Sole 24 Ore 04-GIU-2006 La chiave della sua opera è il rapporto tra storia e natura: un Leitmotiv della tradizione italiana comune anche ad altri progettisti come Terragni, Ponti, Albini e Mollino. Che l'Italia stia diventando un Paese di architetti, oltre che di eroi, di santi e di navigatori? Se la settimana scorsa si è chiusa all'insegna della Medaglia d'oro dell'architettura italiana a Renzo Piano, questo festoso weekend di primavera celebra la canonizzazione di Carlo Scarpa (Venezia 1906-Sendai, Giappone, 1978) di cui ricorre, proprio in questi giorni, il centenario della nascita. Come in un processo di beatificazione a furor di popolo, si chiude oggi la lunga serie di manifestazioni che ha consacrato il Veneto come patria di Palladio e di Carlo Scarpa: l'esplosione di mostre e di iniziative all'insegna dei luoghi segnati dal tocco della sua solitaria poesia non ha infatti precedenti nel nostro Paese almeno per quanto riguarda l'architettura contemporanea e fa venire in mente le «cronache immaginarie» descritte da Gio Ponti: «un politico ama l'architettura, (più immaginario) anche la più moderna (più immaginario ancora) la capisce». . Con l'apertura del Centro Carlo Scarpa nel convento di Santa Margherita a Treviso in favore dell'architettura si è mossa la politica delle istituzioni la Dare di Roma e la regione Veneto sancendo finalmente la dimostrazione di quel teorema del circolo virtuoso sinora evocato solo nelle esoteriche e rituali esternazioni degli scribi del Palazzo. Da ora, negli spazi dell'Archivio di Stato sistemati per l'occasione da Umberto Riva, saranno consultagli i 30mila disegni scarpiani acquisiti dal figlio Tobia nel 2001 come patrimonio iniziale del nascente Museo nazionale di architettura di Roma: accanto alle sale di studio, una galleria espositiva permanente presenterà al pubblico, a rotazione, serie tematiche di disegni selezionati fra i più significativi progetti del maestro veneziano. Pensato come hub di una rete di archivi collegati on-line, il Centro Scarpa non è la sola novità di questo centenario: a esso infatti bisogna aggiungere l'imponente lavoro di inventariazione e digitalizzazione presentato a Verona dal museo di Castelvecchio uno dei luoghi di culto della religione scarpiana dove, accanto ai più di 800 fogli collegati al celebre riallestimento del museo scaligero commissionato da Licisco Magagnato a partire dal 1957, la Regione Veneto ha depositato gli oltre mille disegni di Carlo Scarpa acquistati dal 2002 dai suoi artigiani, amici e allievi. Un'enorme banca dati, insomma, analizzati e catalogati con inusuale finezza da Alba Di Lieto conservatore dell'archivio Scarpa presso la Direzione civici musei d'arte di Verona in uno splendido volume che consente di entrare quasi in diretta nel labirintico approccio progettuale dell'architetto così strettamente congeniale alla «perenne insoddisfazione intellettuale» che lo spingeva a una continua verifica dei "pensieri" e delle ipotesi avanzate. Se la «tre giorni» di «luoghi aperti» ha consentito al pubblico di entrare in contatto con le principali architetture, pubbliche e private, realizzate da Scarpa a Trieste come a Palermo, a Treviso, a Parma, a Udine, a Venezia, a Verona, a Bologna e a Belluno, lo sforzo più duraturo dell'intero programma di celebrazioni rimane indubbiamente legato al "restauro" archivistico dell'imponente massa di disegni prodotti dal maestro nella sua operosissima stagione progettuale. Mai come nel caso di Scarpa, infatti, il disegno può definirsi come chiave d'accesso al mondo di pietre e di stucchi descritto dai suoi numerosi capolavori realizzati: una chiave, tuttavia, non solo di "servizio", ma anzi di insostituibile importanza per comprendere le ragioni di una "diversità" che, in fondo, costituisce la vera carta vincente dell'architettura italiana del Novecento nel contesto europeo del secolo. Per molti (troppi) decenni, la nostra architettura è stata presentata come un paragrafo locale del grande capitolo dei "modernismi": una prova, tuttalpiù, della loro pervicace diffusione nelle rete dei centri minori europei, a partire dalle capitali delle avanguardie, tra Francia e Germania. Frammenti deviazionisti rispetto ai mainstreams dei grandi movimenti, gli architetti italiani del secolo passato hanno dovuto attendere un paziente e appassionato lavoro di analisi e di valorizzazione, prima che se ne osasse mettere in discussione la "laterali-tà" rispetto ai master builders internazionali e rivendicarne .un'orgogliosa "alterità", motivo non secondario dell'attuale interesse che li sta ricollocando in una centralità addirittura, per molti aspetti, precorritrice. Terragni, Ponti, Albini, Mollino e ora Carlo Scarpa non sono gli epigoni di mitici movimenti ormai messi in di: scussione, né eccentriche comete in rotta di evasione rispetto alle linee maestre di una scontata ortodossia. Sono piuttosto la prova di un'Italia fatta di «ingegni diversi», capace tuttavia di riscattare questa "diversità" dall'accusa di provincialismo per trasformarla invece in superba testimonianza di un progetto vivente a contatto con gli umori dei luoghi. Il fluire ininterrotto dei disegni di Scarpa somiglia ai celebri monologhi interiori con cui Joyce scardinava la struttura tradizionale del romanzo; simulano la stratificazione dei pensieri che si accavallano e cozzano per venire alla luce: vitalissimi spermatozoi alla ostinata ricerca della vita. Entrare nel loro meccanismo significa immergersi in un mare ribollente, esplorare, come il rabdomante, un impervio terreno fiutando sotterranee correnti d'acqua per costringerle a zampillare con il loro carico prezioso. Frutti irripetibili, quindi, di un colloquio con la storia e la natura, che costituisce la vera ricchezza della tradizione italiana.
Una Scarpata d'orgoglio.
Il testo celebra il centenario della nascita di Carlo Scarpa, architetto veneziano. La sua opera è caratterizzata dal rapporto tra storia e natura. Per commemorare il centenario, il Centro Carlo Scarpa è stato aperto a Treviso, dove sono stati esposti i 30.000 disegni scarpiani. Il centro è anche stato utilizzato per la digitalizzazione e l'inventariazione di altri disegni scarpiani. Il testo sottolinea l'importanza del disegno di Scarpa per comprendere le sue opere architettoniche. Scarpa è stato definito come un architetto italiano che ha contribuito a creare un'identità unica per l'Italia, diversa dalle altre nazioni europee.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo