I soldi promessi dal governo non bastano: per salvare i tesori artistici e architettonici della Basilica del Santo serve il coinvolgimento di «sponsor» della città, ma anche nazionali e internazionali. «Ho avuto conferma dall'onorevole Andrea Colasio dell'arrivo di 700 mila euro provenienti dai proventi del gioco del Lotto», spiega Gianni Berno, presidente della Veneranda Arca, l'ente che si occupa della manutenzione della Basilica. «E' chiaro che possono essere un volano per attrarre altre entrate da destinare ai restuari: in fin dei conti si tratta di salvare il complesso artistico più importante di Padova». Gli esponenti istituzionali intanto si cominciano a muovere: entro una decina di giorni dovrebbe tenersi una riunione tra i rappresentanti della Veneranda Arca e i parlamentari padovani dei diversi schieramenti politici, in preparazione anche di un prossimo incontro con il vicepremier e ministro per i Beni culturali Francesco Rutelli Lo slogan della nuova presidenza dell'Arca, insediatosi nello scorso aprile, è «La basilica aperta alla città», ed è per questo che, nella ricerca di finanziamenti per ridare splendore ad un patrimonio artistico di valore inestimabile racchiuso nel complesso della basilica, scriverà una lettera aperta alla città, in occasione della celebrazione della festa di S. Antonio il prossimo 13 giugno. E un'analoga missiva sarà inviata alle grandi imprese della zona, alle fondazioni e alle associazioni di categoria: «Siamo convinti che su progetti specifici riusciremo a trovare orecchie attente alle nostre richieste», sostiene Berno. «Ma non sarà solo una ricerca di soldi, vogliamo che ci sia anche una visibilità sui contenuti del Santo, anche di tipo culturale». Le priorità d'intervento sono già stabilite: prima di tutto il tetto dell'abside dell'altare maggiore che soffre delle infiltrazioni e il refettorio dei frati che ha già sofferto di un crollo. E poi progetti specifici saranno avviati anche sul monitoraggio diagnostico sugli affreschi della cappella Belludi di Giusto de Menabuoi. E un intervento è previsto anche all'interno della cappella dell'Arca. La basilica inoltre soffre anche di uno «stress da affollamento», dovuto ai milioni di pellegrini che ogni anno ne affollano gli spazi: l'usura che provoca la folla sulle strutture è tale da richiedere una continua manutenzione. Insomma, si tratta di «curare» il Santo con le stesse tecniche adottate dall'istituto centrale del restauro di Giuseppe Basile per salvare Giotto agli Scrovegni: dal controllo del microclima al restauro degli affreschi. Nel futuro non è escluso il ricorso ad aspiratori per l'umidità e a percorsi guidati per i turisti. Dalla Veneranda Arca si cerca di smorzare anche le polemiche per il mancato finanziamento di un milione di euro che era stato promesso dall'ex ministro Buttiglione: «Per adesso ci sono stati assicurati i 700 mila euro del Lotto. Poi se sarà verificata anche l'esistenza del milione sarà una sorpresa positiva», spiega Berno. «Ma non abbiamo ancora nessuna conferma su questo importante finanziamento». Infine, il prossimo 13 giugno alcune indiscrezioni accreditano la visita regale in basilica del giovane Emanuele Filiberto di Savoia: da Roma, il delegato pontificio monsignor Francesco Gioia, avrebbe chiesto di predisporre un banco regale. E gli altri fedeli?