E a Roma? La "diaspora dell'arte" ha duramente colpito pure la Capitale. Sparita la pinacoteca Giustiniani: 638 quadri, tra cui 15 Caravaggio; ancora nel 1633, l'inventario della Ludovisi elenca 14 Tiziano, 4 Giorgione, 10 Bellini, oltre ai Tintoretto, Veronese, ecc.: dispersa pure lei; la parte migliore dei 2.367 dipinti posseduti dai Colonna, 320 tra cui Venere e Adone di Tiziano, l' Ecce Homo e la Leda di Correggio, una Madonna e la Pala Colonna di Raffaello, l' Erodiade di Guido Reni, la Pietà di Guercino, sparsa ormai nei musei stranieri: per la cessione del 1798, onde aiutare lo Stato Pontificio ed onorare il Trattato di Tolentino. «A fine '700, è scritto che, a Roma, Winckelmann "si trastullava" tra 75 mila tra statue e busti: ora, sulle due sponde del Tevere, ne restano circa un decimo», spiega Antonio Giuliano, già docente d'archeologia a Tor Vergata. Elenca quadrerie, in tutto o in parte, scomparse: «Sciarra, Aldobrandini, Verospi; per lo sciagurato scioglimento del fidecommisso voluto da Mussolini negli Anni 30, in parte la prestigiosa Barberini; e, tra le sculture, ad esempio, 500 delle 600 dei Ludovisi». Così, per fermarci ai Barberini, sono a Madrid - collezione Thyssen, la Disputa di Cristo nel tempio di Dürer, con un'iscrizione, fondamentale ma forse perduta, che ne certificherebbe la realizzazione a Roma - e la Santa Caterina di Caravaggio; a Minneapolis, la Morte di Germanico di Poussin («di cui poco o nulla resta a Roma»); al Louvre la celebre Orante ; ed il Sarcofago delle Quattro Stagioni , a Dumbarton Oaks. Già nel 1729, Montesquieu invocava una legge per obbligare a cedere le sculture insieme ai palazzi che le contenevano, «spiegando che senza questo, Roma sarà del tutto spogliata», continua Giuliano. «Forse, tutto inizia quando "Re Sole", Luigi XIV, nel 1685, porta a Parigi due statue romane dei Savelli; e i Pontefici, in questo caso Innocenzo XI, ma poi anche Gregorio XVI quando istituisce il suo museo, dettano leggi, o prendono provvedimenti, per frenare queste fughe». La più grande campagna di scavi a Vulci (l'ha raccontata Francesco Buranelli, attuale direttore generale dei Musei Vaticani) è condotta nell'800 dalla famiglia Campanari, a metà con lo Stato Pontificio: «E da essa nascono le sezioni etrusche dei musei di Monaco, Berlino, Londra e Parigi», dice ancora Giuliano. «Dopo le razzie napoleoniche, Canova, in Francia, recupera molto; ma non il medagliere di Pio VI, già disperso; recentemente, Alvar Gonzales Palacios ne ha trovato un reperto, a un'asta a Monaco. La massima perdita, però, è quella della collezione Campana: dopo il suo crack , lui dirigeva il Monte di Pietà, la vendita è stata davvero immensa; un fatto assolutamente delittuoso. E' in corso la mostra di Raffaello alla Galleria Borghese: ma tre delle collezioni di suoi disegni, acquistate nell'Ottocento dal pittore Jean Baptiste Wicar, sono ormai a Oxford, Londra e Lilla, la sua città natale, cui l'ha lasciata in dono». A noi, resta ancora moltissimo; ma anche parecchio di meno. F.I.