LA TRADIZIONALE grande mostra estiva della National Gallery di Washington (18 giugno - 17 settembre) e quella d'autunno e Natale al Kunsthistorisches Museum di Vienna (7 ottobre - 7 gennaio) sono dedicate ai primi formidabili 30 anni del Cinquecento a Venezia: quando vi lavorano Giovanni Bellini, Carpaccio, Tiziano, Giorgione, Palma il Vecchio, Sebastiano del Piombo, Lorenzo Lotto; v'abita Leonardo; passa Albrecht Dürer; Jacopo de' Barbari realizza la sua celebre Veduta a volo d'uccello; sono pubblicati il De divina proportione di Luca Pacioli, e la Hypnerotomachia Poliphili del domenicano Francesco Colonna, il più raro e prezioso libro di tutto il Rinascimento; si innalza Ca' Vendramin Calergi, che oggi è il Casinò, primo palazzo rinascimentale privato sul Canal Grande. David Alan Brown, che, con Sylvia Ferino-Pagden, ha ideato la rassegna, resa possibile dalla sponsorizzazione dell'italiana Bracco, è riuscito ad allineare 57 dipinti, tra cui quattro Bellini, nove Tiziano (per la prima volta, il Louvre fa volare negli Usa anche il Concerto campestre ), cinque Giorgione, altrettanti Lotto, e via elencando. Ma la singolarità è che, tra tutte queste opere, soltanto una ( La Vecchia di Giorgione: «Avrei tanto voluto pure La Tempesta , ma non ho avuto nemmeno il coraggio di domandarla», spiega Brown, il cui studio più recente è dedicato al Ritratto di Bindo Altoviti di Raffaello) proviene dall'ex Serenissima . Le altre, dai maggiori musei del mondo. Così s'evidenzia, ictu oculi , quant'immensa è stata, durante tanti secoli, la "diaspora" dell'arte veneziana. Un gran bel tema. In Italia, si parla sempre di quanto la Penisola possiede; ed assai raramente, invece, di quanto è fuggito via. Giusto per rimanere a Venezia, il pro-rettore dell'Università di Padova Irene Favaretto, calcola i nove decimi degli oggetti d'archeologia accumulati, appunto, fino a cinque secoli fa; mentre Rosella Lauber ha scoperto che dei 260 dipinti visti e descritti da Marcantonio Michiel a Venezia tra il 1521 e il 1543, appena 22 restano oggi in laguna, e solo altri 12 in Italia , e 18 di 20 quadri che Antonello da Messina vi esegue dal 1475 al 1476, in un anno di soggiorno. La prima asta di quadri nell'ex Dominante (forse la prima al mondo), risale al 1506: quando viene "battuta" la collezione di Michele Vianello; e Alvise Zorzi spiega che, dopo l'arrivo dei francesi nel 1797, partono ben 25 mila dipinti. Intere collezioni hanno arricchito quelle di Re ed Imperatori, ed oggi dei maggiori musei al mondo. Nel 1568, nella raccolta di Andrea Loredan c'erano 91 busti, 43 statue, 33 rilievi, 44 frammenti, 120 bronzetti, 2.480 medaglie: è esattamente quanto, mediatore Jacopo Strada, compra il Duca di Baviera. Finisce a Carlo I d'Inghilterra parte della collezione (244 opere, di cui 20 Tiziano) del bergamasco Bartolomeo Ceroni, detto "della Nave" dall'insegna del suo negozio di Venezia; muore nel 1637: due anni dopo, già tutto venduto. Fino ai Barbarigo, di cui un erudito veneziano, Emanuele Antonio Cicogna vede, tra le lacrime, finire la pinacoteca nelle casse nel 1842: anche 13 Giorgione e 17 Tiziano, tra cui gli otto rimasti nell' atelier alla sua morte; 102 dipinti li compera lo Zar, con 562 mila lire austriache. Per non dire poi, degli archivi, biblioteche, codici miniati. Della collezione Algarotti «non resta che il catalogo a stampa». Se ne va gran parte di Casa Farsetti: anche un Ritratto di Rembrandt e l' Erodiade di Tiziano. Il soffitto di Ca' Barbaro, di Giambattista Tiepolo, è al Metropolitan di New York, come il Ritratto del Doge Andrea Gritti (di Tiziano); per quello d'un altro Doge, Leonardo Loredan (di Giovanni Bellini), occorre invece rivolgersi a Londra. Si vendeva sempre, e per mille ragioni: perfino le più futili. Vettor Zusto conte di Bagnolo, l'ultimo dei Pisani "della Moretta", nel 1857 cede per 13.650 "sovrane" alla National Gallery di Londra un immenso Veronese, la Famiglia di Dario ai piedi di Alessandro , senza neppur aver bisogno di soldi: non aveva «eredi maschi, bensì tre femmine maritate», e voleva evitare che alla sua morte avessero «a quistionare sulla proprietà di questo quadro indivisibile». Così, ora, andremo negli Usa, o in Austria, per ammirare tante Madonne di Bellini (da Birmingham, da Brera, da Vienna, accanto al San Gerolamo di Washington); l' Adorazione dei pastori , il Tramonto e i Tre filosofi di Giorgione (ormai sparsi tra la capitale americana, Londra e Vienna); Il baccanale di Tiziano (da Madrid), accanto al Concerto campestre (Parigi) e al Festino degli Dei (ora a Washington), commissionato a Giovanni Bellini da Alfonso d'Este per il suo "camerino" di Ferrara e completato dal maestro di Pieve di Cadore. Negli Usa o in Austria, per capire com'era Venezia, in quei suoi 30 formidabili anni del Cinquecento: un po' strano, vero?
Città "spogliate"
La National Gallery di Washington e il Kunsthistorisches Museum di Vienna ospiteranno due grandi mostre estive dedicate ai primi 30 anni del Cinquecento a Venezia. La mostra, ideata da David Alan Brown, raccoglierà 57 dipinti provenienti da musei di tutto il mondo, tra cui quattro opere di Giovanni Bellini, nove di Tiziano, cinque di Giorgione e altrettante di Lorenzo Lotto. La mostra metterà in luce la "diaspora" dell'arte veneziana, che ha spinto molti artisti e opere fuori dalla città. La mostra sarà aperta dal 18 giugno al 17 settembre a Washington e dal 7 ottobre al 7 gennaio a Vienna.
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