatica al 10 per cento. Meno industria e più terziario, con punte di eccellenza nei nuovi settori delle tecnologie wireless e dell'aerospazio. Chi ha fatto i conti, ha calcolato che l'impatto delle Olimpiadi sul Pii regionale si aggira attorno al 3, con un effetto di trascinamento che si sentirà anche nei prossimi mesi, mentre per tutto il Paese la media annua di aumento dal 2005 al 2009 è calcolata dello 0,2 per cento. Con altri ingredienti, la ricetta romana è simile: da città della burocrazia e dei palazzinari a capitale in grado di creare un mix tra cultura, turismo e innovazione tecnologica, avvicinando le periferie al centro storico. Grazie al dialogo costante con gli altri protagonisti della vita cittadina, dalla Camera di commercio agli albergatori, agli imprenditori. «Includere», e non dividere, è lo slogan dichiarato di Veltroni. Che poco prima del voto ha coinvolto nel rilancio di Roma l'Alitalia, con un'intesa che aumenterà le rotte da Fiumicino. Un protagonista in più, finora punto dolente della città e non solo, "incluso" nella sfida di avere una capitale sempre più attrattiva per il turismo e più funzionale per il business. Non a caso, la Nuova Fiera di Roma è nata proprio a pochissima distanza dall'aeroporto. E un aumento delle rotte avrà certamente l'effetto di far crescere quelle percentuali già positive, e migliori del resto d'Italia, del turismo. Secondo i dati del Censis, dal 2001 al 2005 il Pii romano è cresciuto in termini reali del 6,7 rispetto all'1,4 di tutto il Paese. L'occupazione è salita del 13,7 contro il 4,6 dell'Italia. L'idea di fondo è quella che si può leggere nel programma dell'Unione, dove si parla di «nuova economia» e si spiega che la concorrenza non può essere vinta sfruttando la riduzione dei costi, ma imboccando una via che faccia perno sulla ricerca, sull'innovazione, sulla diffusione della conoscenza, sulle risorse dei nuovi tenitori e sulla coesione sociale. Il modello Roma, insomma. E il modello Chiamparino. Argomenti su cui il vice presidente del Consiglio, Francesco Rutelli responsabile del turismo e dei Beni culturali, dovrà cimentarsi. All'assemblea degli industriali, giovedì 25 maggio, Romano Prodi ha tracciato i confini di questa Italia del futuro: «L'idea di un'economia post industriale è senza alcun fondamento economico. Il nostro terziario è figlio della nostra industria, se muore l'industria, muore il terziario». Ma sul tavolo non ci sono visioni contrapposte, anzi. Lo sviluppo del turismo romano, come sottolinea Andrea Mondello, presidente della Camera di Commercio, ha alle spalle le innovazioni del settore hi-tech della Tiburtina Valley. Gianfranco Imperatori, banchiere e segretario di Civita, associazione che gestisce servizi aggiuntivi in 50 musei, ha in mente di introdurre nei luoghi espositivi le nuove tecnologie, trasformando questi spazi «da museo-tempio a museo officina». E Imperatori cita i dati della Price Waterhouse: se i musei si dotassero delle tecnologie adeguate per consentire fruizioni diverse delle opere d'arte, in dieci anni si avrebbero 2mi-lioni di nuovi occupati e 400 nuove imprese. Concetti che ha chiari in mente anche Chiamparino, che certamente ha puntato sul rilancio della Fiat e oggi ottiene i benefici della ripresa dell'auto, ma è pronto a lanciare la "sfida Barcellona" con i grandi eventi, dall'anno del design nel 2007 ai 150 anni dell'unità d'Italia nel 2011. L'Unione Industriali plaude: bisogna andare «Oltre Torino», come afferma un libro che contiene venti storie di imprese innovative. «Oltre gli stereotipi della città, con compiti assegnati sulla base di competenze e non di appartenenze politiche», si raccomanda Alberto Tazzetti, presidente degli imprenditori torinesi. L'ultima indagine congiunturale regionale di Unioncamere conferma che va bene così: nell'ultimo trimestre la provincia di Torino ha avuto una crescita del Pii del 4,9, maggiore rispetto al 4,2 della media regionale. E le previsioni per il semestre aprile-settembre sono tutte orientate all'ottimismo. La sfida, ora, è che sull'onda di Roma e Torino si muova tutto il Paese. NICOLETTA PICCHIO